Un serial killer chiamato Amianto

La storia dell’amianto è la storia dello sfruttamento operaio. Del capitale che trionfa sul lavoro, che immola le vite delle persone sull’altare del profitto. Le persone sono fungibili e costano poco: ieri come oggi.
Avrei voluto che questa storia non fosse davvero accaduta. Come si dice? Frutto della fantasia dell’autore. Invece è la realtà che ha bussato alle porte di queste pagine. L’immaginazione ha riempito i buchi come uno stucco di poco pregio e ha ridisegnato certi episodi per meglio riprodurre la vicenda di una vita e di una morte. Di una biografia operaia
Alberto Prunetti racconta la storia di suo padre, Renato, rappresentante di una classa operaria fiera del proprio lavoro, duro (sennò non è lavoro) come quello del saldatore trasfertista che gira l’Italia delle fabbriche “pesanti”: Torino, Casale Monferrato, Genova, La Spezia, Mestre, Terni, Taranto…e naturalmente Rosignano, Scarlino, Piombino, dove i tassi di morbilità sono anomali. Maremma schifosa!
Renato è uno capace di saldare tubi a pochi centimetri da una cisterna di petrolio protetto da un telone resistente alle temperature, leggero e indistruttibile. Che fortuna! Ma basta una sola fibra respirata e fra 20 anni sei morto, perché quel telone è l’amianto.
Cresciuto fra Rosignano Solvay (un paese-fabbrica), Gabbro (il paese di Nada), Castiglioncello e il Romito (la strada de Il Sorpasso), in gioventù il padre si divide fra tuta blu e lavoro di cameriere al Cardellino, il locale dove passava il cambiamento del costume di un intero Paese: musica leggera italiana e pop rock anglosassone, minigonne, e una foto con Nada per far morire di invidia gli amici.
Ma Renato ama il suo lavoro in fabbrica, vuole “crescere”, diremmo oggi, chiede nuove mansioni, nuovi incarichi. Diventa saldatore tubista, fra petrolchimico e siderurgia. Viaggia.
Viaggia e respira: benzene, piombo, titanio, amianto. La sensibilità sulla sicurezza in fabbrica è bassa anche fra i lavoratori, figuriamoci fra i padroni. Che sanno ma tacciono.
Le conseguenze non si vedono subito. Renato ha tempo anche di vivere oltre che lavorare: sposa Francesca la mamma di Alberto. passa domeniche allegre in famiglia con pranzi gustosi dove si mangia tutto senza buttar via nulla, ride, soffre con gli amici per le squadre di calcio locali o la nazionale dell’82.
Ma gli acciacchi professionali lo invecchiano rapidamente, anche dopo l’arrivo della sudatissima pensione. Se la gode poco Renato: respira a fatica, i riflessi rallentano, non mangia, non dorme. Il verdetto della TAC è inesorabile: lesioni cerebrali dopo che il tumore al polmone è risalito fino al cervello: radio, chemio, farmaci di ogni tipo compreso gli antiepilettici che rimbecilliscono anche i geni. Rimane poco tempo per qualche boccata di vita: quando ancora cammina, con una parrucca da fricchettone, una cacciuccata vicino al porto di Livorno, un ultimo giro sulla Audi verso La California e i cipressi in duplice filar di Bolgheri e Castagneto Carducci. Il periodo terminale della malattia di Renato è uno strazio, il dolore è terribile, i farmaci lo leniscono a stento, il coma una liberazione.
Triste triste
troppo triste è questa sera, questa sera, lunga sera.
Ho trovato una nave che salpava ed ho chiesto dove andava.
Nel porto delle illusioni, mi disse quel capitano.
Terra terra
forse cerco una chimera, questa sera, eterna sera.E’ Francesca la moglie a ricordare il soggiorno (breve per lei e per il nascituro protetto dalla placenta))a Casale Monferrato, dove ha concepito Alberto, Si, è cominciato tutto lì, nella città dell’Eternit, con “una scaglia d’amianto nidificatasi nei polmoni, amalgama fibroso assassino.
Per Alberto concepito nella città dell’amianto e vissuto nella città del piombato, la vita pare riservargli un’immunità al veleno. Non ai ricordi, non alla rabbia di aver visto morire un padre, la cui colpa è stata quella di lavorare molto, con coraggio e perizia, sempre con la fronte alta. John Lennon lo avrebbe chiamato un vero working class hero. E a questi eroi Alberto sta dedicando la su attività editoriale.
Alberto Prunetti, Amianto. Una storia operaia, Feltrinelli, 11€
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