<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>I raccomandati &#8211; Pagina 59</title>
	<atom:link href="https://www.pagina59.it/i-raccomandati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pagina59.it</link>
	<description>Libreria in divenire</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Jul 2026 10:17:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>Stefano il testimone, Francesco il professore, Carlo il morto</title>
		<link>https://www.pagina59.it/stefano-il-testimone-francesco-il-professore-carlo-il-morto/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/stefano-il-testimone-francesco-il-professore-carlo-il-morto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:11:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Diaz]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8336</guid>

					<description><![CDATA[La più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal dopoguerra, come la definì Amnesty International, anticipò le derive autoritarie e la violenza a cui assistiamo inebetiti e assuefatti da qualche decennio. Stefano Valenti scrive un romanzo a partire da quel luglio 2001 a Genova quando migliaia di persone alla ricerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La  più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal dopoguerra</em>, come la definì Amnesty International, anticipò le derive autoritarie e la violenza a cui assistiamo inebetiti e assuefatti da qualche decennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stefano Valenti scrive un romanzo a partire da quel luglio 2001 a Genova quando migliaia di persone alla ricerca di un altro mondo possibile, furono picchiati, manganellati. Decine massacrati, torturati e, come Carlo Giuliani, uccisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Furono persone con la divisa rappresentati di un paese democratico, da esso pagati, a farlo. Ragazze e ragazzi ai loro occhi sono diventate cose da insultare, picchiare, disumanizzare, umiliare alla Diaz come a Bolzaneto. Gli agenti sembravano impazziti, adrenalinici, ispirati dalla violenza impunita e impunibile.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Lì in cella, afferrano per le orecchie un ragazzo, lo prendono per i capelli gli danno schiaffi e pugni e lo picchiano in ogni modo. Il ragazzo non reagisce. Gli danno calci nella schiena. Il ragazzo è ferito. Quando appoggia la fronte sanguinante alla parete gli ingiungono di non sporcare.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Leggere questo libro non sarà facile. La scrittura fluisce, lo scrittore non mette mail i panni del voyeur della sofferenza e il racconto è privo di enfasi. I fatti non lo necessitano. Ma il pugno nello stomaco arriva secco e e senza indugi. Attraverso gli occhi, la mente e il corpo di Francesco, del professore, vediamo fluire il veleno di quei giorni: il tormento fisico si fa esistenziale e conduce, 10 anni dopo, al suicidio. Lascerà una lettera alla compagna Claudia e all&#8217;amico il compito di farsi testimone di quei giorni, di raccontare le breve e intensa stagione di un soccombente e di una vittima.                                          </p>



<p class="wp-block-paragraph">I massacri di Genova sono stati la risposta brutale all&#8217;ultimo grande movimento di opposizione al capitale che governa il mondo sempre più spietatamente. All&#8217;orgia di un potere incarnato nei politici del tempo, ora al servizio di 5 tecnocrati che stanno saccheggiando risorse, competenze, diritti in nome di un supposto progresso senza regole che si beffa delle aspirazioni all&#8217;uguaglianza, dell&#8217;anelito alla solidarietà, del bisogno di giustizia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Stefano Valenti, Come farfalla a luglio, Gramma Feltrinelli, 18€</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/stefano-il-testimone-francesco-il-professore-carlo-il-morto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Io Ragip, turco, che amo te Efronya, armena</title>
		<link>https://www.pagina59.it/io-ragip-turco-che-amo-te-efronya-armena/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/io-ragip-turco-che-amo-te-efronya-armena/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<category><![CDATA[Turco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8326</guid>

					<description><![CDATA[Si chiude con questo nuovo libro, il Quartetto ottomano di Ahmed Altan*. Dopo Come la ferita di una spada (2018) e Amore nei giorni della rivolta (2019), Signora Vita (2021), ecco Ti cerco, amata. Un libro coraggioso che affronta, dal punto di vista di uno scrittore turco, il genocidio armeno. Attraverso una storia d&#8217;amore, tanto appassionata quanto anticonformista. Nella Turchia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si chiude con questo nuovo libro, il Quartetto ottomano di Ahmed Altan*. Dopo <em>Come la ferita di una spada</em> (2018) e <em>Amore nei giorni della rivolta</em> (2019), <em>Signora Vita</em> (2021), ecco Ti cerco, amata. Un libro coraggioso che affronta, dal punto di vista di uno scrittore turco, il genocidio armeno. Attraverso una storia d&#8217;amore, tanto appassionata quanto anticonformista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Turchia del 1915, dello sfacelo dell&#8217;Impero Ottomano, qualsiasi sentore di opposizione interna porta a un destino tragico: milioni di armeni vennero arrestati, deportati, uccisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda segue Ragıp Bey, ufficiale turco fedele all&#8217;esercito, che intraprende una ricerca disperata dell&#8217;amata Efronya, infermiera armena scomparsa durante le deportazioni. Altan evita sia il melodramma del romanzo d&#8217;amore sia il romanzo storico didascalico. L&#8217;amore tra i protagonisti non è un semplice espediente narrativo: diventa il punto da cui osservare il collasso di un intero mondo. Ragıp non è un eroe moderno né un dissidente esemplare; è un uomo che scopre gradualmente le contraddizioni del sistema che serve. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">In un luogo in cui gli armeni erano stati espulsi e i turchi inviati al fronte, le case erano state svuotate e i negozi chiusi, l&#8217;abbandono e l&#8217;oscurità creavano un senso di cupa disperazione, mentre la pioggia invernale rendeva la città ancora più solitaria. Vagando per le strade di una Aleppo che sembrava imprigionata in un perenne crepuscolo, Ragip Bey andava nei caffé, nelle taverne, sedeva nella hall dell&#8217;Hotel Baron, cercava indizi. Come chiunque vada alla ricerca di una persona scomparsa, sentiva che anche lui ogni giorno si perdeva, si svuotava un po&#8217; di più.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Respiro epico e intensità psicologica per un intreccio fra la Storia e le vicende individuali in una tensione costante anche quando l&#8217;autore si sofferma sulle riflessioni interiori dei personaggi. E una meditazione profonda su come gli esseri umani reagiscono quando la storia li pone davanti all&#8217;orrore. </p>



<pre class="wp-block-preformatted">*Ahmet Altan era stato incarcerato con l'accusa di aver diffuso “messaggi subliminali” a favore del tentato colpo di stato nel luglio 2016. Nel 2018, alla fine di un processo che ha suscitato in tutto il mondo la preoccupazione e l'indignazione dei sostenitori della libertà di parola e di opinione, era stato condannato all'ergastolo, poi commutato in dieci anni di carcere. Il tribunale d'appello ne aveva disposto la scarcerazione, ma la misura era poi stata ritirata per il ricorso della procura e Altan era tornato in carcere. Il 13 aprile una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani aveva stabilito che la sua detenzione fosse illegittima e costituisse una violazione dei suoi diritti.</pre>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ahmed Altan, Ti amo, amata, edizioni EO, 21€</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/io-ragip-turco-che-amo-te-efronya-armena/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bologna non è più quella di un tempo. Forse.</title>
		<link>https://www.pagina59.it/bologna-non-e-piu-quella-di-un-tempo-forse/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/bologna-non-e-piu-quella-di-un-tempo-forse/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8302</guid>

					<description><![CDATA[Un esordio riuscito, un giallo che scavalca il genere e diventa affresco di un città mitizzata, cambiata. Un po&#8217; come il resto del mondo. Il respiro del faggio è un noir contemporaneo, ambientato tra le atmosfere urbane di Bologna, che inaugura la serie investigativa con protagonisti Vera Rotari e il sovrintendente Antonio Petrella. Il romanzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Un esordio riuscito, un giallo che scavalca il genere e diventa affresco di un città mitizzata, cambiata. Un po&#8217; come il resto del mondo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il respiro del faggio</em> è un noir contemporaneo, ambientato tra le atmosfere urbane di Bologna, che inaugura la serie investigativa con protagonisti <strong>Vera Rotari e il sovrintendente Antonio Petrella</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo si apre con due casi apparentemente scollegati: l’omicidio di un’anziana benestante e la morte sospetta di un giovane di origine straniera. Da qui si sviluppano due linee investigative parallele che, lentamente, convergono in un’unica rete di segreti, potere e marginalità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bologna non è solo uno sfondo del romanzo ma è la protagonista. Una città “accogliente” solo in superficie, sotto la quale si muovono contraddizioni sociali, periferie invisibili e rapporti di potere opachi. E sarà &#8220;sotto&#8221; la chiave di volta delle indagini di Vera e Antonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si perché i casi sono due, apparentemente scollegati: l’omicidio di un’anziana benestante e la morte sospetta di un giovane operaio di origine straniera. Da qui si sviluppano due linee investigative parallele che, lentamente, convergono in un’unica rete di segreti, potere e marginalità sociale ma anche di nuovi cittadini alla ricerca di una nuova identità senza perdere le radici.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Tornò con gli occhi al pennacchio della torre degli Asinelli e alla stortura della Garisenda. Pensò a quanto aveva vissuto in  quella città A quanto anni aveva speso sotto i portici, sui colli. A quanto si era arrabbiata, quanto aveva pianto. Ma anche quanti tramonti bellissimi aveva visto a San Luca, quante albe solitarie in Piazza Maggiore. Le via della Cirenaica in cui era cresciuta. I baristi che la salutavano, gli studenti che sorridevano. Bologna era una città piena di bugie, che non aveva mantenuto le sue promesse. Ma chi l&#8217;aveva fatto? Quale angolo del mondo era diventato qualcosa di meglio negli ultimi vent&#8217;anni? Alla fine quella città dalle mille facce era la sua. Pensò che se fosse anta via, le sarebbe mancata.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il finale del libro ci dice chiaramente che Vera e Antonio dovranno continuare a collaborare. Alla prossima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fabio Rodda, Il respiro del faggio, Salani,</em>18€</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/bologna-non-e-piu-quella-di-un-tempo-forse/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Noi giochiamo a calcio. Dunque esistiamo!</title>
		<link>https://www.pagina59.it/noi-giochiamo-a-calcio-dunque-esistiamo/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/noi-giochiamo-a-calcio-dunque-esistiamo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<category><![CDATA[Betlemme]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8290</guid>

					<description><![CDATA[Il calcio per i Palestinesi è soprattutto questo. &#8220;Se continuiamo a giocare significa che esistiamo, che non saremo cancellati E se il sogno di andare ai Mondiali 2026 non si è realizzato, la squadra senza patria è invece riconosciuta da Cio e Fifa e gioca nelle competizioni internazionali, naturalmente solo in trasferta. La loro casa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il calcio per i Palestinesi è soprattutto questo. &#8220;Se continuiamo a giocare significa che esistiamo, che non saremo cancellati</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se il sogno di andare ai Mondiali 2026 non si è realizzato, la squadra senza patria è invece riconosciuta da Cio e Fifa e gioca nelle competizioni internazionali, naturalmente solo in trasferta. La loro casa, i loro campi sono da anni sotto occupazione israeliana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">l libro prende le mosse proprio dal rigore a tempo scaduto che spegne il sogno della qualificazione ai Mondiali per la nazionale palestinese, squadra riconosciuta ufficialmente dalla FIFA pur in assenza di uno Stato sovrano pienamente definito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Giulia Bassi, giornalista, esplora la condizione peculiare di un gruppo di atleti condannati a un esilio forzato: una selezione che gioca sempre e solo in trasferta, senza mai poter disputare una partita in casa. Attraverso questa vicenda sportiva, il libro si trasforma rapidamente in qualcosa di più ampio e più intimo: una riflessione sul significato di &#8220;patria&#8221;, di appartenenza, di identità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcio, in questo contesto, smette di essere semplice sport e diventa messaggio politico, simbolo di speranza e strumento di resistenza. Intrecciando la propria narrazione personale con le biografie dei calciatori, l&#8217;autrice costruisce un ponte tra memoria storica e prospettive future, mostrando come l&#8217;identità nazionale possa consolidarsi attorno a un pallone.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"> A Betlemme lì dove l&#8217;odore del caffé corre e si insinua tra gli strettissimi vicoli di un campo profughi sovraffollato&#8230;mi piace immaginare ancora la signora Aida, che il caffé lo preparava prima del 1948, quando l&#8217;aroma non doveva mescolarsi all&#8217;odore acre dei lacrimogeni e alla puzza dell&#8217;inchiostro di un&#8217;ordinanza di demolizione di un campetto usato dai bambini per giocare a calcio. E immagino che Aida sorrida&#8230;perché Aida è colei che ritorna. Aida è un grido disperato, come quello della canzone di Rino Gaetano&#8230; una dichiarazione all&#8217;Italia piena di contraddizioni..L&#8217;Aida di Rino Gaetano e l&#8217;Aida tra Betlemme e Bit Jala. L&#8217;Italia e la Palestina.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume è arricchito dalla prefazione di Mauro Berruto, ex ct della nazionale italiana di pallavolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un racconto necessario, capace di far coesistere la passione per il calcio e la lucidità del reportage, in un momento in cui la Palestina è al centro del dibattito mondiale e lotta per non sparire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Giulia Bassi, La Nazionale senza casa, Garrincha, 17€</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/noi-giochiamo-a-calcio-dunque-esistiamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elogio della controgeografia</title>
		<link>https://www.pagina59.it/elogio-della-controgeografia/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/elogio-della-controgeografia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 15:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8076</guid>

					<description><![CDATA[Proprio come la scienza non è prerogativa degli scienziati anche la geografia non è un&#8217;invenzione dei cartografi e dei geografi professionali Matteo Meschiari, scrittore, antropologo e professore universitario, ci propone 111 mappe di Terre che non sono la mia, ovvero il titolo del libro che ci parla di una geografia che oltre a misurare il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Proprio come la scienza non è prerogativa degli scienziati anche la geografia non è un&#8217;invenzione dei cartografi e dei geografi professionali</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Matteo Meschiari, scrittore, antropologo e professore universitario, ci propone 111 mappe di <em>Terre che non sono la mia</em>, ovvero il titolo del libro che ci parla di una geografia che oltre a misurare il visibile ci porta a immaginare l&#8217;invisibile, come un apparecchio di cattura dell&#8217;immaginario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scienza e immaginazione, scienza e arte, umano e non umano insieme descrivono una geografia che, prima di diventare dispotica ed egemonica con le sue linee, i suoi confini e la pretesa di oggettività assoluta, era un patrimonio condiviso e praticato, non sempre consapevolmente, da un&#8217;intera comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Forse la mappa cognitiva che un indigeno può immaginare mettendosi nella prospettiva di un animale o di un paesaggio &#8220;non è vera&#8221;, ma in qualche modo funziona&#8230;Gli antropologi che studiano l&#8217;immaginario di vari popoli aggrediti dal collasso climatico hanno potuto constatare il valore pragmatico dello sguardo indigeno sui ghiacci in rapido scioglimento o sull&#8217;inaridimento dell&#8217;Outback australiano</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro vengono illustrate e descritte 111 mappe, dalla Groenlandia all&#8217;Australia, dalla Cina all&#8217;Amazzonia, dall&#8217;arte paleolitica a quella contemporanea, da Babilonia a un asilo di provincia in Italia, dalla Mapa de la Isla de Buglas, un arazzo filippino del 2017 esempio di resistenza  per contrastare il controllo della memoria e del potere da parte del governo. E&#8217; un esempio recente, tangibile di una storia alternativa dell&#8217;industria delle zucchero &#8211; prima della colonizzazione l&#8217;Isla de Negros era di Buglas &#8211; che genera una controgeografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come le altre 110, fa parte di un piccolo campionario di mondi altrui, un atlante per ripensare il posto dell&#8217;umano nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Matteo Meschiari, Terre che non sono la mia, Bollati Boringhieri, 22€</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/elogio-della-controgeografia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rileggere il Metodo Srebrenica 30 anni dopo</title>
		<link>https://www.pagina59.it/rileggere-il-metodo-srebrenica-30-anni-dopo/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/rileggere-il-metodo-srebrenica-30-anni-dopo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 16:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=8048</guid>

					<description><![CDATA[Non siate tristi. Continuate in ciò che era giusto Così scrisse Alexander Langer, colui che capì fin da subito che durante la guerra nella ex Jugoslavia &#8220;se si tocca la Bosnia&#8221; nulla sarebbe stato più come prima.. Gli era chiaro che la guerra interetnica in Bosnia sarebbe stata più sanguinosa di quelle già combattute. Nessuna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Non siate tristi. Continuate in ciò che era giusto</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Così scrisse Alexander Langer, colui che capì fin da subito che durante la guerra nella ex Jugoslavia &#8220;se si tocca la Bosnia&#8221; nulla sarebbe stato più come prima.. Gli era chiaro che la guerra interetnica in Bosnia sarebbe stata più sanguinosa di quelle già combattute. Nessuna delle 5 repubbliche federate di Jugoslavia aveva una composizione così articolata e disomogenea: secondo il censimento del 1991 vi erano il 43,3% di musulmani (che mai però si erano identificati come comunità autonoma) , il 31,1% di serbi, 17,3% di croati e poi un 5,5% che si dichiarava semplicemente jugoslavo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i serbi bosniaci attaccarono l&#8217;area di Srebrenica, teoricamente un santuario per i musulmani di Bosnia protetto dall&#8217;ONU e dalla Nato, riuscirono a farsi consegnare dai caschi blu olandesi donne, uomini e bambini, fra distribuzione di biscotti e i sorrisi diabolici di Ratko Mladic, plasticamente ripresi dai media occidentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8230;l&#8217;ONU, la  Nato, la civiltà&#8230;(CSI, Linea gotica)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8000 di quegli uomini furono trucidati nell&#8217;area di Srebrenica fra l&#8217;11 e il 17 luglio del 1995. Pochi giorni prima, il 3 luglio, Alex Langer si suicidò.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro di Ivica Dikic, nella nuova edizione appena uscita che espande la narrazione ai mesi successivi al genocidiok alla fine della guerra e al processo al Tribunale dell&#8217;Aja, ci racconta come avvenne quel massacro, quali risorse, quali tempi e procedure vennero impiegate dall&#8217;esecutore e coordinatore della strage: Liubisa Beara, di Sarajevo, ufficiale dalla JNA (Armata popolare jugoslava) che in modo efficiente, ordinato, razionale portò a termine il compito di massacrare 8000 musulmani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;autore segue Beara giorno per giorno, ora per ora, senza inventare quasi nulla, utilizzando i documenti del Tribunale dell&#8217;Aja e alcune testimonianze: quali fucili scegliere, quanti autobus utilizzare per trasportare gli uomini davanti ai plotoni di esecuzione, come reperire gli autisti e coloro che devono premere i grilletti, dove scavare le fosse comuni. La narrazione è a volte gelida, quasi neutra, un elenco di fatti e, per questo, ancora più efficace di qualsiasi finzione letteraria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non fu Beara a ordinare la strage, lui fu il braccio, la mente stava altrove (&#8220;Belgrado non poteva non sapere&#8221;) così come l&#8217;ignavia, la codardia stava comodamente assisa nella la nostra preziosa civiltà occidentale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggere questo libro significa capire perché le guerre dei Balcani ci riguardano ancora, per la loro capacità di anticipare il mondo in fiamme in cui ci troviamo, i deliri nazionalisti che trasformano il tuo vicino in nemico, gli esseri umani che cercano salvezza in colpevoli clandestini. La guerra ucraina generata dall&#8217;invasione russa non è stata la prima in Europa, dopo la II guerra mondiale come molti si ostinano a ripetere, prima ci fu la Jugoslavia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è per questo che la ferita di Srebrenica non può chiudersi. Essa ricomincia a sanguinare quando noi ricchi e armati Stati europei, rimaniamo inermi o addirittura collaboriamo ai genocidi in Congo, in Sudan, a Gaza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ivica Dikic, Metodo Srebrenica, Bottega Errante Edizioni, 20€</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/rileggere-il-metodo-srebrenica-30-anni-dopo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il marketing dell&#8217;ignoranza</title>
		<link>https://www.pagina59.it/il-marketing-dellignoranza/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/il-marketing-dellignoranza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 09:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=7949</guid>

					<description><![CDATA[Paolo Guenzi è professore associato di marketing all&#8217;Università Bocconi e docente della SDA Bocconi. Se è lui ad associare marketing ad ignoranza dobbiamo preoccuparci. E perché tale approccio sembra avere un successo clamoroso proprio nel nostro paese? O è proprio il DNA del marketing puntare sul non sapere, sulla carenza di informazioni reali, sull&#8217;incapacità di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Paolo Guenzi è professore associato di marketing all&#8217;Università Bocconi e docente della SDA Bocconi. Se è lui ad associare marketing ad ignoranza dobbiamo preoccuparci. E perché tale approccio sembra avere un successo clamoroso proprio nel nostro paese?</em> <em>O è proprio il DNA del marketing puntare sul non sapere, sulla carenza di informazioni reali, sull&#8217;incapacità di distinguere il vero dal falso? </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo fonte di imbarazzo, vergogna, senso di inferiorità, l’ignoranza è oggi un prodotto di straordinario successo, spesso sbandierato con orgoglio. E l’Italia è uno dei migliori luoghi al mondo per la sua ideazione, produzione, commercializzazione e consumo. Come si è arrivati a ciò? Anche attraverso il marketing dell’ignoranza, ovvero un sofisticato processo di creazione e diffusione dell’ignoranza quale valore e pratica quotidiana nella vita della società. Con stile ironico e graffiante, a tratti amaro e provocatorio, ma sempre animato da appassionato impegno civile, il libro analizza i principi ispiratori, i meccanismi di funzionamento e le conseguenze del marketing dell’ignoranza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Logiche e strumenti di marketing pensati per migliorare i rapporti fra le imprese e i loro clienti possono diventare nocivi per la comunità se diffusi su larga scala senza responsabilità e senso critico, in modo malevolo, spregiudicato e opportunistico. Si tratta di un meccanismo subdolo e subliminale, un’asticella invisibile che si alza progressivamente, un virus che inesorabile divora la coscienza della collettività contaminando ideali, pensieri, emozioni e comportamenti. Svelando i meccanismi principali del marketing dell’ignoranza, il libro vuole stimolare una riflessione su alcune distorsioni della società in cui viviamo ma anche creare gli opportuni anticorpi per promuovere speranza e fiducia nel futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Paolo Guenzi, Il marketing dell&#8217;ignoranza, Egea, </strong></em><strong><em>€ 18,90</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/il-marketing-dellignoranza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla ex GKN alla fabbrica pensante</title>
		<link>https://www.pagina59.it/dalla-ex-gkn-alla-fabbrica-pensante/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/dalla-ex-gkn-alla-fabbrica-pensante/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 15:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=7783</guid>

					<description><![CDATA[Nonostante gli sforzi immani per addormentarci, la battaglia per la democrazia economica dei lavoratori della ex Gkn dimostra che la forza creativa del basso è viva, potentissima e soprattutto contagiosa (Clara E. Mattei) Con questo libro il collettivo ex GKN entra nella storia. Un libro scandito dalle domande di Gea Scancarello e dalle appassionate risposte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nonostante gli sforzi immani per addormentarci, la battaglia per la democrazia economica dei lavoratori della ex Gkn dimostra che la forza creativa del basso è viva, potentissima e soprattutto contagiosa</em> (Clara E. Mattei)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo libro il collettivo ex GKN entra nella storia. Un libro scandito dalle domande di Gea Scancarello e dalle appassionate risposte di Dario Salvetti del collettivo di fabbrica  e Gea Scancarello ripercorrono la reazione dei lavoratori e delle lavoratrici della ex GKN di Campi Bisenzio (Firenze) per scardinare le logiche del capitalismo dominante. Siamo davanti al racconto della lotta operaia più lunga e più strutturata del XXI secolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 9 luglio 2021, quando i 422 dipendenti ricevono via mail la comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo, inizia la resistenza all&#8217;abuso, alla negazione del lavoro, alla desertificazione industriale, all&#8217;impoverimento del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da Campo Bisenzio (FI)  si sviluppa un&#8217;idea di lotta che lungi dal chiudersi dentro i cancelli della fabbrica si salda con istanze e battaglie che attraversano il Paese. E da questa saldatura nasce un piano industriale per una riconversione ecologica che dalla produzione di semiassi per il settore automobilistico passi a quella delle cargo bike e dei panne. E anche un piano di nuova proprietà che, da pochi avidi azionisti, passi al mutuo soccorso, all&#8217;azionariato popolare e, infine, per sostenere l&#8217;avvio del piano, il consorzio pubblico &#8211; privato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; dello scorso dicembre 2024 l&#8217;approvazione da parte della Regione Toscana di una legge volta a</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;favorire la nascita e lo sviluppo di società cooperative, sostenere lo sviluppo economico, salvaguardare i livelli occupazionali e incentivare la ricollocazione dei lavoratori e delle lavoratrici di aziende in situazioni di crisi&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo dell&#8217;operatore pubblico non è quello di entrare nella gestione d&#8217;impresi bensì creare condizioni favorevoli alla rigenerazione industriale, all&#8217;attrazione d&#8217;impresa o a nuovi insediamenti produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dario Salvetti, ripercorrendo la vicenda GKN apre una riflessione ampia sul confronto contemporaneo fra capitale e lavoro, sul circolo vizioso produzione-consumo, sull&#8217;esigenza di rimettere al centro il pensiero, le competenze, la creatività dei lavoratori, degli operai. Se fossimo su una scacchiera l&#8217;invito sembra essere  fare la mossa del cavallo: salvare i posti di lavoro e la fabbrica superando l&#8217;approccio economicista e di breve periodo per entra in una prospettiva nuova dove la produzione industriale diventa un &#8220;motore&#8221; di cambiamento sociale, dando un nuovo senso e slancio alle parole, democrazia, uguaglianza, lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Dario Salvetti, Questo lavoro non è vita. La lotta di classe nel XXI secolo. Il caso GKN, Fuoriscena, </strong></em><strong><em>€ 17</em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/dalla-ex-gkn-alla-fabbrica-pensante/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il partigiano André</title>
		<link>https://www.pagina59.it/il-partigiano-andre/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/il-partigiano-andre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 15:27:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=7697</guid>

					<description><![CDATA[Faceva parte del terzo battaglione Morvan che si imbatté in una colonna di carri armati tedeschi. Durante lo scontro 7 giovani combattenti persero la vita: fra di essi André Chaix. E&#8217; il 23 agosto 1944 e lui ha 20 anni, 2 mesi e 30 giorni. Siamo in Provenza, nella Drome dove l&#8217;autore di questo libro, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Faceva parte del terzo battaglione Morvan che si imbatté in una colonna di carri armati tedeschi. Durante lo scontro 7 giovani combattenti persero la vita: fra di essi André Chaix. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; il 23 agosto 1944 e lui ha 20 anni, 2 mesi e 30 giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in Provenza, nella Drome dove l&#8217;autore di questo libro, Hervé Le Tellier, cerca una casa, una sua casa. Quando la trova, sotto a una mattonella, scorge un nome: André Chaix. Il 2024 è il centenario della sua nascita, l&#8217;ottantesimo della sua morte. Da quel momento l&#8217;urgenza di scrivere, di ricostruire la vita di questo giovane uomo, è insopprimibile. Il 2024 è il centenario della sua nascita, l&#8217;ottantesimo della sua morte, è necessario dare la parola a lui e agli ideali per i quali è morto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma a guardare il mondo per come va, non ho dubbi che occorra ancora parlare di occupazione, collaborazionismo e fascismo, di razzismo e rifiuto dell&#8217;altro sino alla sua distruzione</em>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">E allora parte un&#8217;indagine sulla famiglia, padre, madre e fratello, sui luoghi dell&#8217;infanzia e della giovinezza sulla fidanzata Simone, probabilmente conosciuta in una delle tante serate nelle <em>bories</em>, cavità diventate luoghi di ballo e divertimento per i giovani dei terribili anni &#8217;40. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Première photo avec toi ma chérie qui seras toujours pour moi la douce et pure Simone..rien ne nous separeras à part la mort&#8230; </em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in guerra, anche sotto occupazione trovare momenti di leggerezza, andare al cinema, correre, scattare una fotografia è possibile oltreché necessario. Quali film vedeva André, cosa mangiava, come si vestiva prima di fare la scelta della vita? Prima di combattere l&#8217;occupante, prima di diventare un clandestino entrando nella Resistenza? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Stava a Dieulefit, era apprendista nelle Cèramiques: siamo nel sud est della Francia, nella zona di Valence, dove cittadine e cittadini salvarono molti ricercati, nascosero fuggiaschi ebrei destinati alla deportazione, a rischio della propria vita e di quella dei loro cari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come è possibile che negli stessi anni potessero convivere le migliori persone possibili e le peggiori persone possibili. Quale processo manipolatorio ha portato tanti tedeschi, uomini e donne, giovani e vecchi a commettere le atrocità peggiori della storia umana? Siamo dei primati conformisti, non dobbiamo sopravvalutarci, ci adeguiamo velocemente e senza sforzo alla legge del più forte, alla massa numerosa. Ribellarsi richiede pensiero, azione, fatica. Chi ce lo fa fare? Se Goebbels dice che siamo superiori, che dobbiamo dominare il mondo chi siamo noi, essere comuni, per non crederci? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse potremmo diventare tutte e  tutti dei &#8220;buoni nazisti&#8221; come esemplificato nell&#8217;agghiacciante esperimento condotto alla High School di Palo Alto in California dal docente Ron Jones. Leggetene la descrizione a pagina 80 del libro, leggete la &#8220;fondazione&#8221; della Terza Onda&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci solleva sapere che ci furono persone altre. Persone come &#8220;Zia Marguerite&#8221; co-fondatrice di una scuola per bambini turbolenti, che li accoglieva e faceva loro respirare l&#8217;aria buona della Drome. Anche Jean Piaget visitò quella sorta di &#8220;repubblica dei bambini&#8221; che ci piace pensare avrebbe entusiasmato anche il &#8220;nostro&#8221; Gianni Rodari. Diventò una scuola di eccellenza dove più di un bambino su due era in realtà un bambino nascosto che rischiava la deportazione. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Zia Marguerite era davvero una zia, suo nipote Francois Subeyran fu sicuramente un amico di André e come lui entrò nella Resistenza. Probabilmente avrebbero seguito insieme la I armata di Lattre fino a Parigi se, in quel maledetto 23 agosto del 1944, il camion che trasportava André e i suo 12 compagni non fosse stato falcidiato dai tedeschi. Quel camion sulla cui fiancata spiccava la parola &#8220;Speranza&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un libro che racconta una storia illuminata dal coraggio di coloro che diedero un senso alla loro vita e, come ci dice Le Tellier, anche alla nostra. Un libro che intreccia le storie e la Storia, la vita quotidiana e quella dei famosi di Francia, degli scrittori, degli artisti e degli attori. Quella di De Gaulle e quella dei partigiani, la cui sfilata il generale definì una pagliacciata</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Morire a vent&#8217;anni per la libertà, signor generale, per <strong>una certa idea della Francia, </strong>non è affatto una pagliacciata</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Hervé Le Tellier, Quel nome sul muro, La Nave di Teseo, </strong></em><strong><em>€ 18</em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/il-partigiano-andre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La montagna di chi resta</title>
		<link>https://www.pagina59.it/la-montagna-di-chi-resta/</link>
					<comments>https://www.pagina59.it/la-montagna-di-chi-resta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 10:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I raccomandati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pagina59.it/?p=7681</guid>

					<description><![CDATA[La Strangera è il felice esordio letterario di Marta Aidala. Un romanzo di formazione dove le protagoniste sono la montagna e Beatrice, una ragazza di Torino alla ricerca del proprio posto nel mondo e che la porta a offrirsi come aiutante nel rifugio del Barba, in una valle piemontese sotto la Becca. Burbero, urlante e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La Strangera</em> è il felice esordio letterario di Marta Aidala. Un romanzo di formazione dove le protagoniste sono la montagna e Beatrice, una ragazza di Torino alla ricerca del proprio posto nel mondo e che la porta a offrirsi come aiutante nel rifugio del Barba, in una valle piemontese sotto la Becca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Burbero, urlante e a volte insultante, difensore perdente di una montagna senza fronzoli per cui nutre, lui  nato in una città di mare, un rispetto quasi sacro, il Barba guida il suo rifugio con piglio militare dirigendo una banda di ragazzi maschi a cui si aggiunge ora una <em>fumna strangera</em>. Ce la farà la donna straniera, cittadina? Il lavoro è duro, ripetitivo ma per Beatrice è il posto dove vuole stare: in mezzo a monti, boschi, valli, ruscelli, erbe e fiori odorosi, animali, stelle, ai compagni di lavoro con i quali condividere una birra o una genziana prima di andare a letto tutti insieme nella stessa camerata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scrittura essenziale ma un po&#8217; magica di Aidala ci porta dentro la natura che descrive, sentiamo gli odori del bosco, i profumi dei fiori, vediamo le vallate e i laghetti sotto ai burroni, ci troviamo di fronte alle persone che incontra: eccoli Il Barba, Giole, Carlo, Daniele, Berto, la Sandra ed Elbio, il timido malgaro mandriano, con cui intesse una romantica amicizia e (forse) un amore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se siete avete frequentato la montagna di chi la abita, lo avrete sicuramente incontrato uno così.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;&#8230;riconobbi subito il ragazzo dalle gambe lunghe e i capelli di fieno che avevo visto intesta alla mandria&#8230;Quando gli posai davanti il caffé, il ragazzo biondo piantò nei miei i suoi occhi, d&#8217;un verde morbido, muschio che cresce sulle radici degli alberi e le pietre del bosco&#8230;Le sue vacche erano settantatré e ciascuna portava il nome di una città.&#8221;</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Si respira il profumo di un&#8217;altra montagna: runner, turisti da mangiata domenicale, sciatori che ancheggiano su è giù per piste sono solo clienti. Arrivano per fuggire subito dopo. Non restano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beatrice resta. Anche in autunno, anche in inverno quando la bella montagna mostra il suo volto più difficile. Ma due eventi le faranno cambiare idea. Il rifugio del Barba forse non è il suo posto così come Elbio non è il futuro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornerà in città fino a quando incontrerà nuovamente una donna dei monti, un&#8217;amica con cui progettare un pezzo di vita. In montagna. Il Barba ed Elbio nella testa e nel cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elbio è rimasto solo a guidare le vacche sulla via di casa <em>&#8220;per lui la montagna era sempre estate. Si ricordò le uniche volte in l&#8217;aveva vista trasformata dall&#8217;inverno. Gli pizzicarono le labbra, strinse i denti e sentì un turbinio nel petto. Si sforzò di pensare ad altro. Ad altre che non fossero lei&#8221;</em><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Marta Aidala, La strangera, Guanda, </strong></em><strong><em>€ 18</em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pagina59.it/la-montagna-di-chi-resta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
