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Golem Golem

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Len non conosceva l’ebraico, l’avevano cresciuto osservante solo nel senso che osservava le cose

Golem difende gli ebrei dalle persecuzioni? A volte si a volte no. Nella tradizione folklorica ebraica scompare nel 1941 quando si dice che facesse parte dei 33.731 ebrei massacrati dai tedeschi (e collaborazionisti) e buttati nella fossa di Babij Jar vicino a Kiev.

Complice una dose eccessiva di cannabis e qualche chilo di creta rubata nel laboratorio di educazione artistica, Len Bronstein, un giovane insegnante ebreo di Brooklyn, ridà inavvertitamente vita al Golem, il leggendario gigante della tradizione ebraica che i rabbini possono evocare nei momenti di peggiore pericolo, a difesa del Popolo Ebraico.
Inavertitamente perché nel giro di poche ore il Golem assume per la prima volta l’LSD, impara l’inglese da una sit-com e scopre l’esistenza del neonazismo. Il 900 liofilizzato.

Starà a Len e all’amica Miri, una lesbica ripudiata da una famiglia di ebrei ultraortodossi, capire come (e se) impedire che il Golem piombi nel bel mezzo di una manifestazione di estremisti di destra nel Kentucky e faccia vendetta.
Il folklore ebraico, la comicità fulminea da sit-com, la commedia on the road e la satira sociale sono gli elementi che fanno di questo libro un romanzo godibilissimo che filtra con l’umorismo la necessità di non chiudere gli occhi di fronte alla violenza politica, all’intolleranza, al tribalismo identitario, e trovare le armi con cui combatterli.

Adam Mansbach, Il Golem di Brooklyn, SUR, € 18

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