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Io Ragip, turco, che amo te Efronya, armena

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Si chiude con questo nuovo libro, il Quartetto ottomano di Ahmed Altan*. Dopo Come la ferita di una spada (2018) e Amore nei giorni della rivolta (2019), Signora Vita (2021), ecco Ti cerco, amata. Un libro coraggioso che affronta, dal punto di vista di uno scrittore turco, il genocidio armeno. Attraverso una storia d’amore, tanto appassionata quanto anticonformista.

Nella Turchia del 1915, dello sfacelo dell’Impero Ottomano, qualsiasi sentore di opposizione interna porta a un destino tragico: milioni di armeni vennero arrestati, deportati, uccisi.

La vicenda segue Ragıp Bey, ufficiale turco fedele all’esercito, che intraprende una ricerca disperata dell’amata Efronya, infermiera armena scomparsa durante le deportazioni. Altan evita sia il melodramma del romanzo d’amore sia il romanzo storico didascalico. L’amore tra i protagonisti non è un semplice espediente narrativo: diventa il punto da cui osservare il collasso di un intero mondo. Ragıp non è un eroe moderno né un dissidente esemplare; è un uomo che scopre gradualmente le contraddizioni del sistema che serve.

In un luogo in cui gli armeni erano stati espulsi e i turchi inviati al fronte, le case erano state svuotate e i negozi chiusi, l’abbandono e l’oscurità creavano un senso di cupa disperazione, mentre la pioggia invernale rendeva la città ancora più solitaria. Vagando per le strade di una Aleppo che sembrava imprigionata in un perenne crepuscolo, Ragip Bey andava nei caffé, nelle taverne, sedeva nella hall dell’Hotel Baron, cercava indizi. Come chiunque vada alla ricerca di una persona scomparsa, sentiva che anche lui ogni giorno si perdeva, si svuotava un po’ di più.

Respiro epico e intensità psicologica per un intreccio fra la Storia e le vicende individuali in una tensione costante anche quando l’autore si sofferma sulle riflessioni interiori dei personaggi. E una meditazione profonda su come gli esseri umani reagiscono quando la storia li pone davanti all’orrore.

*Ahmet Altan era stato incarcerato con l'accusa di aver diffuso “messaggi subliminali” a favore del tentato colpo di stato nel luglio 2016. Nel 2018, alla fine di un processo che ha suscitato in tutto il mondo la preoccupazione e l'indignazione dei sostenitori della libertà di parola e di opinione, era stato condannato all'ergastolo, poi commutato in dieci anni di carcere. Il tribunale d'appello ne aveva disposto la scarcerazione, ma la misura era poi stata ritirata per il ricorso della procura e Altan era tornato in carcere. Il 13 aprile una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani aveva stabilito che la sua detenzione fosse illegittima e costituisse una violazione dei suoi diritti.

Ahmed Altan, Ti amo, amata, edizioni EO, 21€

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