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Nessun mondo nuovo per il dopo

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Certo la preoccupazione per il Presidente c’era. Cosa sarebbe successo dopo visto che nemmeno lui ci pensava? Ridicolo ma dopo di lui poteva esserci solo la fine del mondo. E così fu.
Reddito basso ma certo, feste popolari, indipendenza, cultura, cinema, autogestione delle fabbriche, le Olimpiadi, persino le vacanze quando i serbi e i bosniaci andavano al mare in Croazia. Eh si perché tutti erano anche cittadini della federazione socialista jugoslava.
“Era stato bello così tanto da cancellare tutto il resto…” E il resto era un regime autocratico capitanato da un politico geniale amante del cinema che mandava i suoi giornalisti a formarsi in Occidente, ma incapace di preparare il dopo di lui, chiudendo gli occhi sulla comoda nomenklatura che lo circondava, incurante della produttività dell’economia calante e dell’insoddisfazione montante. Insoddisfazione all’occorrenza incanalabile in un tunnel: il nazionalismo.
Così il sogno è diventato un incubo, Il cancro nazionalista si è diffuso e il “glorioso esercito” di un tempo frantumato, lasciando dietro di sé dolore, sangue, stupri etnici, stragi, ingiustizie e odio…tanto odio.
Dopo le guerre. dopo la divisione nessun mondo nuovo è nato ma divisioni, emigrazioni, ex

Il governo indonesiano ha iniziato i lavori per spostare altrove la capitale Giacarta, una metropoli dove 30 milioni di persone sono immersi in un clima ormai invivibile e che potrebbe parzialmente sprofondare intorno al 2050; alcuni atolli disabitati delle Maldive sono già stati sommersi dalle acque dell’Oceano Indiano, l’avanzata del deserto e l’inaridimento delle terre coltivabili costringe intere popolazioni africane a muoversi per cercare altrove forme di sostentamento. Sono fatti che rendono meno fantascientifico il paesaggio italiano che si presenta agli occhi del giovane Milordo nel 2786 e, in particolare, le numerose città a mollo, tutte patrimonio UNESCO, mitici gioielli del sapere e del saper fare dei popoli italici.
Il tempo a nostra disposizione per arrestare gli effetti del cambiamento climatico è sempre più scarso. L’attuale modello economico, gli stili di vita, gli allevamenti intensivi, il “troppo di tutto ma non per tutti” rischia di distruggerci.
Lo slogan “salviamo il pianeta” è inesatto, il pianeta si modificherà ma noi forse no. Non c’è abbastanza spazio sulla Terra per evacuare tutti, per rialzare le città, per trovare nuove terre da coltivare. Quello che ci manca è il senso di urgenza che dovrebbe spingerci ad agire. Ora.

L’acquisto di questo libro contribuisce alle attività del neonato Museo di Geografia di Padova.
Telmo Pievani e Mauro Varotto, Viaggio nell’Italia dell’Antropocene, Aboca, 22€

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