L’umanità hackerata?

L’epoca in cui Tim Berners-Lee, inventore insieme a Robert Caillau del World Wide Web, preconizzava che sarebbe diventato un media universale e democratico per la condivisione di informazioni e conoscenza sembra lontanissima. Le velocissima e aggressiva colonizzazione commerciale, accelerata dalla crisi della fine degli anni ’90 (la prima bolla digitale), dalla diffusione dei social network (Facebook, Youtube, Twitter, Instagram…), dalla sharing economy (Airbnb, Uber, …) dalle piattaforme di comunicazioni come Whatsapp e Telegram, sta tracciando e trasformando la nostra vita.
Il surplus comportamentale scoperto da Google con la vendita a terzi dei dati raccolti attraverso il nostro uso dei suoi servizi gratuiti è stato un elemento chiave del capitalismo di sorveglianza (termine coniato da Shoshana Zuboff): i dati raccolti dalle tecnologie di consumo vengono utilizzati da agenti di ogni tipo dando luogo ad un’analisi predittiva che non solo conosce i nostri comportamenti ma li prevede e, quindi, li influenza: scuole ed educatori fan dell’educazione personalizzata, banche e assicurazioni, agenzie dell’impiego e HR manager, forze dell’ordine, tribunali, assistenza sociale e, naturalmente, servizi segreti.
A ciò si aggiunge, a partire dal deep learning (capacità di macchine e robot di apprendere), lo sviluppo impetuoso e inquietante dell’Intelligenza Artificiale
Veronica Barassi, antropologa digitale e docente universitaria ci aiuta, con linguaggio preciso ma accessibile, a far luce su questo mondo, in continua evoluzione e sui suoi impatti sulla nostra società. E lo fa con una prospettiva critica sul ruolo degli algoritmi nel plasmare le nostre vite quotidiane. L’approccio entusiasta e acritico (e solo sviluppo della tecnologia) o quello esclusivamente catastrofista sono il contrario di questo libro. Libro ch,e però, ci mette in guardia da comportamenti superficiali e poco informati.
L’adozione massiccia degli algoritmi, in questa fase di transizione dell’umanità, comporta anche rischi significativi per la nostra privacy, la nostra autonomia e la nostra capacità di prendere decisioni libere. Ci stiamo trasformando in cittadini datificati. Noi. Ma anche i bambini che devono ancora nascere.
Il racconto della sua maternità e di come l’uso delle app digitali ad essa dedicate abbiano consentito a Google e a tutti i data-tracker di profilarla come soggetto in gravidanza, tipologia molto ambita per tutte le app e i data-tracker. Da quel momento le sue bambine sarebbero state tracciate ancora prima di venire al mondo. Se una mamma in attesa ( o anche un papà) si rileva ansiosa, il prossimo passo sarà consigliare tutto ciò che potrà proteggere o controllare il proprio figlio. Quanti lo fanno già fornendo, a loro insaputa, anche dati sensibili?
Ma c’è di più. Ci sono aziende che incentivano le lavoratrici in gravidanza, anche con benefici monetari, a usare app dedicate come Ovia per monitorare l’andamento mese per mese e ricevere consigli da esperti. e poi condividere i dati, teoricamente in forma anonima e aggregata, con i datori di lavoro.
Ma i dati aggregati possono essere ri-identificati e connessi ad altri raccolti da conversazioni fra colleghi e le Alexa diffuse in molte case. E se la profilazione medica è antica , quello che è “nuovo” è la condivisione delle informazioni che tali app hanno fanno con i partner terzi che, a loro volta, lo fanno con quarte parti, e poi con le Big Tech potenziali padrone dell’umanità prossima ventura (e un po’ di quella attuale).
I nostri Home Life Data possono essere aggregati a una grande quantità e varietà di altri dati personali raccolti fuori dalle nostre abitazioni…Negli Stati Uniti sono già molti i casi di registrazioni tramite Alexa che sono state portate in aula durante un processo
Tali meccanismi valgono per tutte le applicazioni mediche- mHealth – dedicate al monitoraggio della salute il cui valore di mercato è i crescita esponenziale. In Paesi come gli USA dove l’assicurazione sanitaria è legata al posto di lavoro ed erogata dalle aziende
Adottando un vero e proprio approccio etnografico, l’autrice conduce la sua ricerca con persone e famiglie per comprendere motivazioni, modalità e pensieri sull’utilizzo della tecnologia. Lo fa in un momento in cui la stratosferica mole di dati raccolta, rubata, acquistata sta consentendo uno sviluppo dell’Intelligenza Artificiale senza confini.
Questo può portare benefici per sviluppare la ricerca scientifica, accelerare la scoperta di vaccini e farmaci, gestire meglio le catastrofi naturali, gli interventi emergenza, manutenere e aggiustare guasti, ma anche condurre al declino dell’umanità.
Regolamentare, richiedere trasparenza, ripubblicizzare quanto è esclusivamente privato è indispensabile. Ma anche acquisire una consapevolezza individuale. Accanto al declino del quoziente di intellettuale il rischio è, utilizzando l’espressione di Yuval Harari, l’hackeraggio della civilizzazione umana.
Veronica Barassi, I figli dell’algoritmo, Luiss, 18€
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