Italia criminale

Roberto Casalini ci propone un racconto peculiare del nostro Paese: le decine di crimini privati e pubblici dall’Unità, dal 1860 a oggi. Brutalità primigenia, la definisce l’autore, fin dai delitti che accompagnano la nascita dell’Italia fra garibaldini, piemontesi e briganti. Storie nere, omicidi, violenze, stragi: non ci siamo risparmiati nulla.
Il Paese degli slanci generosi, della creatività, della “industriosità” è anche il Paese degli ipocriti e dei violenti, dei corrotti e dei traditori. La storia d’Italia è anche una storia criminale.
Dall’uccisione del padre di Giovanni Pascoli (sulla la cavallino storna…) al freddo assassinio dell’editore Raffaele Sonzogno del 1875, alla maestrina suicida perché molestata dal sindaco e diffamata con l’accusa di aborto (non vi ricorda un certo Paese bigotto affamato di virtual porn?) nel 1886, alla Isolina fatta a pezzi dagli alpini a Verona nel 1900, innumerevoli e spaventevoli sono gli atti di ferocia particolarmente accaniti contro donne, bambini, malati, fragili.
Nel secolo breve di 2 guerre mondiali e una dittatura al tempo stesso feroce e ridicola, l’orrore si amplifica ma va taciuto. Il regime fascista non ama la cronaca nera, al massimo 30 righe per notizia impone il MinCulPop. Di nero ce ne già abbastanza: i delitti Matteotti, Don Minzoni, i depistaggi del feroce gerarca Farinacci quando scoppiano bombe, le stragi in Etiopia, Albania e Grecia, le stragi nazifasciste.
Non va meglio nel Dopoguerra. Certo sono anni di ricostruzione, di affrancamento dalla povertà, di drastica riduzione dell’analfabetismo ma subito dopo la guerra c’è spazio anche per le vendette personali, spesso ammantate di giustizia, di partigiani in armi, per le bande violente che rapinano e uccidono, per i mafiosi “in erba” che già gettano ponti fra l’Italia e gli Stati Uniti e per scandalosi delitti eccellenti: il caso Montesi, il delitto Fenaroli…
“La Borsa nera prospera, la povertà esaspera il conflitto sociale, gli omicidi si impennano: era 564 nel 1939, nel 1946 erano diventati 5776. Scenderanno negli anni successivi, ma lentamente: nel 1951 sono ancora 2176 e per contarli sotto i mille, a quota 837, bisognerà attendere il 1953 ” (n.d.r. nel 2023 sono stati 330 con una popolazione di 12 milioni in più)
Il boom economico e la stagione dei diritti fanno fare un salto di civiltà e di benessere mai visto ma aprono anche la stagione dei cadaveri eccellenti, delle stragi, del piombo quasi che l’evoluzione democratica del nostro Paese dovesse essere tarpata, avvelenata, bloccata.
Delitto Mattei, piazza Fontana, Italicus, piazza della Loggia, loggia segreta P2, Roberto Calvi, stazione di Bologna, Ustica, delitti Calabresi, Moro, Bachelet, Tobagi, i giudici Amato, Galli, Alessandrini… per arrivare ai delitti di mafia, ai cadaveri eccellenti, alle stragi di Falcone e Borsellino, ecc, ecc, ecc.
Per quasi tutti verità a metà, depistaggi, stato e servizi segreti deviati.Ai fatti pubblici si alternano sempre quelli privati con il familismo infernale, l’individualismo che si guarda l’ombelico, la noia, il patriarcato omicida finalmente riconosciuto come tale, il razzismo sdoganato: via Poma e Simonetta Cesaroni, il delitto dell’Olgiata, Gucci, la suora e le sataniste di Chiavenna, Raffaella Castagna e Olindo e Rosa, Chiara Poggi, Stefano Cucchi, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Luca Varani torturato e ucciso da rampolli della media borghesia romana, Willy Monteiro Duarte massacrato dai bombati fratelli Bianchi e, anche se nel libro non c’è (non era ancora successo) Giulia Cecchettin.
Un resoconto puntuale, impietoso di un Paese abitato non solo da brava gente, a cura di un autore capace di dedicare senza omissioni 2/3 pagine per ogni evento criminale, senza indugiare nella retorica o nel voyerismo ma pervaso da una vera passione civica: un libro che si legge senza intoppi, una lettura dura ma necessaria. Per capire chi siamo.
“A lavoro concluso, mi rendo conto di aver privilegiato soprattutto i delitti che rivelano il cuore di tenebra del carattere italiano, se carattere italiano esiste; la brutalità che riaffiora anche nella modernità avanzata, come se la civile convivenza fosse soltanto una vernicetta che si scrosta rapidamente una buccia sottile che racchiude una polpa velenosa”
Roberto Casalini, Sangue italiano, Neri Pozza,€ 20
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