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Autore: lorena.ferrari@pagina59.it

5500 anni fa…

E’ veramente antica la scrittura, “il più importante strumento culturale di cui dispongano gli umani”

Segni, sistemi di scrittura, lettere e alfabeti di tutto il mondo, codifiche digitali con il sistema UNICODE (dotato di 144.697 caratteri, aggiornati ogni anno) che ha lo scopo di riprodurre qualsiasi lingua del mondo: è un viaggio affascinante e originale quello che Vitali Konstantinov propone a ragazzi e adulti. Attraversa i secoli, le civiltà, la storia, le tecniche e le tecnologie e lo fa alternando segni la scrittura, l’illustrazione e il fumetto.
Come in una navigazione a più dimensioni, l’album passa dalle scritture esistite – scomparse o in disuso – , a quelle esistenti e persino a quelle immaginarie in cui si cimentarono Ildegarda di Bingen, Thomas More nella sua Utopia, Tolkien che ne inventò una quindicina ad uso di elfi, nani e hobbit e poi il klingon del mondo di Star Trek… Anche la scrittura guarda al futuro!

Vitali Konstantinov, La grande storia della scrittura, L’Ippocampo, 19,90€

Affinché il mondo sia vostro

Elena Favilli prosegue la serie fortunata lanciata con Storie della buonanotte per bambine ribelli.

La proposta del 2022 è un invito all’impegno, alla ribellione civile per un mondo migliore, quello che in cui vivranno le bambine di oggi.

Alternando la storia delle conquiste ottenute e dei miglioramenti realizzati a tutto ciò che resta da fare, l’autrice costruisce una vademecum attorno a 5 parole essenziali:
1) La Costituzione
2) La Politica
3) La Comunità
4) L’Agenda 2030 (i 17 obiettivi individuati dall’ONU per migliorare la vita della popolazione mondiale)
5) La Cultura

Diventare parte attiva della comunità fin da piccola, mettersi all’ascolto di quella campana che suona anche per te. Perché il futuro è adesso.

(a cura di) Elena Favilli, Guida per bambine ribelli, Mondadori, 19€

Il libro che piace alla Sovrana lettrice

E’ stato Alan Bennet, in quel delizioso libretto che è La Sovrana Lettrice, a segnalarci un libro di autentico successo “popolare” nell’Inghilterra dell’immediato dopoguerra.

“Fu quindi una fortuna che quel giorno le cadesse l’occhio su una ristampa di Rincorrendo l’amore…La regina lo sfilò dallo scaffale…e si sentì rassicurata”

Nancy Mitford – si, Mitford come le famose sorelle pubblica nel 1945 un libro perfetto per un pubblico desideroso di ritrovare leggerezza e humor dopo un periodo di stenti e paure.
La trama è solidamente ancorata a una stravagante storia d’amore, dove il personaggio maschile, Fabrice, allude al grande amore della scrittrice, e la scena allestita è quella della fascinosa, decadente e insopportabile aristocrazia inglese.

“Un altro mondo” come scrive Bennet, ancora capace di ispirare piacevolmente romanzi, film e serie televisive e attrarre milioni di lettori e spettatori.
Così eccentrici, così educati, così perfidi questi inglesi di quasi 80 anni fa. Ma terribilmente divertenti.

Nancy Mitford, Rincorrendo l’amore, Adelphi, 18€

Un Ceco nel grande Nord

E’ quasi un pellegrinaggio alla ricerca dello spirito della natura, dai paesaggi bucolici della Danimarca a quelli severi e melanconici del nord della Norvegia, quello che intraprende nel 1936 Karel Capek, il più visionario scrittore cecoslovacco. A lui si deve la parola ROBOT, a lui la descrizione di un’arma dall’immenso potere distruttivo “che l’umanità avrebbe sicuramente messo a tacere”(!)

Viaggio al Nord è un libro-guida, più interessante ed emozionante di molte pubblicazioni turistiche, capace di condurci in Danimarca, Svezia, Norvegia utilizzando treni e traghetti. La descrizione dei luoghi, dei paesaggi, delle betulle, dei licheni e delle muffe che coprono le rocce a picco sui fiordi norvegese e soprattutto della luce che illumina i popoli della mezzanotte si interrompe per qualche vivace ritratto delle poche persone incontrate, con un perfetto umorismo ceco che ricorda Bouhmil Hrabal.

Il lirismo che pervade il racconto del viaggio è inframmezzato dai disegni dello stesso Capek che descrivono Odense, il paese di Andersen in Danimarca, terra di burro e latte, quiete e tranquillità, oppure le rive del Malaren, il grande lago che lambisce Stoccolma e le sponde del Mar Baltico, il Lofoten (e non le Lofoten) e la piccola chiesa di Trodense, le casette norvegesi di Bardudal e Malselvdal, e poi fiordi a volontà, fratture taglienti e paurose per i quali le parole non bastano.

“Che importa conoscere l’ora e i minuti. Qui non c’è notte, e per la verità neppure giorno…E’ solo un mattino senza inizio che si va mutando in una sera senza fine…”

Paesaggio e luoghi idealizzati sotto cui si cela l’orrido della perfezione nordica come ci ricorda Cees Nooteboom nell’introduzione. Lo stesso orrido della fine degli anni ’30, fisicamente percepito dall’europeo continentale Capek.. “Non c’è diplomazia, non c’è alleanza di popoli così universale come la letteratura, ma la gente non le attribuisce il giusto peso, è così. E’ per questo che gli uomini possono ancora odiarsi ed essere estranei fra loro”

Karek Capek morì di edema polmonare nel 1938, poco prima che la Gestapo irrompesse nel suo appartamento.

Karel Capek, Viaggio al Nord, Iperborea, 18€

Il dilemma del giovane turco

Kopoglu, melanzane arrostite con yogurt, purea di fave, girit zeme, formaggio con pistacchi alla cretese, insalata di rucola e mandorle, crema di carciofi con limone e spezie, polpette di bulgur ripiene di carne e noci: si può lasciare senza soffrire un Paese con una tal sinfonia di cibi e sapori?

Salih pensa che ce la farà. La Turchia lo respinge, affossa il pensiero, esalta i mediocri, lo licenzia dal giornale in cui lavora. Al Bistrò delle delizie gli amici tentano di convincerlo a non partire, a non andare in Brasile.

Istanbul, i battelli sul Bosforo attivano i ricordi di Salih e svelano i veri motivi di una partenza tanto desiderata come un amore perduto per sempre.

Ma la morte improvvisa di Afitap, proprietaria del Bistrò, cambia il destino di Salih perché è lui ad ereditare il Bistrò delle delizie. Episodi bizzarri lo portano a rinviare il viaggio, fino a che un orologio fermo gli fa perdere il volo. L’entusiasmo svanisce, il cuore è schiacciato.

Un romanzo di una giovane scrittrice, immerso nella Turchia contemporanea e nel dolore esistenziale di molti coetanei sospesi fra la voglia di andarsene e il legame con la terra natia, con la propria casa.

Tugba Dogan,Il bistrò delle delizie, Carbonio Editore, 15€

Il dilemma del giovane turco

Gli scavi dell’ingegnere

Il primo scavo è quello che viene affidato all’ingegner Caterina Formica, per aprire il cantiere dell’argine di Spina, piccolo paese della Pianura Padana, il secondo scavo è quello che Caterina intraprende dentro la sua vita, dentro sé stessa.

“Buon giorno signora.
Ingegnere.
Signora mi sembra più gentile.
Non siamo qui per scambiarci gentilezze.
Ha ragione sa? E’ giusto tenere al proprio titolo.
Non è un titolo nobiliare. E’ il lavoro che faccio. Ingegnere.”

Non sembra iniziare per il verso giusto il rapporto fra l’ingegner Caterina e il geometra, l’assessore, gli operai, le vedove delle gli operai. Ma poi l’anonima umanità che la circonda si disvela poco a poco: Bernini, Musso, Luisa, Nando, Antonio…Un’umanità vulnerabile come lei. Le che prende le misure e calcola distanze e quando sbaglia deve ricominciare da capo, deve ri-costruire. Sforzo, pazienza, cura: la frustrazione si trasforma in soddisfazione quando finalmente l’argine viene collaudato.

Un argine che le serve edificare anche nella vita, per lasciar andare il passato, i segreti e un amore interrotto che sembra non finire mai, in una solitudine faticosa ma necessaria.
Per imparare a camminare sulle proprie gambe, per camminare sull’argine.

Veronica Galletta, Nina sull’argine, Minimum Fax, 16€

In cammino con il monaco d’Irlanda

Il cammino di San Colombano è un itinerario europeo che parte dall’Irlanda, dalla provincia di Leinster nell’area centro orientale dell’isola.

Se l’Irlanda custodisce l’origine del santo e la partenza del cammino a lui dedicato, l’Italia ne costituisce l’approdo con Bobbio e l’Abbazia eretta dal monaco irlandese nel 614. Con Francesco e Benedetto, Colombano completa il trittico di 3 grandi santi medievali

La guida, redatta da Caterina Barbuscia e Valeria Beretta, propone il “pezzo” italiano: 330 km. che dal confine svizzero conduconoa Bobbio, nell’Appennino piacentino.

E’ un itinerario che riassume tutti i paesaggi lombardi fino al confine con l’Emilia: le Alpi, i laghi con il ramo lecchese del Lario e il cammino lungo il Sentiero del Viandante, i fiumi con l’Adda, il Lambro e il Trebbia, la metropoli con l’area urbana e periferica di Milano, la ricca e antropizzata Pianura Padana, la salita alle colline meridionali che uniscono la Lombardia all’Emilia.

Come tutti i cammini può essere percorso, per chi ha tempo e gambe, integralmente oppure privilegiando un avvio pianeggiante dalla provincia di Milano fino a San Colombano al Lambro (territorio dell’unico vino doc milanese) per poi impegnarsi nella salita che porta ai 467m. di San Giorgio di Bobbiano e, dopo Bobbio e la sua Abbazia, ai 650m. dell’Eremo di San Michele. In questo caso la guida indica 8 tappe con una lunghezza variabile fra 8 e 23 km. Vale la pena di dedicare il meritato giorno di riposo alla visita di Bobbio e della sua enogastronomia.

Gran parte del percorso è segnalato da cartelli e tabelle che riportano il nome del cammino e il logo dell’Associazione europea

Caterina Barbuscia e Valeria Beretta, Il cammino di San Colombano, Terre di Mezzo, 15€

Ritornare a viaggiare con i Cantalamappa

L’attesa ristampa del libro Cantalamappa è finalmente arrivata. Guido e Adele Cantalamappa la strana coppia di “vecchi freakettoni” che ama girare il mondo, sono di nuovo disponibili per tutti coloro che non li conoscono, per chi, nel 2015. era troppo piccolo e distratto, per chi vuole regalare uno scampolo di immaginazione del mondo che c’è e non c’è.

E’ il mondo dei luoghi – veri, verosimili e fantastici – descritti nel librone dei viaggi dove sono conservati tutti i ricordi di Guido e Adele: storie di utopia, di resistenza, persino di sovversione. Si perché i Cantalamappa sono viaggiatori e non turisti: e questa è già una scelta di resistenza. E poi non usare cellulare, non fare selfie, non usare google map (ohibò!) ma le vecchie meravigliose mappe cartacee, è addirittura sovversivo.

Rileggendo il libro, a 7 anni dalla prima uscita, è ancora più urgente l’esigenza di dare un calcio al conformismo, anche nei viaggi, di trasgredire e non attenersi ai canoni codificati, di far volare l’immaginazione e il pensiero.

Fra geografia e storia si viaggia in Inghilterra, all’Isola del Tesoro, alla ricerca del centro del mondo, ai moai di Rapa Nui, alla micro-nazione dell’Isola delle Rose, all’indimenticabile Monte Rubello, il monte dei ribelli, dove ci si imbatte nel cippo dedicato a Fra Dolcino e Margherita. In disaccordo con Dante che li piazza all’Inferno, nel libro dei Cantalamappa, la coppia di innamorati viene celebrata come simbolo e stimolo per tutti coloro che non si arrendono all’ingiustizia e alla prepotenza. Per chi non ci sta.

Wu Ming, Cantalamappa, Illustrazioni di Paolo Domeniconi, ElectaJunior, 14,90€

Com’era bello il calcio di Nereo

C’era una volta il calcio. Recita così l’incipit di questo libro di Gino Franchetti, giornalista di Gazzetta dello Sport, Stadio, Il Giorno, Corriere della Sera e grande cantore del calcio del divertimento, della fantasia, del tifo domenicale.
Quello fatto da persone come Nereo Rocco, il paron, Nils Liedholm, conte a Milano e barone a Roma, Herrera il mago, Manlio Scopigno, il filosofo, Luis Carniglia, Bruno Pesaola…

Questo calcio mantenne magia e umanità anche quando arrivarono fiumi di soldi da imprenditori e finanzieri, “fino a quando le truffe divennero prassi comune e frotte di maneggioni pretesero di governare le sorti dei calciatori migliori”, alla stregua di “mercenari” a cui garantire compensi stratosferici anche quando passano la maggior parte del tempo in panchina o sono afflitti da infortuni ricorrenti. Fino a farlo fallire. perché diciamolo il calcio italiano, ovvero le società calcistiche sono finanziariamente ed eticamente fallite, con bilanci tenuti in piedi da plusvalenze immaginarie..

Certo il calcio di ieri e quello di oggi si confrontano con società, economie, valori completamente diversi. Un calcio dove è difficile rintracciare persone come Nereo Rocco, la cui vicenda umana e calcistica è il cuore di questo libro. Un cognome bizzarro per un triestino come lui? Forse perché italianizzato dal padre dopo la guerra 15-18, dal cognome mitteleuropeo Von Roch al quasi partenopeo Rocco.
Per non parlare di Niels Liedholm (il Lidas di Gianni Brera) imperturbabile riluttante allenatore del Milan di Berlusconi che alle domande dei giornalisti sull’intrusione di quel ricco proprietario di TV rispondeva: “Lui può. E’ stato allenatore di Edilnord”

Dove rintracciare oggi una battuta del genere nei fiumi di parole e telecronache omologate e ripetitive, dal pathos indotto del telecronista “embedded”?

Gino Franchetti, Un calcio da ridere. Rocco e i suoi gemelli, Prospero editore, 14€

Il cronista della Stella Rossa

Sottoposto a censura nell’Unione Sovietica post bellica, mai completamento adottato dall’Occidente perché poco calzante con i canoni della “dissidenza classica”, Vasilij Grossman ha trovato negli ultimi decenni il posto che merita fra i grandi della letteratura mondiale.

Nella sua vita scorrono nomi e luoghi della cronaca dei nostri giorni. Nato in Ucraina a Berdichev in una famiglia ebraica assimilata, sostenitrice della Rivoluzione d’Ottobre e decimata dalla furia nazista (mamma inclusa), Grossman studia chimica e lavora nelle miniere del Donbass, a Donestk. Ma la vocazione è un’altra: la scrittura.
Diventerà uno dei più celebri giornalisti di guerra, scrivendo per uno dei giornali dell’esercito: Stella Rossa. Al seguito dell’Armata Rossa, Grossman viaggerà da Stalingrado fino alla Polonia, fino alla scoperta dei campi di sterminio nazisti di Treblinka e Majdanek.

Dopo la guerra avvia il progetto letterario della sua vita: un “Guerra e Pace” del XX secolo, composto da Stalingrado, finora inedito in Italia, e da Vita e Destino, pubblicato nel 2008 sempre da Adelphi.
Stalingrado è il titolo che l’autore avrebbe voluto dare fin dalla prima edizione russa. Ma la censura sovietica volle diversamente: insieme ad altre “correzioni”, lo chiamò “Per una giusta causa“.

Come in Tolstoj, anche nell’opera di Grossman la grande Storia collettiva e la piccola storia dei singoli si scontrano: la prepotenza della prima annichilisce e distrugge la vita dei secondi, dei Vavilov, degli Saposnikov, degli Strum.
Il colpo mortale che Hitler e Mussolini volevano infliggere all’Unione Sovietica si trasforma nella disfatta nel nazifascismo trascinando milioni di essere umani in un gorgo mortale. I singoli, che nulla possono di fronte al fiume della Storia, sono però in grado di conservare bagliori di umanità e di bontà.

Mentre la guerra si avvia alla fine, il cuore e la testa del cronista della Stella Rossa custodiscono la speranza di assistere all’apertura di una nuova pagina della storia del suo Paese, in cui possano emergere le reali esigenze del popolo e degli esseri umani che con epica resistenza si erano opposti al nazismo: meno povertà, più libertà.
In Stalingrado, infatti, l’amor di patria non è mai bieco retorico nazionalismo, come quello imposto dalla retorica staliniana, bensì apporto straordinario dei singoli soldati, ufficiali, civili. Sono loro quelli a cui la Russia, l’Unione Sovietica, avrebbe dovuto dire grazie. Stalingrado è un tributo a tutti loro.

Vasilij Grossman, Stalingrado, Adelphi, 28€