Deserto. Dove l’assoluto incontra l’infinito
Desertus è il participio passato del verbo latino deserere (= abbandonare). Shakespeare definisce così la foresta , i primi topografi inglesi usarono il sostantivo desert o desart per indicare luoghi senza esseri umani. E’ solo con le scorribande colonialiste in giro per il mondo che il deserto si “inaridisce” , diventando luogo senza acqua, di sabbia, inospitale, pericoloso dove la vita umana è appesa a un filo.
E’ un libro fascinoso quello di William Atkins, giornalista del Guardian e di Granta travel, rivista pioniera della letteratura di viaggio, che con una scrittura magnifica (e quindi una traduzione) ci incolla alle 453 pagine de Il mondo senza confini. Ed è il soggiorno nel monastero inglese di Dartmoor, seguito a una obbligata rottura sentimentale, che matura interesse, curiosità, desiderio d’avventura nei deserti del mondo.
Atkins ci introduce alla geologia, alla natura, alla storia, ai popoli, al silenzio e alla poesia del deserto. In un mondo dove tutto è stato esplorato e tutto noto anche se non conosciuto, il deserto ci connette con noi stessi e con un’immensità sconfinata, dove è ancora possibile sperimentare solitudine e isolamento, avventura e scoperta. Luogo elettivo per anacoreti contemplativi e dediti alle pratiche ascetiche e per i narratori delle religioni monoteiste che hanno plasmato l’Europa.
Il racconto del deserto è anche la narrazione di 7 viaggi in 7 diversi deserti del mondo
- il deserto dell’Oman o meglio “la ciotola di sabbia” compresa fra Qatar, Oman e Yemen detta la biblioteca del deserto: territorio di esplorazioni di viaggiatori inglesi condensati in libri imprescindibili per gli appassionati di viaggi (Arabia Felix, Sabbie Arabe, I sette pilastri della saggezza…) dove il nomadismo ascetico dei beduini incontra europei in fuga (?) dal rumore e dal deja vù e le trivelle della Shell
Dune a mezzaluna grandi come balene…La luna piena è così luminosa da far impallidire le stelle
- il Gran Deserto Victoria in Australia ovvero Campo di tuono, dove l’esploratore inglese Charles Sturt si ostinò a cercare il mare interno e che, solo dopo, fu battezzato così da Ernst Giles che, dedicandolo alla regina-imperatrice, lo definì anche “…peggior deserto sulla faccia della terra”. Lo spiritio è sempre quello della conquista, della superiorità europea che ammaestra luoghi sacri ai popoli aborigeni, violandoli, distruggendoli. utilizzandoli per i test della “nuclear capability” inglese
L’esplosione Marcoo avvenne il 4 ottobre 1956, nel tardo pomeriggio, e fu osservata da una delegazione di parlamentari australiani… “felicissimi di quella visita, e assai amichevoli”. Dopo il test vi furono “tuoni e pioggia battente”…Oltre al solito tronco di piramide che indicava il punto della detonazione, c’era un obelisco di cemento simile a una barriera anti-terroristi che commemorava l’opera di bonifica (?) inglese del 1967.. la gente narrava storie di jeep, bulldozer, lavatrici, tutti radioattivi, sepolti a pochi metri sottoterra. L’intero bottino avvelenato dall’uomo bianco”
- il deserto del Gobi e del Taklamakan in Cina ovvero i sovversivi. Qui la dinastia Qing inviava i criminali (e i dissidenti) peggiori (come i criminali inglesi spediti dall’Impero nei posti più infelici d’Australia). Ma se per i nativi australiani il deserto è ispiratore di storie pieno di simboli, per i cinesi è regno del terrore in cui si entra perché costretti o per raggiungere la successiva oasi. Come il monaco buddista Xuangzang che nell’anno 629 decise di percorrere le vie della Seta per raggiungere la fonte delle scritture, in India, Nepal e Sri Lanka. Il Gobi oggi lo si costeggia in treno verso quel nord ovest dove si è dipanata la storia (il dramma) degli Uiguri, dopo l’abolizione del khanato musulmano di Hami e l’arrivo dei coloni Han. Fermandosi ad Ansi (Liuyuan) Atkins prende il minibus per la mitica Dunhuang, la città delle Grotte dei Mille Buddha e ultima oasi per i viaggiatori diretti a Ovest, prima della separazione della grande via della Seta in due tratti che perimetrano il Taklamakan, e dell’ex lago salato Lop Nur, teatro dei test nucleari cinesi
Avevo dato per scontato che la polvere fosse un fenomeno naturale esacerbato dalla desertificazione finchè non vidi un filmato ufficiale dei test sotterranei degli anni Ottanta: l’improvviso sollevamento del terreno, seguito dalla trasformazione istantanea della materia statica in materia area vorticante
- l’Aralklum in Kazakistan. Il Mar D’Aral era il quarto specchio d’acqua interno più grande del mondo, la costa assomigliava a un deserto eppure ricco di fauna selvatica con pellicani, cormorani, gabbiani e rondini di mare e di pesci come lo storione dell’Atlantico e il siluro. Atkins raggiunge l’Aral (aral=isola) in treno, in un mare di deserto, teatro di una delle catastrofi ecologiche più gravi del pianeta. Nel 2004 la superficie del mare era di 67.000 kmq si era ridotta a 17.000, divenendo più salata e distruggendo i pesci d’acqua dolce. Anche qui gli esperimenti nucleari, più potenti di quelli inglesi in Australia e cinesi nel Lop Nur. Ma il Mar d’Aral non era morto, il deserto non aveva ancora vinto
Avevamo perduto ogni speranza, disse un altro uomo…Quando le prime dighe cedettero, proseguì, su quella terra calò una cappa di prostrazione; poi costruirono la nuova diga e per quanto fosse sembrato impossibile, l’acqua cominciò a tornare e con essa tornò il pesce…
- il deserto di Sonora negli Stati Uniti. Si trova fra il Sud dell’Arizona e l’Est della California e prosegue nello Stato messicano da cui prende il nome. E’ il più umido dei deserti USA con 38 centimetri di pioggia l’anno ma le riserve d’acqua dei fiumi che bastavano ai nativi americani non lo erano per coloni e minatori arrivati qui a cercar fortuna. Alla fine dell’800 le pompe cominciarono a estrarre acqua dalle falde sotto il bacino alluvionale, il livello freatico affondò e i pozzi situati a inizio 900 a 6 metri di profondità richiedevano già 30 metri nel 1920. Il fiume Santa Cruz cessò di essere perenne e la vegetazione si ridusse agli sterpi tipici del deserto. E per dissetare Tucson è stato aperto un canale che parte dal fiume Colorado. Non per i migranti da sud tentano di attraversare il deserto, sul confine fra Stati Uniti e Messico va in scena uno dei centri dell’ingiustizia del mondo. I volontari di No More Deaths forniscono cibo, acqua e cure mediche ma, spesso, trovano i bottiglioni d’acqua, che appendono ai rami di mesquite affinché i migranti li usino, tagliati. Da chi? Dalla polizia di frontiera, dagli allevatori, dalle milizie di adolescenti con armi automatiche
- il deserto di Black Rock negli Stati Uniti, nel nord ovest del Nevada, è il letto di un lago asciutto, e una enorme distesa pianeggiante. Anche qui c’era un lago, il Lahontan. non esiste più ma c’è dell’acqua che filtra dalle montagne e inonda periodicamente la superficie arida: sedimenti millenari si aggiungono agli strati depositati dal lago. E’ la Playa. Qui si svolge il Burning Man, un raduno-festival in mezzo al nulla, senza programma ma con molti campi a tema, bar, empori, devoto alla sabbia e alla polvere del deserto.
Quando hai esaurito le risorse di un luogo, o ti sposti o muori. Era una lezione del deserto…dove le certezze della vita civile evaporavano insieme alle sue imposizioni. Se, per qualcuno, il deserto prometteva la liberazione da un corpo rancoroso, offriva anche…la sovranità dello spirito, la libertà del corpo, e una provocazione quasi travolgente.
- il Deserto orientale in Egitto. Fu in questo deserto che, 1700 anni fa, S. Antonio fu messo alla prova dal demonio tentandolo in mille modi, offrendo ad altrettanto artisti materia “incandescente” per le loro tele. Alloggiato nel monastero del santo, l’autore ci descrive i intorni: l’arida valle del Wadi Arabia, un’immensa depressione che attraversa un deserto montuoso fra il Nilo e il Mar Rosso, i monti Galata del nord oltre i quali c’è Il Cairo e quelli del sud che si estendono fino al confine con il Sudan. Deserto, matrice del monachesimo, dove si va per rinunciare alla vita. Ma questo deserto appare molto più vicino alla vita del mondo: sarà la presenza dell’acqua e quindi di ricca vegetazione che lo rende meno inospitale, meno arido. Oggi le strade rendono accessibili tutti i monasteri, meta continua di pellegrinaggi e di devozione verso i monaci che,, spesso portando all’estremo l’ascetismo e la rinuncia, hanno difeso la presenza della cristianità in Egitto.
I diversi stadi della sete. normale secchezza, disordine funzionale, fase del mocassino acquatico, fase della lingua avvizzita, stadio della degenerazione strutturale decritti dall’antropologo e geologo americano William John Mc Gee si apprezzano spesso nelle pagine di questo libro. La sete, la polvere, la sabbia hanno costellato i viaggi di Atkins, forse anche per questo il libro si conclude con un bagno (quasi) ristoratore là dove i deserti egiziani vanno a finire: il Mar Rosso.
William Atkins, Un mondo senza confini, Adelphi 28€
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