La guerra che abbiamo vinto
Maurizio Pagliassotti, report e scrittore di grande qualità, ha seguito, a ritroso “la rotta balcanica”, o meglio le rotte che passano anche dai Balcani. Ha percorso 6.000 km., in parte a piedi, dal confine italo-francese fino a quello turco-iraniano.
Perché lo ha fatto? Per professione certo, raccontare e informare, ma anche mosso da desiderio di comunicare la realtà dura, quasi senza speranza, di un mondo che sta facendo la guerra ai poveri, ai “migranti”, a chi fugge dalla miseria nera e della violenza senza fine. Quel mondo è l’Europa dei diritti che, come scrive l’autore, ha esternalizzato la gestione dei migranti e con essa la violenza e la ferocia che l’accompagna.
L’esternalizzazione inizia dopo Trieste: nella città del melting pot mitteleuropeo coloro che ce l’hanno fatta si nascondono nei magazzini abbandonati, tentando di attraversare le reti saldate per impedirne l’accesso, per salvaguardare i confini. Ma è attraversando i Paesi della ex Jugoslavia che appaiono “gli invisibili”: dispersi nei boschi, cacciati, picchiati, vessati, accampati nel campo profughi di LIPA, arrivano dall’Africa e dall’Asia, attendono di vincere alla roulette dell’approdo in Europa, attendono. Che sarà mai qualche mese dopo anni in viaggio.
I luoghi della rotta balcanica recano ancora, calde, le ferite della guerra fratricida degli anni ’90 e i fiumi di denaro arrivati, dopo, hanno arricchito gli investitori privati e le lobby di poche famiglie locali, in particolare nella Bosnia dei bosgnacchi, abbandonati da quasi tutti, dei saraievesi assediati per 1425 giorni, delle pulizie etniche di ieri e della emigrazioni dei giovani, verso l’Europa dei ricchi, dei giovani.
La comprensione verso i poveracci che fuggono dalle violenze e dalle guerre c’è, la voglia e la capacità di farvi fronte si sta esaurendo. Perché se l’aiuto ti arriva spesso da chi ha poco, la sopportazione ha un limite. Nel racconto di Pagliassotti l’accetta che taglia il bene di qua e il male di là non c’è: le persone che si spostano sono un business per molti, a volte anche per alcuni di coloro che si stanno spostando, Il traffico di essere umani è, insieme al commercio di droga e armi, l’area di affari più redditizia per la criminalità organizzata.
Sono afghano, mi avete bombardato la casa, avete armato i talebani, perché non posso entrare? Sono siriano, i russi hanno distrutto la mia casa e sterminato la mia famiglia, perché non posso entrare?
I “poveracci”, gli “invasori” se la passano male ovunque passino: nei Balcani, in Ungheria, lungo la strana rotta che porta a Minsk in Bielorussia ma anche nella culla dei valori europei, in Grecia, dove “lavoratori seduti sui talloni faticano silenziosi di fianco a una ciotole con qualcosa da mangiare”; dove “In un ambiente angusto e ghiacciato…uomini magri, emaciati, con gli occhi vuoti..stanno gli uni vicini agli altri in un angolo vicino a una stufa a gas come cani bastonati” fra resti di cibo che i topi si stanno divorando.
L’autore sperimenta una paura che supera quelle provate durante il viaggio, qui rammenta Primo Levi e pensa che quelli che ha visto non sono più essere umani. E allora affiora la classica domanda: perché partono queste persone? Certo, hanno diverse aspettative sulla civile Europa, ma la determinazione a trovare una vita migliore, la consapevolezza che esiste qualcosa di meglio della miseria e della violenza, l’insopportabilità di guerre decennali sono tali da far superare qualsiasi ostacolo. Respinti, umiliati, offesi ai nostri confini, attendono la prossima occasione.
Pagliassotti non fa sconti, non rassicura, anche quando l’emozione lo assale di fronte alla dignità e alla forza di persone inermi che si nascondono dalla violenza della polizia croata: perché ci racconta il cuore nero d’Europa capace di pagare dittatori, corrotti, di ingranare la marcia della paura nei confronti dei propri poveri per poi voltarsi dall’altra parte per continuare a fare affari. Business as usual.
La sua guerra questa Europa, lanciata verso un rancore mal represso, l’ha vinta: contro i poveri dell’altra parte del mondo. La prossima sarà quella contro i poveri autoctoni?
Perché ci ricorda il titolo di una vecchia biografia di Jim Morrison: No one here gets out alive?
Il libro verrà presentato, presente l’autore, Venerdì alle 18 in Piazza Martire della Libertà a Villasanta
Maurizio Pagliassotti, La guerra invisibile, Einaudi, 18€
Lascia un commento