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Ritagliare spazi, costruire cornici

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A cosa servono i confini? Dipende da quale tipo di confine consideriamo . Ma tutti indicano come gli umani organizzano lo spazio, dove intendono “mettere le cose”, ordinandole. La definizione degli spazi (sulla terra o dentro un cassetto) richiede classificazioni e separazioni ,tracciate da una linea fisica, immaginaria o simbolica: un confine.

Marco Aime e Davide Papotti propongo quasi un atlante dei confini, un libro veloce e comprensibile lettura, un’introduzione a una formazione antropologica e geografica.

E’ stata per molti noi la geografia, con la tradizionale rappresentazione cartografica, a trasmetterci il concetto/simbolo di confine: fisico e politico. Il primo apparentemente naturale (una catene montuosa, un fiume, confine o congiunzioni?), il secondo decisamente antropico, culturale e dipendente dai rapporti di forza storicamente determinati. Ma è l’antropologia che ci fa transitare verso significati più profondi, concettuali, simbolici che paiono confermare l’esigenza di sapiens di separare, delimitare, rappresentare, inventare e costruire i confini.

Il libro è articolato in 18 capitoli per altrettante tematiche capaci di individuare diversi tipi di confine: forme e funzioni, colore (della pelle), cartografico, culturale, simbolico, alimentare, archeologico, turistico, umano, religioso, generazionale, di classe, fra umano e naturale, di genere, linguistico, artistico, letterario…sconfinato ovvero senza confini.

Una proposta editoriale utile per i non specialisti, per chi voglia, alzando la testa dal proprio “particulare”, farsi un quadro d’insieme del mondo in cui vive.

Marco Aime, Davide Papotti, Confini, Edizioni Gruppo Abele, 18€

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