Passa al contenuto principale

L’orrore nella dolce Irlanda

|

Una scrittura limpida e affascinante per un racconto che unisce la delicatezza e la poesia di luoghi e gesti quotidiani alla cruda realtà del potere, della violenza, della discriminazione, dell’oppressione religiosa. L’autrice narra una delle vicende più dolorose dell’Irlanda e la colloca negli anni ’80 del Novecento.

Il carbonaio Bill Furlong, figlio abbandonato da un padre sconosciuto viene affidato alle cure della madre che, fortunatamente, trova ospitalità nella casa della signora Wilson. Bill è una persona onesta, gentile ma non indifferente. Da qualche tempo inizia a chiedersi il significato dell’essere cristiani (cattolici). Ci si può accontentare del quieto vivere? Si possono chiudere gli occhi di fronte a realtà indicibili?

Sposato e padre di 5 figlie, per il cui futuro lavora da mattino a sera, Furlong è un carbonaio e consegnando il carbone (o legna) alle case dei vicini e a un convento gestito da suore, dove viene svolto il servizio di lavanderia. Lì sono “ospitate” ragazze da correggere, perché “impure”, come la Maddalena del tramandato stereotipo. Li, in realtà, sono detenute ragazze schiavizzate.

Furlong, memore delle gentilezze e dell’accudimento che la signora Wilson riservò a lui e a sua madre-nubile, comprende che è tempo di agire. E così, durante una consegna di carbone, raccoglie il grido d’aiuto di una delle ragazze, sfruttata, vessata, infreddolita e affamata, e scopre le bugie della madre superiora. E fa la cosa giusta: libera la ragazza, la porta con sé.
Ma dove? Dal parroco? No quello è un complice. A casa sua dove teme “l’accoglienza” della famiglia? In paese dove sa che si attirerà l’ira funesta o l’indifferenza dei compaesani? Non lo sa, ha paura ma sa che deve farlo per continuare a guardarsi allo specchio. Deve salvare la ragazza. 90 pagine da leggere tutto d’un fiato.

Le case Magdalene in Irlanda fra le 10.000 e le 30.000 donne. Dirette da suore e preti cattolici, le donne venivano internate per i motivi più disparati (v. Sinead O’Connor). La complicità dello Stato, l’omertà dei cittadini su cui vigeva il rigido controllo “morale” della chiesa cattolica contribuirono a prolungare nel tempo la loro esistenza. Molte donne trascorsero anni, se non l’intera esistenza, fra le mura degli istituti, sottoposte a lavori pesanti e umilianti, come quello delle lavanderie, scelto perché simbolo di purificazione… Donne a cui venivano tolti i bambini (dopo lo svezzamento) poi dati in adozione o agli orfanatrofi, a volte venduti. L’ultima casa “Magdalene” fu chiusa nel 1996 a Dublino. Lo Stato irlandese chiese ufficialmente scusa per il suo comportamento solo nel 2013, istituendo un fondo di riparazione per le donne maltrattate, riconoscendo così la propria complicità. Le recentissime modeste scuse della chiesa cattolica sono ben poca cosa rispetto all’orrore perpetrato per decenni. Un Memorial Center è stato aperto a Dublino nel 2022 nella centralissima St. Stephen Green.

Claire Keegan, Piccole cose da nulla, Einaudi, 13€ .

Se ritieni questo contenuto interessante condividilo sui tuoi canali social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Argomenti

Iscriviti alla Newsletter