Passa al contenuto principale

Autore: lorena.ferrari@pagina59.it

Le artiste ritrovate

Melania Mazzucco costruisce un museo del mondo delle donne dove le donne creano opere d’arte ritraendo se stesse o altre donne.

Una raccolta di opere dedicata alle artiste non dette, non raccontate o addirittura sminuite dalla sicumera maschile. Eppure queste donne sono state grandi artiste, donne forti che hanno praticato il coraggio, scegliendo altro rispetto all’oppressiva vita domestica.

La galleria della Mazzucco è personale, non cronologica o geografica, ma abbraccia tutte le epoche e tutti i continenti. La sequenza ripercorre le tappe della vita di una donna dalla nascita alla morte e ci narra anche della vita delle molte artiste “scomunicate” ovvero non o mal comunicate.

Lo sapevate che la fondatrice della pop art inglese è Pauline Boty? O che la figlia di Hokusai era una grande pittrice, ispirata dagli antichi haiku? Il suo nome è Katsushika Oi.
Molte sono le scoperte: impressiona la densità e la libertà delle loro vite d’artista, elementi indispensabili per dar corso all’urgenza creativa, la numerosità e la qualità delle loro opere.

Elisabetta Sirani, Artemisia Gentileschi, Leonora Carrington, Berthe Morisot, Plautilla Nelli (“l’architettrice”), Frida Khalo, Georgia O’Keefe, Carol Rama, Kathe Kollowitz, Tamara de Lempicka, Giosetta Fioroni sono alcune delle 35 artiste presentate nel libro insieme alla loro opera più rappresentative.

Una magnifica idea per una grande mostra!

Self-Portrait. Il museo del mondo delle donne. Einaudi, 30€

Una pacifica convivenza

La relazione fra gli umani e i gatti viene fatta risalire a 10.000 anni fa e oggi si stimano 500 milioni di gatti domestici.

Bello, indipendente, utile, molto fotogenico. Gatti e gattini sono stati a lungo i principi dei social (ora sostituito dai bambini…) Ma loro non lo sanno e continuano a incrociare i destini degli umani.

L’aggettivo magnifico per il titolo di questo libro è decisamente appropriato. Grande formato, illustrazioni clamorose, selezione di delle più belle e interessanti razze feline, descrizione, scheda anagrafiche e informazioni sulle caratteristiche riproduttive. E ancora: suggerimenti sui comportamenti dei gatti e su come relazionarsi, origine dei nomi e curiosità.

Amanti dei gatti & friends, questo è il vostro libro.

Il magnifico dei gatti, Touring Club Italiano, 14,90€

Spaghetti e cagnolini contro Mussolini

La storia di Zora del Buono, narrata dall’omonima nipote, è una cavalcata nel Novecento inquieto: quello delle guerre e delle frontiere contese, del fascismo e del nazismo. Ma anche l’epopea delle rivoluzioni e dell’utopia socialista, dell’emancipazione delle donne, della fine di molti servaggi.

Zora, slovena profuga di guerra, conosce Pietro, un medico italiano (“siciliano perfino”) che cura civili e militari della prima guerra mondiale nella sanguinosa valle dell’Isonzo. Zora ama l’Italia ma detesta i fascisti italiani: arroganti e ignoranti arrivati subito dopo la guerra a cambiar nome a città e villaggi sloveni tedeschi.

E così Zora sposa l’aristocratico medico siciliano Piero del Buono, formatosi nelle migliori università tedesche prima del buio hitleriano, e si trasferisce a Bari, dove costruisce una casa sontuosa e moderna. sopra la clinica del marito che applica le idee di diritto universale alle cure maturate in famiglia e durante la guerra. Idee antifasciste in perfetta sintonia con quelle di Zora e che spingono ad aiutare i prigionieri politici del fascismo fra cui quell’Antonio, la testa pensante che fa tremare Mussolini e a opporsi anche grazie alla sua ricchezza (tante mazzette…) a un regime arcaico che premia le donne prolifiche come se fossero mucche da monta, che trasforma la scuola in una macchina di propaganda.

Il carattere indomito, forte, a volte arrogante, di Zora si manifesta nello spazio domestico come in quello pubblico: punto di riferimento per i fratelli fra cui quel Liubko, fuorilegge perché omosessuale, per i tre figli, Zora, battagliera in casa quando si mette a cucinar spaghetti quando Marinetti se la prende con l’indolenza degli italiani causata dal mangiar pasta(..) e che vorrebbe tanti cagnolini quando Mussolini se la prende con le borghesi che preferiscono i graziosi animaletti al rafforzamento della razza italiana.
Ma Zora ama comandare la sua vita e quella gli altri. Finanzia la resistenza jugoslava per una profonda ammirazione per il maresciallo Tito (“se fosse nata uomo sarebbe stata lei la marescialla”, dicono i fratelli) di condivide condivide l’utopia comunista intesa come aristocrazia per tutti, si iscrive insieme al marito al PCI da cui verrà poi espulsa per “il fatto”, l’evento che rovinerà la sua vita. Donna controversa ma sempre vitale e libera finché malattie, morte di figli e nuore, fratelli e amici la trasformano in un’anziana signora bisognosa di cure, desiderosa di tornare in Slovenia, più preoccupata per la salute del maresciallo che della sua. Zora morirà pochi mesi prima di Tito in una “RSA” iugo-slovena. Si risparmierà l’implosione del sogno jugoslavo.

Zora del Buono, La Marescialla, Keller, 18,50€ .

L’orrore nella dolce Irlanda

Una scrittura limpida e affascinante per un racconto che unisce la delicatezza e la poesia di luoghi e gesti quotidiani alla cruda realtà del potere, della violenza, della discriminazione, dell’oppressione religiosa. L’autrice narra una delle vicende più dolorose dell’Irlanda e la colloca negli anni ’80 del Novecento.

Il carbonaio Bill Furlong, figlio abbandonato da un padre sconosciuto viene affidato alle cure della madre che, fortunatamente, trova ospitalità nella casa della signora Wilson. Bill è una persona onesta, gentile ma non indifferente. Da qualche tempo inizia a chiedersi il significato dell’essere cristiani (cattolici). Ci si può accontentare del quieto vivere? Si possono chiudere gli occhi di fronte a realtà indicibili?

Sposato e padre di 5 figlie, per il cui futuro lavora da mattino a sera, Furlong è un carbonaio e consegnando il carbone (o legna) alle case dei vicini e a un convento gestito da suore, dove viene svolto il servizio di lavanderia. Lì sono “ospitate” ragazze da correggere, perché “impure”, come la Maddalena del tramandato stereotipo. Li, in realtà, sono detenute ragazze schiavizzate.

Furlong, memore delle gentilezze e dell’accudimento che la signora Wilson riservò a lui e a sua madre-nubile, comprende che è tempo di agire. E così, durante una consegna di carbone, raccoglie il grido d’aiuto di una delle ragazze, sfruttata, vessata, infreddolita e affamata, e scopre le bugie della madre superiora. E fa la cosa giusta: libera la ragazza, la porta con sé.
Ma dove? Dal parroco? No quello è un complice. A casa sua dove teme “l’accoglienza” della famiglia? In paese dove sa che si attirerà l’ira funesta o l’indifferenza dei compaesani? Non lo sa, ha paura ma sa che deve farlo per continuare a guardarsi allo specchio. Deve salvare la ragazza. 90 pagine da leggere tutto d’un fiato.

Le case Magdalene in Irlanda fra le 10.000 e le 30.000 donne. Dirette da suore e preti cattolici, le donne venivano internate per i motivi più disparati (v. Sinead O’Connor). La complicità dello Stato, l’omertà dei cittadini su cui vigeva il rigido controllo “morale” della chiesa cattolica contribuirono a prolungare nel tempo la loro esistenza. Molte donne trascorsero anni, se non l’intera esistenza, fra le mura degli istituti, sottoposte a lavori pesanti e umilianti, come quello delle lavanderie, scelto perché simbolo di purificazione… Donne a cui venivano tolti i bambini (dopo lo svezzamento) poi dati in adozione o agli orfanatrofi, a volte venduti. L’ultima casa “Magdalene” fu chiusa nel 1996 a Dublino. Lo Stato irlandese chiese ufficialmente scusa per il suo comportamento solo nel 2013, istituendo un fondo di riparazione per le donne maltrattate, riconoscendo così la propria complicità. Le recentissime modeste scuse della chiesa cattolica sono ben poca cosa rispetto all’orrore perpetrato per decenni. Un Memorial Center è stato aperto a Dublino nel 2022 nella centralissima St. Stephen Green.

Claire Keegan, Piccole cose da nulla, Einaudi, 13€ .

Miti viaggianti

Mito ovvero parola o insieme di parole ovvero racconto.
E di racconti “mitologici” è ricco questo libro del grecista studioso Giulio Guidorizzi.
Non sappiamo se i miti avessero qualche attinenza con la realtà, se i protagonisti vissero veramente o solo nell’immaginazione dei cantastorie. Sappiamo però che di loro anche la cultura contemporanea si nutre e che piccoli, ragazzi e grandi ne vanno pazzi.

Apollo e i suoi amori, Ermes il messaggero, Atena e Zeus, Atalanta, Dioniso, Orfeo e Euridice, Prometeo e Pandora, gli Argonauti, Sisifo, Patroclo, Ettore e Achille, Circe e le Sirene, Enea e Ulisse…

Per ognuno degli dei e degli eroi riportati nel libro, l’autore ci propone l’origine del mito e del personaggio che lo incarna, una scheda “anagrafica” per il significato del nome, la famiglia di appartenenza, la “professione”, i segni particolari.
Ma prima di loro, al principio c’era Gea, la Terra, che superò il caos e il vuoto primordiale e diede origine agli dei. Che viaggiarono, viaggiarono fino noi!

Giulio Guidorizzi con le illustrazioni di Maria Brzozowska, Olimpo, Mondadori, 20€ . Per i lettori di ogni età

Milano Musica Mappe

Città di teatri, di libri e di tanta tanta musica. Milano ha segnato la storia della musica moderna e contemporanea fin dall’800 con l’ Opera e la Scala, la musica stampata e Ricordi. E poi i supporti fonografici, i dischi, le case discografiche, gli studi dii registrazione, i locali “fighetti” e i centri sociali, i primi passi e i debutti dei “saranno famosi” nazionali e internazionali.

Musica e Milano: un legame inscindibile. Usufruire gratuitamente della musica è sempre stata una delle opportunità offerte da questa città, nelle piazze e nei parchi. Ma non solo. Agli inizi del ‘900 per chi non poteva permettersi il biglietto di un concerto c’era il Teatro del Popolo dell’Umanitaria.

E’ un gran libro questo, non solo in senso figurato: una raccolta di storie, di interviste, di estratti di libri, di foto di coloro che hanno “fatto ” il suono di Milano. E, inevitabilmente, un libro che scorre lungo la storia della città e ne disegna la mappa o meglio le mappe.
Molti gli abbinamenti a comporre una sorta di toponomastica virtuale: la via Gluck di Celentano, i Dik Dik e il cielo grigio su, il concerto degli Area nell’Aula Magna della Statale (nel senso dell’Università) , Rogoredo e Jannacci, i Navigli e le Officine Meccaniche di Mauro Pagani, il CPM di Franco Mussida, Enrico Intra e la Scuola di Jazz, G&G ovvero Giorgio Gaber, il Derby, Ray Charles al Lirico, I Jethro Tull e lo Smeraldo, Bob Marley e poi il Boss a San Siro, le Civiche Scuole di Musica (e non solo), Camerini e Finardi fino ad arrivare a Nerone e alle case minime di Ponte Lambro. E intorno a loro i grafici, i critici, i giornalisti, come quel Beppe Viola che faceva il telecronista per campare e suonava per sognare, celebrato recentemente al Parenti e nell’ultimo paragrafo del libro.

A cura di Luca Crovi e Luca Fassina, Milano Sound System, 100 di suoni all’ombra del Duomo, About Cities, 48€

Insieme quietamente ci godiamo il nostro niente

Un libro, come si dice, necessario. Per bambini certo ma assai utile per gli adulti. Non di sole cose sono fatti i regali!

Quale regalo scegliere a qualcuno che ha tutto, o almeno molto? E’ il dilemma che impensierisce il gatto Mooch. Vuole fare un regalo all’amico cane Earl ma non riesce a trovare qualcosa che l’amico non abbia già. E allora?

Allora gli regalerà una grande scatola con dentro un bel niente da godersi insieme. Il dono del tempo, dell’attenzione, dell’affetto di fronte alla notte misteriosa dove c’è ogni cosa.

La traduzione in versi di Roberto Piumini colora di rosa una storia adatta ai bambini in età pre-scolare

Patrick McDonnell, Il regalo di niente, traduzione in versi di Roberto Piumini, Marameo, 19€, per bambini di 5 anni.

Un Faulkner da…Nobel

La scena e la trama sono quelle: il Sud degli Stati Uniti rancoroso e razzista, un luogo immaginario della geografia letteraria come la contea di Yoknapatawpha, un morto bianco, un presunto colpevole nero a rischio linciaggio che si dichiara innocente.

Nella trama da murder mystery ad aiutare il colpevole predestinato appaiono il ragazzo bianco Chick con la “peculiare” signorina Habersham e il suo amico nero Aleck. Bianco e nero sono colori densi da queste parti, precisarli è necessario.
La riesumazione del corpo della vittima, lo scavo di una tomba, il frugare nella polvere saranno gli elementi-chiave della trama o almeno del livello “poliziesco” del romanzo.

La scrittura di Faulkner, nella traduzione di Roberto Serrai, è trascinante, coinvolgente anche in un romanzo dove si inseriscono i pensieri, le descrizioni, i dubbi di Chick, un vero e proprio “flusso di coscienza” che rende imperdibile la lettura di questo libro datato 1948, ovvero l’anno prima del conferimento del Premio Nobel a uno dei giganti della letteratura nordamericana.

William Faulkner, Non si fruga nella polvere, Adelphi, 19€

Velvet Hammer e gelato al tonno???

Si inizia con l’armadietto dei liquori ovvero la cassetta degli attrezzi per preparare un drink, e si prosegue con un elenco che di musicisti che pur abbracciando stili diversi nel corso della loro carriera, sono state e sono sicuramente delle rockstar.

Per ognuna di loro viene proposta una breve biografia, qualche riferimento agli album più importanti, aneddoti e foto. E, naturalmente la bevanda preferita. Con un pizzico di ipocrisia puritana, gli autori dichiarano di non voler celebrare l’abbinamento alcool-rock, consapevoli delle storie di dipendenza causate dall’abuso. Anzi , in alcuni casi, propongono versioni analcoliche dei drink, alcune improbabili come il te d’orzo freddo invece del cognac per il Remy Old Fashioned caro a Pete Townshend.

Ma il libro è “gustoso”, ispira la creazione di una playlist che attraversa la storia della musica e quella dell’arte del cocktail. Le 100 ricette sono precise: ingredienti e dosi, tipo di bicchiere e guarnizioni, modalità di preparazione e abbinamenti culinari, locali storici e concerti memorabili.

Un invito ad ascoltare la musica senza freni e a bere con (molta) moderazione. Altrimenti vi tocca il rimedio post sbornia consigliato da Alice Cooper: Velvet Hammer con gelato al tonno. D’altro canto lui è il guru dello shock-rock!

AA.VV., Bere come una vera rockstar, Il Saggiatore, 14,9€

Non di solo Wolfgang fu la musica mozartiana

“il foglio andò a poggiarsi sul monumento, esattamente sul volto di Mozart, come uno schiaffone”. E se lo meritava Wolfang, ingrato fratello di Maria Anna Walburga Ignatia Mozart, detta Nannerl.

Perché da piccoli il talento di Wolfang e Nannerl era comparabile, tanto che il padre, Leopold, lo esibiva considerando i figli come i suoi gioielli. E però poi precisava : “Le fanciulle non devono arrendersi al volo della fantasia…Cosa sarebbe il mondo se gli uomini non si assumessero il compito di imbrigliare la svenevolezza femminile?”

E come potevano le bambine, le ragazze, le donne scoprire e annunciare al mondo il loro talento se fin da piccole le loro ali venivano tarpate con cotanta arroganza?

Naturalmente fu Wolfang a partire per l’Italia in quel tour che svelò un genio musicale senza pari. La sorella rimase a casa a dare lezioni di musica che avrebbero finanziato il tour italiano e pagato le spese dei maschi di famiglia.

La nuovissima edizione del libro di Rita Charbonnier ci ricorda che l’oppressione delle donne fu anche nascondere, punire, imbrigliare la loro creatività, fantasia in tutti i campi dell’arte e della cultura. E la sorella di Mozart non ebbe mai la possibilità di capire se la sua passione, la sua capacità compositiva, le sue lunghe dita affusolate avrebbero potuto trasformarla in una grande e celebrata musicista.

La meraviglia della musica mozartiana è indiscussa e indiscutibile ma la simpatia e l’umanità di Leopold e Wolfang decisamente si!

Rita Charbonnier, La sorella di Mozart, Marcos Y Marcos, 18€