L’amicizia lanciata contro l’ingiustizia

Il paragone con L’amica geniale della Ferrante ha una comprensibile valenza commerciale, ma La Malnata di Beatrice Salvioni propone qualcosa di diverso e introduce (anche) nei drammi che racconta il valore della ribellione e di una sua vincente possibilità.
Nel gretto conformismo dell’Italia fascista, in una cittadina di provincia – Monza – due ragazzine provenienti da famiglie e storie apparentemente inconciliabili, stringono un’amicizia d’acciaio. Dall’inizio alla fine sulle rive del Lambro, dove a capo dal gruppo dei bambini che giocano fra acqua, sassi e rovi c’è lei: la Malnata.
Maddalena la Malnata e Francesca la ragazza perbene uniscono forza e fragilità per controbattere la violenza “virile” dei maschietti fascisti, l’ipocrisia una madre che si agghinda per le parate mussoliniane, il mattutino saluto fascista con il rifiuto di salutare e benedire il Duce ,fino a fari espellere. E soprattutto per vendicare la sorella di Maddalena che si è gettata nel Lambro per la vergogna di essere incinta di un fascista che l’aveva usata e poi “buttata”
Sullo sfondo le guerre “coloniali” dove vengono mandati alla morte ragazzi innocenti, l’autarchia e la richiesta di “comprare italiano” e donare le fedi nuziali alla patria.
In questo contesto Maddalena e Francesca si ribellano, danno una lezione a Tiziano “violentatore” seriale. E di fronte al Podestà e alla folla mugghiante non tacciono. Forti come non mai.
Ambientato a metà degli anni ’30, il libro e la scrittura sono assolutamente contemporanei. Con lo sguardo impavido di una scrittrice di 28 anni.
Beatrice Salvioni, La Malnata, Einaudi, 17,5€
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