Dovere di cronaca

“…più ci si avvicina alla prima linea, più diventa possibile, per chi lo voglia, operare in modo onesto e obiettivo: ci si focalizza sugli spari, sui bombardamenti, sui morti, sui movimenti dei soldati e sulla loro vita al fronte. concentrandosi su fatti concreti, senza doverli inquadrare all’interno di una narrazione propagandistica”.
E’ quello che ha fatto il giovane giornalista italiano Luca Steinmann, uno dei pochissimi giornalisti occidentali seguendo la guerra sul fronte russo, tra i soldati mandati da Putin a invadere l’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022. Lo avrete forse visto nelle lunghe dirette che Enrico Mentana trasmetteva su La7 nelle prime settimane dopo la guerra, o sentito in qualche trasmissione di Radio Popolare.
Il racconto della guerra vissuto sul fronte russo, condensato in questo libro, è in primo luogo il reportage di un cronista di guerra not embedded che ha seguito l’avanzata nel Donbass, i combattimenti a Mariupol, la tragedia della povera gente a Donestk, gli scontri dentro l’acciaieria di Azovstal, l’ingresso, per primo, nella centrale atomica di Zaporizhya.
Ed ecco nei territori annessi alla Russia, fra disillusione dei filo russi convinti ma sempre più dubbiosi della guerra di Putin, nostalgici dell’Unione Sovietica, “cattive maniere” delle milizie cecene e paura delle vendette dell’esercito ucraino, apparire i civili. Vivono situazioni analoghe a quelle di chi si trova sull’altro fronte: bambini orfani che rimangono in silenzio per ore senza dire una parola, donne che si prendono cura dei sopravvissuti senza più famiglia, vecchi che rimangono nelle case bombardate perché non sanno dove andare, titolari di spacci alimentari che si sentono l’ultimo approdo possibile per i propri concittadini, fra morti, bombardamenti, carenza di acqua, cibo, elettricità, paura delle mine…
Luca viene accompagnato per parecchie settimane dal fotografo Gabriele Micalizzi, del collettivo di Cesura Lab, qui anche per omaggiare il compagno di viaggio e di foto Andy Rocchelli, caduto qui sotto i colpi di mortaio ucraino nel 2014 per documentare la “guerra che non c’era” . Ma anche da Andrej e Liosha, giornalisti russi di Zvezda, media russo patriottico-militare, capaci di guardare in faccia alla guerra al di là della loro rigida appartenenza e di aiutare Luca nelle relazioni con i russi, con i soldati russi, per superare l’innata diffidenza verso l’Occidente.
Il fronte russo è un libro necessario perché ci informa su ciò che succede nei luoghi meno coperti dai media occidentali, con lo spirito di chi ritiene, nonostante i visti non rinnovati, le fughe improvvise, gli arresti temporanei, di dover fare onestamente il lavoro di reporter, raccontando, senza scivolare nella propaganda, che anche di là ci sono persone che, come la novantenne Margarete, voglio solo “mir, mir, mir” (pace).
Luca Steinmann, Il fronte russo, Rizzoli, 19€
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