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	<title>Luoghi e libri &#8211; Pagina 59</title>
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	<description>Libreria in divenire</description>
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		<title>Gisa, la Brianza e due giornalisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 10:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; un giallo di ambientazione che ricostruisce un&#8217; epoca, un mondo e un certo modo di fare giornalismo, il secondo libro di Michele Brambilla, La signora Gisa è improvvisamente scomparsa. Siamo in Brianza, nell&#8217;estate del 1981 quando Gisa Lampugnani svanisce da una villa di Montevecchia. Nessun segno di effrazione, nessun corpo. Il marito Artemio Mombelli [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; un giallo di ambientazione che ricostruisce un&#8217; epoca, un mondo e un certo modo di fare giornalismo, il secondo libro di Michele Brambilla, L<strong>a signora Gisa è improvvisamente scomparsa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in Brianza, nell&#8217;estate del 1981 quando Gisa Lampugnani svanisce da una villa di Montevecchia. Nessun segno di effrazione, nessun corpo. Il marito Artemio Mombelli diventa il primo sospettato ma i dettagli che emergono durante l&#8217;indagine, &#8211; inconfessabili dettagli &#8211; portano in altre direzioni. E l&#8217;inchiesta poliziesca si arena. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Brianza delle ville e delle piccole fabbriche, nella Milano dei nuovi ricchi, delle relazioni ambigue, dei soldi nascosti e delle apparenze sociali, saranno due giovani cronisti a seguire in parallelo l&#8217;indagine ufficiale, raccogliendo testimonianze ambigue, auto  avvistate nella notte, sussurri in carcere, depistaggi che sembrano aprire a nuovi inquietanti scenari. Denaro occulto, identità celate, estremismo politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma allora Gisa dove è andata, è fuggita, è vittima di una truffa o è stata uccisa secondi i classici canoni del delitto perfetto?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Michele Brambilla, La signora Gisa è improvvisamente scomparsa, Baldini+Castoldi, 19€</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>A New York con Paul Auster</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 08:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi non conosce New York? E chi non ha mai sentito nominare nemmeno una volta Paul Auster? In questo libro Giorgio Biferali tratteggia una guida narrativa e un racconto della città attraverso le opere di Paul Auster. Le immagini di New York sono ormai da tempo parte della nostra memoria collettiva; anche chi non c&#8217;è [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Chi non conosce New York? E chi non ha mai sentito nominare nemmeno una volta Paul Auster? In questo libro Giorgio Biferali tratteggia una guida narrativa e un racconto della città attraverso le opere di Paul Auster</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini di New York sono ormai da tempo parte della nostra memoria collettiva; anche chi non c&#8217;è mai stato fisicamente ha nella testa e negli occhi il suo iconico skyline, i suoi grattacieli o i suoi taxi gialli. La città rivive in tutti noi attraverso i film e la tv. Ecco perché, secondo l&#8217;autore, new York è una città in cui si arriva da lontano, prima ancora di averla raggiunta: <em>basta nominarla per vederla. </em>I suoi quartieri e le sue strade hanno per noi qualcosa di nuovo e, contemporaneamente, di familiare, in bilico tra realtà e finzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, in realtà, forse non esiste una sola New York, ma c&#8217;è una New York differente per ogni persona che la guarda, la ascolta, la immagina o la vive (anche solo di passaggio e da turista). Così in questo libro possiamo rintracciare due diverse New York, quella che l&#8217;autore ha visto prima di arrivarci e quella che ha visto una volta arrivato. Per Biferali il filo rosso che le unisce è stato Paul Auster.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ho conosciuto Paul Auster, prima di conoscere New York. Ho conosciuto New York, anche grazie a Paul Auster. Questo libro racconta questo passaggio, questa scoperta.</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;autore non potrà mai incontrare fisicamente il grande scrittore, morto poco tempo prima del suo viaggio; tuttavia, Paul Auster lo accompagna nei luoghi iconici della città, alla Columbia University, a Central Park, a Broadway e a Brooklyn. Ed è proprio attraverso le opere, i ricordi e lo sguardo dello scrittore americano che noi lettori possiamo scoprire, o riscoprire, la città tra luci e ombre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo fa parte della collana Passaggi di Dogana in cui scrittori e scrittrici contemporanee si addentrano nel percorso artistico, musicale, letterari, cinematografico per disegnare nuovi itinerari dove quello che conta è lo sguardo inedito con cui si può visitare una città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Giorgio Biferali, A New York con Paul Auster, Giulio Perrone editore, </strong></em><strong><em>€ 16</em></strong></p>
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		<title>A Berlino con David Bowie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 13:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Francesco Bommartini, giornalista pubblicista e grande appassionato di musica, racconta in questo libro non solo una città, ma la storia di un rapporto profondo che unisce Berlino e David Bowie. Prendete sotto braccio il libro e iniziate a passeggiare da Alexanderplatz agli Hansa Studios Berlino per David Bowie non è stata solo un luogo dove [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Francesco Bommartini, giornalista pubblicista e grande appassionato di musica, racconta in questo libro non solo una città, ma la storia di un rapporto profondo che unisce Berlino e David Bowie.</em> <em>Prendete sotto braccio il libro e iniziate a passeggiare da Alexanderplatz agli Hansa Studios</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Berlino per David Bowie non è stata solo un luogo dove vivere, ma è stata teatro del suo particolare percorso di guarigione, umana e artistica, attraverso la sperimentazione musicale. Perché la musica, si sa, può curare e salvare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un momento difficile della sua vita e carriera, Bowie lascia Los Angeles e gli USA e nel 1976 si trasferisce a Berlino per disintossicarsi e comporre nuova musica. Il duca bianco, giunto in città come cocainomane, diede una svolta alla sua vita con la composizione della trilogia berlinese, della colonna sonora di &#8220;Cristiane F. &#8211; I ragazzi dello zoo di Berlino&#8221; all&#8217;ovazione dell&#8217;altra parte del muro con il Glass Spider Tour.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bommartini, guidandoci tra le vie della città, dalla casa del Duca Bianco al 155 di Hauptstrasse al Brucke Museum, fino alla Porta di Brandeburgo e al Connection Club, in compagnia di Iggy e Coco, segue le tracce della redenzione umana e musicale di Bowie da<em> Low </em>a <em>Lodger</em> fino a <em>Heroes</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo fa parte della collana Passaggi di Dogana in cui scrittori e scrittrici contemporanee si addentrano nel percorso artistico, musicale, letterari, cinematografico per disegnare nuovi itinerari dove quello che conta è lo sguardo inedito con cui sullr città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Francesco Bommartini, A Berlino con David Bowie, Giulio Perrone editore, </strong></em><strong><em>€ 16</em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>A Bologna con Andrea Pazienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 11:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Gianluca Morozzi ci guida tra i vicoli, le piazze e i monumenti di Bologna, nella città raccontata da Andrea Pazienza, seguendo un amore dall&#8217;inevitabile epilogo. Le pagine di questo libro ruotano tutte intorno a due grandi protagonisti che hanno segnato la vita stessa dell&#8217;autore: Bologna, la città dove è nato e vissuto, e Andrea Pazienza, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Gianluca Morozzi ci guida tra i vicoli, le piazze e i monumenti di Bologna, nella città raccontata da Andrea Pazienza, seguendo un amore dall&#8217;inevitabile epilogo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pagine di questo libro ruotano tutte intorno a due grandi protagonisti che hanno segnato la vita stessa dell&#8217;autore: Bologna, la città dove è nato e vissuto, e Andrea Pazienza, il grande fumettista e illustratore, verso cui Morozzi prova amore e venerazione in una lettura e rilettura continua alla ricerca di qualche cosa di nuovo e stupefacente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Bologna e Paz sono qualcosa di più di un semplice sfondo, si animano man mano che il racconto è procede.. Una città che sembra esercitare su certi artisti una sorta di diritto di usucapione. E quel geniale artista che pervade non solo ogni riga e ogni pagina del libro, ma anche i luoghi di Bologna, divenendo un tutt&#8217;uno con essa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-plain is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando una città è impregnata, e lo rimane per anni, lustri, decenni, al di là del fatto che l&#8217;artista sia andato, per dire a Montepulciano, al di là del fatto che l&#8217;artista, ahimè, non sia più nel mondo dei mortali, è fatta. I cunicoli dell&#8217;arte, invisibili, regolano i nostri cammini e i nostri destini.</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">E tra vicoli, portici, parchi, case, trattorie e strade di Bologna, in un continuo mescolarsi di realtà e vignette, prendono vita dialoghi, eventi e personaggi. Sì, perché in questo <em>Passaggio di dogana </em>un po&#8217; sui generis è al contempo guida e romanzo,  per quel rapporto sentimentale con la ragazza dai capelli rossi e gli occhi grigi, quasi uscita da una tavola di Paz. Una coppia che finirà per perdersi&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo fa parte della collana Passaggi di Dogana in cui scrittori e scrittrici contemporanee si addentrano nel percorso artistico, musicale, letterari, cinematografico per disegnare nuovi itinerari dove quello che conta è lo sguardo inedito con cui si può visitare una città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Gianluca Morozzi, A Bologna con Andrea Pazienza, Giulio Perrone editore, </strong></em><strong><em>€ 16</em></strong></p>
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		<title>La Russia è  sorprendente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 13:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Edward Snowden, esule nordamericano, il più famoso whistleblower del mondo, ex CIA e consulente naturalizzato russo la definisce così. E così appare la Russia nel reportage di viaggio, pre-invasione dell&#8217;Ucraina, di Stephan Orth. In un&#8217;epoca in cui nazionalismi, sciovinismi, fascismi escono dalle fogne della Storia, questo libro ci parla di persone, culture, musiche fornendoci un [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Edward Snowden, esule nordamericano, il più famoso whistleblower del mondo, ex CIA e consulente naturalizzato russo la definisce così. E così appare la Russia nel reportage di viaggio, pre-invasione dell&#8217;Ucraina, di Stephan Orth. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui nazionalismi, sciovinismi, fascismi escono dalle fogne della Storia, questo libro ci parla di persone, culture, musiche fornendoci un ritratto contemporaneo di un Paese immenso, lontano da Putin e dalle equivalenze idiote del decadente Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Orth è un autore tedesco che viaggia <em>couchsurfing</em> ovvero soggiornando nelle case di persone locali per ottenere un&#8217;esperienza più autentica e diretta del paese visitato. L&#8217;industria turistica se ne è appropriata ma nel suo viaggio in  Russia, Orth ci propone l&#8217;approccio originale e uno sguardo personale sulle persone che incontra e le &#8220;stanze&#8221; e i &#8220;divani&#8221; dove dorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lontano dai cliché e dalle rappresentazioni mediatiche spesso negative, vediamo la Russia di Mosca e San Pietroburgo ma anche di Grozny nella tormentata Cecenia, Volgograd (ex Stalingrado), Ekaterinburg, del lago Bajkal e Irkutsk, della la Siberia fino a Vladivostok. Splendore delle cupole d&#8217;oro e super brutalismo sovietico, foreste infinite e super sfruttamento dell&#8217;ambiente naturale, party e feste come solo i russi sanno fare (molto alcoliche&#8230;), simboli religiosi del mondo intero: ortodossi, cattolici e sette cristiane, un&#8217;enorme statua del Buddha, sciamani, statue di sciti a cavallo. Visi e tratti somatici dell&#8217;Asia intera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei temi ricorrenti è l&#8217;ospitalità dei russi. Nonostante le difficoltà economiche e politiche, Orth ci parla delle molte persone che aprono le loro case e condividono quello che hanno. E&#8217; la Russia calda e e accogliente. Perché </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>La Russia non si può comprendere, e nemmeno misurare con la ragione. Ha il suo volto particolare. Nella Russia si può solo credere. </em></p>
<cite>Fedor Tiutcev, poeta del XIX secolo.</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che la guerra finisca, che Putin sparisca, che le porte si aprano affinché si possa viaggiare nella meravigliosa Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Stephan Orth, La Russia dietro le porte chiuse, Keller, € 18,5</em></strong></p>
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		<title>Cartoline dalle città di Calvino</title>
		<link>https://www.pagina59.it/cartoline-dalle-citta-di-calvino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 16:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;immaginario letterario di Calvino è il punto di partenza di questa reinterpretazione artistica de Le città invisibili, un viaggio a ritroso nella memoria che si muove in uno spazio geografico mentale fatto di ricordi, dejà-vu, impressioni e immagini istantanee che appaiono e scompaiono come frammenti invisibili ma non per questo meno reali. I fotomontaggi, a cura  del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;immaginario letterario di Calvino è il punto di partenza di questa reinterpretazione artistica de Le città invisibili, un viaggio a ritroso nella memoria che si muove in uno spazio geografico mentale fatto di ricordi, <em>dejà-vu</em>, impressioni e immagini istantanee che appaiono e scompaiono come frammenti invisibili ma non per questo meno reali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I fotomontaggi, a cura  del fotografo Bruno Zanzottera, tra i più noti e prestigiosi fotoreporter di viaggio ed etnografici italiani, e le parole, selezionate e ricomposte di Marta Ghelma, giornalista freelance sempre alla ricerca di luoghi e storie in giro per il  mondo, sono cartoline spedite dal futuro dove il dialogo fra 2 viaggiatori si trasforma in una meditazione distopica delle città. nelle dove vive la metà degli 8 miliardi della popolazione mondiale. Sempre di più e sempre più invisibili, inghiottiti da megalopoli gigantesche in cui l&#8217;umano diventa evanescente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E così i pastori fotografati nelle Dolomiti bellunesi camminano ai piedi del muro israeliano che divide gli abitanti della &#8220;terrasanta&#8221;;  le merci che vengono espulse dalla città trovano spazio nella discarica di Sodoma e Gomorra ad Accra fra la città di LIma e il Quartiere degli Zabbalin (ovvero i netturbini) de Il Cairo; Tokyo e le sorgenti sulfuree di Hakone sono quasi un tutt&#8217;uno con le pendici dell&#8217;Etna. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le città e&#8230;undici temi </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cambiamento </li>



<li>altrove</li>



<li>anima</li>



<li>abitanti</li>



<li>desideri</li>



<li>globalizzazione</li>



<li>speculazione</li>



<li>rovescio</li>



<li>consumismo</li>



<li>futuro</li>



<li></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">per raccontare le contraddizioni e le sofferenze della società contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bruno Zanzottera, Marta Ghelma, Postcards from the future. Ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino, 25€</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Deserto. Dove l&#8217;assoluto incontra l&#8217;infinito</title>
		<link>https://www.pagina59.it/deserto-dove-lassoluto-incontra-linfinito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 16:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Desertus è il participio passato del verbo latino deserere (= abbandonare). Shakespeare definisce così la foresta , i primi topografi inglesi usarono il sostantivo desert o desart per indicare luoghi senza esseri umani. E&#8217; solo con le scorribande colonialiste in giro per il mondo che il deserto si &#8220;inaridisce&#8221; , diventando luogo senza acqua, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Desertus è il participio passato del verbo latino deserere (= abbandonare). Shakespeare definisce così la foresta , i primi topografi inglesi usarono il sostantivo desert o desart per indicare luoghi senza esseri umani. E&#8217; solo con le scorribande colonialiste in giro per il mondo che il deserto si &#8220;inaridisce&#8221; , diventando luogo senza acqua, di sabbia, inospitale, pericoloso dove la vita umana è appesa a un filo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; un libro fascinoso quello di William Atkins, giornalista del Guardian e di Granta travel, rivista pioniera della letteratura di viaggio, che con una scrittura magnifica (e quindi una traduzione) ci incolla alle 453 pagine de <em>Il mondo senza confini</em>. Ed è il soggiorno nel monastero inglese di Dartmoor, seguito a una obbligata rottura sentimentale, che matura interesse, curiosità, desiderio d&#8217;avventura nei deserti del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atkins ci introduce alla geologia, alla natura, alla storia, ai popoli, al silenzio e alla poesia del deserto. In un mondo dove tutto è stato esplorato e tutto noto anche se non conosciuto, il deserto ci connette con noi stessi e con un&#8217;immensità sconfinata, dove è ancora possibile sperimentare solitudine e isolamento, avventura e scoperta. Luogo elettivo per anacoreti contemplativi e dediti alle pratiche ascetiche e per i narratori delle religioni monoteiste che hanno plasmato l&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto del deserto è anche la narrazione di 7 viaggi in 7 diversi deserti del mondo</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>il deserto dell&#8217;Oman o meglio &#8220;la ciotola di sabbia&#8221; compresa fra Qatar, Oman e Yemen</em> detta la biblioteca del deserto: territorio di esplorazioni di viaggiatori inglesi condensati in libri imprescindibili per gli appassionati di viaggi (Arabia Felix, Sabbie Arabe, I sette pilastri della saggezza&#8230;) dove il nomadismo ascetico dei beduini incontra europei in fuga (?) dal rumore e dal <em>deja vù</em> e le trivelle della Shell</li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite><em>Dune a mezzaluna grandi come balene&#8230;La luna piena è così luminosa da far impallidire le stelle</em></cite></blockquote>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>il Gran Deserto Victoria in Australia ovvero Campo di tuono,</em> dove l&#8217;esploratore inglese Charles Sturt si ostinò a cercare il mare interno e che, solo dopo, fu battezzato così da Ernst Giles che, dedicandolo alla regina-imperatrice, lo definì anche &#8220;&#8230;peggior deserto sulla faccia della terra&#8221;. Lo spiritio è sempre quello della conquista, della superiorità europea che ammaestra luoghi sacri ai popoli aborigeni, violandoli, distruggendoli. utilizzandoli per i test della &#8220;nuclear capability&#8221; inglese</li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>L&#8217;esplosione Marcoo avvenne il 4 ottobre 1956, nel tardo pomeriggio, e fu osservata da una delegazione di parlamentari australiani&#8230; &#8220;felicissimi di quella visita, e assai amichevoli&#8221;. Dopo il test vi furono &#8220;tuoni e pioggia battente&#8221;&#8230;Oltre al solito tronco di piramide che indicava il punto della detonazione, c&#8217;era un obelisco di cemento simile a una barriera anti-terroristi che commemorava l&#8217;opera di bonifica (?) inglese del 1967.. la gente narrava storie di jeep, bulldozer, lavatrici, tutti radioattivi, sepolti a pochi metri sottoterra. L&#8217;intero bottino avvelenato dall&#8217;uomo bianco&#8221;</cite></blockquote>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>il deserto del Gobi e del Taklamakan in Cina ovvero i sovversivi.</em> Qui la dinastia Qing inviava i criminali (e i dissidenti) peggiori (come i criminali inglesi spediti dall&#8217;Impero nei posti più infelici d&#8217;Australia). Ma se per i nativi australiani il deserto è ispiratore di storie pieno di simboli, per i cinesi è regno del terrore  in cui si entra perché costretti o per raggiungere la successiva oasi. Come il monaco buddista Xuangzang che nell&#8217;anno 629 decise di percorrere le vie della Seta per raggiungere la fonte delle scritture, in India, Nepal e Sri Lanka. Il Gobi oggi lo si costeggia in treno verso quel nord ovest dove si è dipanata la storia (il dramma) degli Uiguri, dopo l&#8217;abolizione del khanato musulmano di Hami e l&#8217;arrivo dei coloni Han. Fermandosi ad Ansi (Liuyuan) Atkins prende il minibus per la mitica Dunhuang, la città delle Grotte dei Mille Buddha e ultima oasi per i viaggiatori diretti a Ovest, prima della separazione della grande via della Seta in due tratti che perimetrano il Taklamakan, e dell&#8217;ex lago salato Lop Nur, teatro dei test nucleari cinesi</li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>Avevo dato per scontato che la polvere fosse un fenomeno naturale esacerbato dalla desertificazione finchè non vidi un filmato ufficiale dei test sotterranei degli anni Ottanta: l&#8217;improvviso sollevamento del terreno, seguito dalla trasformazione istantanea della materia statica in materia area vorticante</cite></blockquote>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>l&#8217;Aralklum in Kazakistan. </em>Il Mar D&#8217;Aral era il quarto specchio d&#8217;acqua interno più grande del mondo, la costa assomigliava a un deserto eppure ricco di fauna selvatica con pellicani, cormorani, gabbiani e rondini di mare e di pesci come lo storione dell&#8217;Atlantico e il siluro. Atkins raggiunge l&#8217;Aral (aral=isola) in treno, in un mare di deserto, teatro di una delle catastrofi ecologiche più gravi del pianeta. Nel 2004 la superficie del mare era di 67.000 kmq si era ridotta a 17.000, divenendo più salata e distruggendo i pesci d&#8217;acqua dolce. Anche qui gli esperimenti nucleari, più potenti di quelli inglesi in Australia e cinesi nel Lop Nur. Ma il Mar d&#8217;Aral non era morto, il deserto non aveva ancora vinto</li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>Avevamo perduto ogni speranza, disse un altro uomo&#8230;Quando le prime dighe cedettero, proseguì, su quella terra calò una cappa di prostrazione; poi costruirono la nuova diga e per quanto fosse sembrato impossibile, l&#8217;acqua cominciò a tornare e con essa tornò il pesce&#8230;</cite></blockquote>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>il deserto di Sonora negli Stati Uniti.</em> Si trova fra il Sud dell&#8217;Arizona e l&#8217;Est della California e prosegue nello Stato messicano da cui prende il nome. E&#8217; il più umido dei deserti USA con 38 centimetri di pioggia l&#8217;anno ma le riserve d&#8217;acqua dei fiumi che bastavano ai nativi americani non lo erano per coloni e minatori arrivati qui a cercar fortuna. Alla fine dell&#8217;800 le pompe  cominciarono a estrarre acqua dalle falde sotto il bacino alluvionale, il livello freatico affondò e i pozzi situati a inizio 900 a 6 metri di profondità richiedevano già 30 metri nel 1920. Il fiume Santa Cruz cessò di essere perenne e la vegetazione si ridusse agli sterpi tipici del deserto. E per dissetare Tucson è stato aperto un canale che parte dal fiume Colorado. Non per i migranti da sud tentano di attraversare il deserto, sul confine fra Stati Uniti e Messico va in scena uno dei centri dell&#8217;ingiustizia del mondo. I volontari di No More Deaths forniscono cibo, acqua e cure mediche ma, spesso, trovano i bottiglioni d&#8217;acqua, che appendono ai rami di mesquite affinché i migranti li usino, tagliati. Da chi? Dalla polizia di frontiera, dagli allevatori, dalle milizie di adolescenti con armi automatiche</li>



<li><em>il deserto di Black Rock negli Stati Uniti</em>, nel nord ovest del Nevada, è il letto di un lago asciutto, e una enorme distesa pianeggiante. Anche qui c&#8217;era un lago, il Lahontan. non esiste più ma c&#8217;è dell&#8217;acqua che filtra dalle montagne e inonda periodicamente la superficie arida: sedimenti millenari si aggiungono agli strati depositati dal lago. E&#8217; la Playa. Qui si svolge il Burning Man, un raduno-festival  in mezzo al nulla, senza programma ma con molti campi a tema, bar, empori, devoto alla sabbia e alla polvere del deserto.</li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>Quando hai esaurito le risorse di un luogo, o ti sposti o muori. Era una lezione del deserto&#8230;dove le certezze della vita civile evaporavano insieme alle sue imposizioni. Se, per qualcuno, il deserto prometteva la liberazione da un corpo rancoroso, offriva anche&#8230;la sovranità dello spirito, la libertà del corpo, e una provocazione quasi travolgente. </cite></blockquote>



<ul class="wp-block-list">
<li>i<em>l Deserto orientale in Egitto</em>. Fu in questo deserto che, 1700 anni fa, S. Antonio fu messo alla prova dal demonio tentandolo in mille modi, offrendo ad altrettanto artisti materia &#8220;incandescente&#8221; per le loro tele. Alloggiato nel monastero del santo, l&#8217;autore ci descrive i intorni: l&#8217;arida valle del Wadi Arabia, un&#8217;immensa depressione che attraversa un deserto montuoso fra il Nilo e il Mar Rosso, i monti Galata del nord oltre i quali c&#8217;è Il Cairo e quelli del sud che si estendono fino al confine con il Sudan. Deserto, matrice del monachesimo, dove si va per rinunciare alla vita. Ma questo deserto appare molto più vicino alla vita del mondo: sarà la presenza dell&#8217;acqua e quindi di ricca vegetazione che lo rende meno inospitale, meno arido. Oggi le strade rendono accessibili tutti i monasteri, meta continua di pellegrinaggi e di devozione verso i monaci che,, spesso portando all&#8217;estremo l&#8217;ascetismo e la rinuncia, hanno difeso la presenza della cristianità in Egitto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"> I diversi stadi della sete. normale secchezza, disordine funzionale, fase del mocassino acquatico, fase della lingua avvizzita, stadio della degenerazione strutturale decritti dall&#8217;antropologo e geologo americano William John Mc Gee si apprezzano spesso nelle pagine di questo libro. La sete, la polvere, la sabbia hanno costellato i viaggi di Atkins, forse anche per questo il libro si conclude con un bagno (quasi) ristoratore là dove i deserti egiziani vanno a finire: il Mar Rosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>William Atkins, Un mondo senza confini, Adelphi 28€</em></strong></p>



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		<title>Alpi da salvare. Ma come?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 14:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;unica via per arginare la cultura dell&#8217;eccesso è promuovere un senso diffuso della misura&#8221;. Marco Albino Ferrari ci propone un approccio, una filosofia, un modo di pensare che capovolge quello che considera lo sfruttamento intensivo del turismo pesante come unica risorsa delle Alpi e di luoghi altrimenti destinati alla povertà e allo spopolamento. Senza tentazioni [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;unica via per arginare la cultura dell&#8217;eccesso è promuovere un senso diffuso della misura&#8221;. Marco Albino Ferrari ci propone un approccio, una filosofia, un modo di pensare che capovolge quello che considera lo sfruttamento intensivo del turismo pesante come unica risorsa delle Alpi e di luoghi altrimenti destinati alla povertà e allo spopolamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza tentazioni idealizzanti o di ritorno a una fantomatica wilderness mai veramente esistita in Italia, dove i territori sono stati sempre (fino a un certi punto sapientemente) antropizzata, Ferrari invita a riconsiderare i patrimonio storico, sociale e giuridico delle Regole,  attingendo al patrimonio storico e giuridico delle Regole (riconosciute come Domini collettivi dalla <em><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/11/28/17G00181/sg" target="_blank" rel="noopener">legge 168 del 2017</a></em>)  dove primeggia l&#8217;interesse collettivo. Una sorta di &#8220;terzo settore&#8221; ante litteram che si pone fra privato e pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è nessuna nostalgia di tempi andati o di affermazione della triade in questo libro bensì un approccio &#8220;valorial-pragmatico&#8221; che tende a conciliare l&#8217;esigenza di creare occasioni di economia compatibile e diffusa in tutta il panorama alpino con la salvaguardia di luoghi, valli, montagne, ghiacciai altrimenti destinati allo spopolamento e alla distruzione (Marmolada <em>docet</em>). L&#8217;evoluzione scientifica e tecnologica oggi lo consentirebbe. Perché sottrarre ulteriori terre demaniali a favore del privato per altri impianti destinati a uno sport come lo sci sempre meno popolare e sempre più oneroso?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>Il presidente di Funivie Folgarida Marilleva Spa afferma &#8220;l&#8217;ampliamento del demanio consentirebbe di costruire una proposta neve competitiva. Non si può fermare uno sviluppo economico e turistico che ha tolto dalla povertà le nostre valli&#8230;</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ma di impianti ce ne sono più che a sufficienza. Dice Albino Ferrari che queste affermazioni ricordano l&#8217;indigente che continua a mangiare a più non posso anche se sazio, perché ha patito la fame, rischiando l&#8217;indigestione!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro non si occupa solo degli aspetti negativi: i caroselli sciistici massificatori, la montagna cartolina, i gli a alberghi divenuti villaggi, l&#8217;orrenda pratica di sparare neve, i benemeriti teli che proteggono dall&#8217;eccesso di raggi solari i ghiacciai morenti consentendo una maggiore produzione di ghiaccio (ma riguardano solo una  minima parte di quei ghiacciai e necessitano per essere realizzati e trasportati di plastica, trasporti inquinanti, produzione di CO2 &#8230;). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tenta di proporre un approccio alla montagna diverso dalla cementificazione ma anche dall&#8217;ambientalismo estremo, un approccio &#8220;morbido&#8221; che tiene conto della possibilità/necessità di una presenza umana che si fa parte attiva dell&#8217;equilibrio naturale. Chi preserva i pascoli portandoci il bestiame e accudendolo, pascoli la cui biodiversità è molto maggiore di una foresta abbandonata? Come far coesistere questa attività con la presenza dei grandi predatori? Ci vuole un&#8217;azione umana, consapevole, densa di conoscenza, capace di visione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>La montagna non ha bisogno di essere sacralizzata. Non preserviamo le Alpi per fissare un&#8217;immagine di &#8220;pura bellezza&#8221;, le preserviamo per poter vivere e lavorare in un ambiente di cui non vogliamo rovinare le caratteristiche peculiari&#8230;La conservazione della natura più consapevole si forma attraverso la pratica, sporcandosi le mani, come nell&#8217;esempio lasciatoci in eredità da Mario Rigoni Stern.</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Heidi era una personaggio bambina sopravvissuta all&#8217;elevata mortalità infantile della montagna. La povertà era cosa seria. Oggi Heidi è il simbolo dell&#8217;omologazione estetizzante del paesaggio alpino, invece così variegato, ricco di di storie lingue, sapienze diverse. era molto elevata. Rifiutare la falsa autenticità così cara a molti albergatori e ad enti del turismo, ricominciare a parlare di paesi invece che di borghi (magari articolati in decine di frazioni), abbandonare lo sviluppo tutto infrastrutture e sci, pensando che nei prossimi anni lo sci non potrà farlo più nessuno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento climatico in montagna ha degli impatti destabilizzanti molto più forti che in città. E allora, forse, cultura, ricerca, agricoltura e pascolo ed enogastronomia, turismo leggero e un po&#8217; più frugale, utilizzo di tecnologie leggere per ridurre fatica e garantire continuità di reddito, servizi di prossimità, connessioni veloci &#8211;  e più silenzio per tutti &#8211;  sono opzioni da combinare e adattare a ciascuna valle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente arcaismi di nessun tipo, nemmeno quelli degli anni &#8217;80 e &#8217;90, fatti di cementificazioni, costruzioni, piste, rapina di suolo pubblico. Eppure molti piani e progetti sembrano testardamente andare ancora in quella direzione. Un esempio? Le prossime Olimpiadi 2026. A Cortina si sta costruendo <a href="https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/pista-bob-cortina-sostenibilita-giochi/" target="_blank" rel="noopener">una nuova pista per il bob </a>(sport praticato in Italia da meno di 50 atleti!). Vicino c&#8217;è quella del &#8220;rosso volante&#8221; Eugenio Monti, campione olimpico nel 1956 proprio a Cortina, ormai inservibile. A Cesana giace nel suo stato di incuria il guscio vuoto della pista utilizzata per le Olimpiadi di Torino del 2006. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ultime notizie indicano seri ritardi nella costruzione della nuova pista di Cortina, tali da comprometterne l&#8217;utilizzo in tempo per il 2026. E allora perché non fermarsi e accettare la proposta di Innsbruck che aveva fin da subito avanzato la sua offerta? Davvero sarebbe compromessa l&#8217;italianità oppure eviteremmo costi inutili, scempio ambientale e un altro catafalco inutile? Ammettiamo umilmente l&#8217;errore e facciamo delle Alpi-frontiera delle Alpi-connessione. Di comunità, di lingue, di paesaggi e anche, perché no, di economia condivisa. Imparare dagli errori e invertire la rotta. Perché no?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Marco Albino Ferrari, </em>Assalto alle Alpi, Einaudi 12€</strong></p>



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		<title>Sicilia Occidentale. La bellezza magica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 11:00:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa è una mini-guida, una raccolta di vicoli culturali, fisici, mentali e musicali. Eh si, perché la musica è la grande passione, insieme all&#8217;editoria, di Sara Bao, scrittrice che costella il suo cammino nella Sicilia Occidentale di citazioni musicali, rimandi a libri imperdibili e incroci magico-religiosi. Un viaggio capace di esaltare una delle terre più [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Questa è una mini-guida, una raccolta di vicoli culturali, fisici, mentali e musicali. Eh si, perché la musica è la grande passione, insieme all&#8217;editoria, di Sara Bao, scrittrice che costella il suo cammino nella Sicilia Occidentale di citazioni musicali, rimandi a libri imperdibili e incroci magico-religiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio capace di esaltare una delle terre più belle e ricche &#8211; di storia e natura &#8211; del mondo, un sud magico, alla Ernesto De Martino, che affascina, superando pregiudizi e incuria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi proponiamo solo qualche selezionato spunto per spingervi a ri-scoprirla con questo libro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da Mazara del Vallo, più che finis terrae porta di passaggio mediterraneo, mescolanza inevitabile di culture, si arriva alla abbacinante Scala dei Turchi,  per poi immergersi in una distesa di &#8220;beni archeologici&#8221;  belli come pochi altri mondo, fra marine, colline e una natura lussureggiante, sempre esposta al sole e all&#8217;arido: sale, saline, Trapani e mulini a vento arriveranno dopo </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>The Comet is coming </em>echeggiano nella mente mentre ci si avvicina all&#8217;Anfiteatro Teatro di Andromeda, sui monti Sicani. Quasi un luogo di resurrezione, <em>Sitting on the Top of the World </em>con <em>Mississipi Sheiks.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro si capisce che è imperdibile una capatina alle Cantine Florio (visita quasi professionale&#8230;per l&#8217;autrice di Bassano del Grappa),  per capire il Marsala, vino liquoroso che fu capace di rompere il dominio inglese in questi particolare segmento enologico e la Marsala città dal nome arabo (Marsa = porto + Allah).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immersa in una temperatura infernale (meglio prendere la navetta se ci capitate d&#8217;estate), Sara ci fa attraversare il Parco Archeologico di Segesta, per salire verso il tempio dorico che, da solo, vale il viaggio. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>La struttura è completamente isolata: nessuno lì intorno si è mai sognato di erigere qualche altro edificio. Un isolamento catartico&#8230;Bellezza da capogiro. Tutto ciò ti fa sentire piccolo, impotente, inutile&#8230;</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>No filter tour</em> piega verso Salemi e poi Castelvetrano con la fontana delle Ninfe, ispiratrice di divagazioni pagan-religiose, per poi raggiungere  il Museo del Sale di Trapani. Un luogo che racchiude la storia di una &#8220;moneta di scambio&#8221; preziosa e dei salinari, lavoratori paragonati a marinai e contadini. Con essi hanno in comune le parole &#8220;messe&#8221; e &#8220;vendemmia&#8221; e la ricerca di santi protettori. Il loro è San Bartolomeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;intera giornata andrebbe dedicata a Selinunte. Fu una delle più grandi colonie greche di sempre, oggi è il più grande Parco Archeologico d&#8217;Europa, luogo di sovrapposizioni umane, la cui scoperta è in continuo divenire. Qui i processi di assimilazione, integrazione sono stati un elemento costante: nessuna tabula rasa del precedente popolo, cultura, religione ma una continua mescolanza. Un suggerimento valido anche per la contemporaneità? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando quel mare stupendo che propone la Riserva dello Zingaro fra San Vito lo Capo e Castellamare del Golfo, il pensiero va ai dannati che ne tentano la trasversata. Ma quel mare è sempre meno &#8220;nostrum&#8221; e sempre più solo nostro. Emozionante, quasi dovuta, è l&#8217;invocazione che arriva dalla canzone dei <em>Gang, Mare Nostrum</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite><br>Mare ti prego stanotte non li affogare. mare nostro mare&#8230;Mare ti prego, stanotte falli passare mare nostro mare.</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">E prima che la saudade sicula vi colga, segnatevi questo consiglio alcolico: non perdetevi il Monkey Cocktail Bar, un <em>mixology paradise</em> a Mazara. Ottimo per chiudere le giornate assolate e avvicinarsi con leggerezza alla succulenta cucina siciliana. Malinconia vai via!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sara Bao, Sicilia Occidentale.No Filter Tou</em>r, 18€</strong></p>



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		<title>Mediterraneo, Mare Nostrum?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena.ferrari@pagina59.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 15:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Terra liquida, ispiratore di Muse antiche e moderne, incontro di popoli, civiltà, lingue, culture, cibi: unito dalla sua splendida diversità. Oggi soprattutto frontiera, muro respingente sotto gli occhi freddi complici di Frontex. Mediterraneo tomba dei disperati che dall&#8217;Africa tentano l&#8217;approdo sulle coste greche, maltese, spagnole e soprattutto italiane. Mediterraneo è il titolo, il luogo dell&#8217;ultimo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Terra liquida, ispiratore di Muse antiche e moderne, incontro di popoli, civiltà, lingue, culture, cibi: unito dalla sua splendida diversità. Oggi soprattutto frontiera, muro respingente sotto gli occhi freddi complici di Frontex. Mediterraneo tomba dei disperati che dall&#8217;Africa tentano l&#8217;approdo sulle coste greche, maltese, spagnole e soprattutto italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mediterraneo è il titolo, il luogo dell&#8217;ultimo numero di Passenger, il libro-rivista di Iperborea diventato oggetto di culto e guida per viaggi di conoscenza e di vacanze. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro mare vive tempi difficili: rappresenta solo l&#8217;1% della superficie oceanica ma il 18% della sua sempre più fragile biodiversità, &#8220;ospita&#8221; il 20% dell&#8217;inquinamento petrolifero con la più alta concentrazione di catrame del mondo. la navigazione crocieristica ha un impatto devastante sulla qualità dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria, la sua temperatura è aumentata di circa1,5 gradi dai tempi preindustriali, la plastica lo inquina, soffoca, entra nella catena alimentare attraverso i pesci sempre meno abbondanti, .  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua varietà ha prodotto invenzioni che vanno dal monoteismo al turismo di massa, dalla filosofia greca al diritto romano, a scambi capaci di edificare città, biblioteche con un lascito di siti archeologici unici al mondo. E&#8217; la sua potente eredità storica che lo sorregge al centro del mondo, frapponendosi al declino economico e politico iniziato nel 1492: dal Libano alla Turchia, da Alessandria ad Algeri, a Tangeri, dalla Grecia, alla frastagliata costa dalmata, ai 7500 km. di coste italiane che senza soluzione di continuità raggiungono la Francia e da lì la Spagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua agricoltura ha generato prodotti unici, capace di integrarsi con quelli del nuovo mondo, dando origine a quella magnifica invenzione che è la dieta mediterranea. Il 90% dell&#8217;olio d&#8217;oliva coltivato sul pianeta proviene dai Paesi mediterranei, l&#8217;abbondanza di frutta, verdura, legumi è unica. Il </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<cite>Dove finisce l&#8217;ulivo finisce il Mediterraneo&#8230;Mangiare insieme è il fondamento dell&#8217;identità culturale e della continuità delle differenti comunità del nostro  mare</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo è, anche, le sue isole. Se ne stimano 10.000 e ben 13 sopra i 100mila abitanti: Sicilia, Sardegna, Cipro, Maiorca, Creta, Malta, Corsia, Eubea, Gerba, Rodi, Ibiza, Corfù. Destinazioni elettive delle vacanze degli europei e,in epoca più recente, di giapponesi, cinesi, americani: luce, cielo azzurro, case bianche, spiagge di sabbia bianca, grigia, nera, terre di ozio e dolce vita, di divertimento e relax. E sempre più affollate, deturpate, rovinate dall&#8217;industria del turismo di massa che ha certamente democratizzato viaggi e vacanze ma non si è curata di ambiente e luoghi, spesso nemmeno dei suoi 191 siti UNESCO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cambiamento climatico, inquinamento, depauperamento della flora ittica, turismo di massa, simbolo dell&#8217;incapacità dell&#8217;Europa di affrontare il tema migratorio senza affidarsi a prigioni e respingimenti: i problemi del Mare Nostrum sembrano irrisolvibili e l&#8217;ottimismo stupido. Eppure il suo straordinario passato dovrebbe spingere tutti a immaginare uno straordinario futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In questo numero hanno scritto: David Abulafia, Rocio Puntas Bernet, Annalisa Camilli, Nick Hunt, Zulfu Livanelli, Matteo Nucci, Rachel Roddy, Christian Schule, Leila Slimani, Hyam Yared</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>The Passenger, Mediterraneo, Iperborea</em>, 22€</strong></p>
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