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Autore: lorena.ferrari@pagina59.it

Sorprendente Milano!

Milano insolita e segreta

Sono oltre 200 i luoghi mappati in questo libro e seguono logiche, itinerari, storie diverse da quelle battute dal turismo di massa che ha ormai invaso anche Milano.

E’ la casa editrice francese Jonglez che pubblica la guida redatta da Massimo Polidoro. Senza l’effetto wow delle monumentali Roma, Firenze, Venezia, il patrimonio culturale di Milano è vastissimo. E’ spesso nascosto, richiede un po’ di impegno, curiosità e amore per la città. Sobrietà e minimalismo? Certo ma anche guerre e bombardamenti. crescita edilizia impetuosa, che hanno distrutto molto e messo in secondo piano autentici tesori d’arte e testimonianze della storia della “città che sale”

Luoghi nascosti di Milano

Per esempio? Ecco un piccolo aperitivo di ciò che potrete scoprire (o riscoprire):

Zona Lima

La scultura degli amanti, Paolo e Francesca, ispirata all’illustrazione di Gustav Dorè della Commedia, salvatasi da un bombardamento del 1942 dell’edificio che la espone

Zona Moscova

Il tetragrammaton della chiesa di Sant’Angelo, scritto in caratteri ebraici indica il nome di Dio. Presenza inusuale di una parola ebraica, e impronunciabile per le correnti ortodosse, in una chiesa cattolica

Zona Affori

Il Museo d’Arte Paolo Pini composto da una collezione di opere realizzare in buona parte da pazienti psichiatrici come forma di arteterapia, completata da opere di artisti contemporanei come Baj e Tadini

Zona Lotto

Villa Fossati, un edificio che una targa sbiadita ricorda come “Villa Triste”, per le terribili vicende del 1944 quando i fascisti della banda Kock (italianissimi) la usarono come luogo di indicibili torture per partigiani e simpatizzanti. Torture talmente feroci che i nazisti e le autorità della RSI la fecero chiudere grazie alle pressioni della popolazione del quartiere e del cardinal Schuster. Urla terribili che rompevano il silenzio delle buie notti milanesi.

Zona Castello

Milano è stata un’importante città romana anche se poche sono le testimonianza. Una spicca su tutte, il “Salute o viandante” sulla “nascosta” lapide del poeta Decimo Magno Ausonio che così descrive la città capitale dell’Impero romano d’Occidente: “Tutto è meraviglioso a Milano…il numero e l’eleganza dei palazzi d’abitazione, l’indole affabile della gente, il vivere lieto…cose che gareggiano in bellezza e grandiosità sicché nemmeno l’accostamento con Roma le opprime”

Oggi l’elogio di Ausonio pare esagerato, nondimeno Milano è un gran città!

Massimo Polidoro, Milano insolita e segreta, Jonglez, 19,95€

Anna di tutte le Russie

Così la poetessa Marina Cvetaeva omaggiò la voce potente della Russia, la donna modernissima dall’incedere regale, capace di ammutolire tutti gli astanti con il suo ingresso in scena, “che aveva la sua vita fra le mani”

Anna, nata Gorenko, secondo il padre, disonorava il buon nome di famiglia: “Non mischiare il nostro cognome con queste faccende disonorevoli” (le poesie). E allora Anna farà a meno del suo cognome per assumere quello di un’antenata materna: la principessa tartara Achmatova.

Ce lo racconta Paolo Nori in questo nuovo, bellissimo libro, dedicato alla più grande poetessa russa del ‘900, emozionante e poetico ma anche divertente, come la ricerca degli esiti di un tampone negativo al COVID-19 per andare in Russia, a Pietroburgo, proprio per preparare questo libro. Come fosse un flusso di coscienza in viaggio, le pagine si spostano da Pietroburgo/Leningrado a Casalecchio di Reno e Parma, fra vicende personali e grande storia, mentre scorre il racconto della vita di Anna di tutte le Russie, nata ad Odessa e morta a Mosca.
Una vita segnata da lutti, ostracismi, silenzio coatto: morti e suicidi dei fratelli, fucilazione del primo marito, carcere e gulag per il figlio, gulag e morte degli amici, la Rivoluzione, il comunismo di guerra, 2 guerre mondiali. Ma la sua poesia sopravvive a tutto ciò, come la letteratura russa è sopravvissuta allo zarismo, al bolscevismo, alle polizie segrete, ai lager.
Anna continua a scrivere o a dettare (a bassa voce) le sue poesie anche quando il regime staliniano mette microfoni-spia ovunque e ad essere un raggio di luce per i prigionieri dei lager di Stalin. La sua popolarità in patria è talmente grande che nemmeno il regime osa fermarla, anche se le fa terra bruciata intorno.

Dall’estero arrivano riconoscimenti e premi: laurea honoris causa da Oxford, premio Etna Taormina assegnato dalla Comunità europea degli scrittori. Per questo lei scriverà: “Questa notizia mi giunge dal paese che ho amato teneramente per tutta la mia vita, ha gettato un raggio di luce sul mio lavoro” Amato da lei e da molti altri russi: quel paese è l’Italia.

Scrittore, traduttore, professore, Paolo Nori è assurto a notorietà, uscendo dalla nicchia di appassionati di letteratura russa, o che lui ha fatto appassionare, grazie (si fa per dire) alla nefasta decisione di Putin di invadere l’Ucraina. O meglio grazie all’Università Bicocca che, in un eccesso di zelo, blocca le lezioni che il professore avrebbe dovuto tenere su Dostoevskij. Suo malgrado, diventa famoso, viene chiamato da tutti e “interrogato” da tutti sulla guerra che un anno fa come oggi imperversa, distruggendo persone, città, case, legami famigliari, culturali, sentimentali. Rodnoj.

E quando qualcuno chiede se Gogol o Bulgakov nati in Ucraina, siano ora da considerarsi ucraini e non russi, Nori cita Alberto Camus nato in Algeria e vissuto in Francia: “La mia patria è la lingua francese”. Oltre, le frontiere, la propaganda, le guerre la letteratura resiste.
Ma questa maledetta guerra quando finirà?

Il fidanzato dei libri

Quanta letteratura, quanti libri in questo sillabario di ricordi e racconti di Paolo Poli, ripubblicato da Einaudi a 7 dalla sua morte.

“Leggevo di tutto. La mia mamma, invece di comprarci i giocattoli, ci comprava i libri della UTET, per cui io ho conosciuto la grande letteratura internazionale attraverso le riduzioni di Mary Tibaldi Chiesa…io a luglio e agosto dico a tutti che vado in Scandinavia e mi metto a letto con Dante Alighieri, con l’Ariosto e il Tasso. E in compagnia bella ci sto proprio bene”
Anticonformismo, comicità, eleganza, ironia sono parole che ben si associano alla vita artistica e alla vita tour court di uno dei più grandi interpreti del teatro italiano.

Attore ballerino e canterino, mago del travestimento e affabulatore inimitabile, Paolo Poli è stato capace di coniugare il comico popolare al colto e al letterario. Lo si capisce leggendo (o rileggendo) queste 148 voci , da Avanspettacolo a Zeffirelli.

In un’Italia vecchia, bigotta, moralista, la leggerezza geniale di Paolo Poli apriva un varco verso la sincerità e l’intelligenza. E oggi più mai ci manca.

Dovere di cronaca

“…più ci si avvicina alla prima linea, più diventa possibile, per chi lo voglia, operare in modo onesto e obiettivo: ci si focalizza sugli spari, sui bombardamenti, sui morti, sui movimenti dei soldati e sulla loro vita al fronte. concentrandosi su fatti concreti, senza doverli inquadrare all’interno di una narrazione propagandistica”.

E’ quello che ha fatto il giovane giornalista italiano Luca Steinmann, uno dei pochissimi giornalisti occidentali seguendo la guerra sul fronte russo, tra i soldati mandati da Putin a invadere l’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022. Lo avrete forse visto nelle lunghe dirette che Enrico Mentana trasmetteva su La7 nelle prime settimane dopo la guerra, o sentito in qualche trasmissione di Radio Popolare.

Il racconto della guerra vissuto sul fronte russo, condensato in questo libro, è in primo luogo il reportage di un cronista di guerra not embedded che ha seguito l’avanzata nel Donbass, i combattimenti a Mariupol, la tragedia della povera gente a Donestk, gli scontri dentro l’acciaieria di Azovstal, l’ingresso, per primo, nella centrale atomica di Zaporizhya.
Ed ecco nei territori annessi alla Russia, fra disillusione dei filo russi convinti ma sempre più dubbiosi della guerra di Putin, nostalgici dell’Unione Sovietica, “cattive maniere” delle milizie cecene e paura delle vendette dell’esercito ucraino, apparire i civili. Vivono situazioni analoghe a quelle di chi si trova sull’altro fronte: bambini orfani che rimangono in silenzio per ore senza dire una parola, donne che si prendono cura dei sopravvissuti senza più famiglia, vecchi che rimangono nelle case bombardate perché non sanno dove andare, titolari di spacci alimentari che si sentono l’ultimo approdo possibile per i propri concittadini, fra morti, bombardamenti, carenza di acqua, cibo, elettricità, paura delle mine…

Luca viene accompagnato per parecchie settimane dal fotografo Gabriele Micalizzi, del collettivo di Cesura Lab, qui anche per omaggiare il compagno di viaggio e di foto Andy Rocchelli, caduto qui sotto i colpi di mortaio ucraino nel 2014 per documentare la “guerra che non c’era” . Ma anche da Andrej e Liosha, giornalisti russi di Zvezda, media russo patriottico-militare, capaci di guardare in faccia alla guerra al di là della loro rigida appartenenza e di aiutare Luca nelle relazioni con i russi, con i soldati russi, per superare l’innata diffidenza verso l’Occidente.

Il fronte russo è un libro necessario perché ci informa su ciò che succede nei luoghi meno coperti dai media occidentali, con lo spirito di chi ritiene, nonostante i visti non rinnovati, le fughe improvvise, gli arresti temporanei, di dover fare onestamente il lavoro di reporter, raccontando, senza scivolare nella propaganda, che anche di là ci sono persone che, come la novantenne Margarete, voglio solo “mir, mir, mir” (pace).

Luca Steinmann, Il fronte russo, Rizzoli, 19€

Versi d’autrice

Scrittrice e poetessa, la prima a vincere il premio Pulitzer (postumo) nel 1982, Sylvia Plath si rivela a anche una formidabile narratrice per bambini.

E’ la figlia, Frieda Hughes, a introdurre questo libro che la madre aveva pensato per lei e il fratello Nicholas ed è Bianca Pitzorno, a ricordarci la ferita non componibile del dolore adulto di Sylvia e il suo desiderio di quieta rassicurante felicità domestica.

Ci si imbatte nella signora Mirtilla alle prese con le proteste dei suoi amatissimi elettrodomestici che si ribellano mandando in tilt la cucina (una protesta contro le non proprie amate casalinghe perfette degli anni ’50?).

Si prosegue con Max e il suo condivisibile desiderio di un avere un solo vestito: bello e buono per tutte le stagioni.

Si finisce con i versi che danno il titolo al libro – proposti in italiano e in inglese – che ci fanno scoprire i molteplici usi dei lettini morbidi e lindi dei bambini, perfetti per sognare e per giocare.

Un libro divertente, illustrato da Quentin Blake, Rotraut Susanne Berner e Claudio Munoz, quasi consolante, pensando alla vita breve di una delle più grandi artiste americane del XX secolo.

Silvia Plath, A letto, bambini! e altre storie, Mondadori, 17€

Disastri di Lombardia

Avete tentato di prenotare una visita medica in una struttura pubblica? Vi hanno rimandato al 2024 oppure…vi hanno proposto una visita privata a pagamento con sconto per…domani?

Utilizzate spesso le ferrovie e arrivate costantemente in ritardo al lavoro? Trovate treni strapieni, sporchi oppure soppressi? Nessun problema, potete mettervi in macchina sulle numerose strade, autostrade, svincoli finanziati con denaro pubblico nell’ambito di un progetto di mobilità che pare quello degli anni ’50!

Con questo libro Michele Sasso intesse il racconto di come è stata cementata una formidabile alleanza fra la classe politica che amministra la Lombardia dal 1995 e gli interessi privati che si stanno “mangiando” la Sanità, il Trasporto e i beni pubblici.
Con dovizia di particolari, analisi delle leggi e delle ordinanze regionali, Sasso sostiene che la Regione Lombardia non è stata al servizio degli interessi plurali della società, bensì di quelli di parte. Competenza è stata confusa con appartenenza, favorendo la lottizzazione, l’affidamento di attività pagate con fondi pubblici senza gare ovvero “gare sottosoglia” agli amici degli amici.

Lo sapevate che il fondatore del gruppo sanitario privato San Donato ha contributo a disegnare la riforma della sanitaria lombarda del 1997 e, più recentemente, la c.d. riforma Moratti, si propone di scorporare il patrimonio pubblico di ospedali e strutture pubbliche (incluse opere d’arte) per conferirlo a una società immobiliare esterna in grado venderlo e affittarlo?

Si vive nella regione più inquinata d’Europa, i treni locali sono un disastro, il traffico è “mortale” cittadini pagano le tasse per assistere alla chiusura di ospedali pubblici, i cui reparti vengono affidati alle aziende private (v. Ospedale Uboldo di Cernusco s/Naviglio vs Gruppo San Donato), le stesse che stentarono a mettere a disposizione i loro letti per i malati di COVID-19. Ma i cittadini lombardi paiono assuefatti a un sistema che, va detto, si avvale di potenti mezzi di comunicazione (propaganda?) pubblici e privati.

E così la super votata privatocrazia lombarda (cit. Chiara Cordelli) è stata finora impermeabile a scandali, condanne di suoi amministratori e funzionari, ricollocazione di persone di attività private fallite (da “La Padania” agli staff della Regione”), ai soldi buttati nella costruzione di nuovi (inutili?) mastodontici palazzi per ospitare Regione Lombardia, a quelli regalati agli “sparatori” di neve laddove neve non ne vien più giù.

Il libro di Sasso è un pugno allo stomaco. Soprattutto per chi non ha visto, non ha sentito, non ha parlato.

Michele Sasso, Assalto alla Lombardia, Laterza, 20€

Passatori resistono

Nell’epoca della moltiplicazione delle frontiere e della supremazia della geopolitica, alcune parole aprono varchi. Passeur è una di queste: passatore in italiano ovvero chi ti porta al di là di un confine.

Il giornalista francese Raphael Krafft, autore di reportage sulla miseria e la disperazione del mondo in luoghi lontani, fa i conti con quella stessa disperazione alle porte del suo Paese. E’ quella dei migranti che lasciano “le terre natie” per recuperare la vita perduta fra guerre, carestie, dittature e torture in Europa.

Nel 2015 Krafft decide di fare un servizio sui migranti bloccati sul confine franco-italiano, fra Ventimiglia e Mentone, luogo di facile passaggio per europei e turisti, frontiera inespugnabile per i migranti. Lì, ospite di Enzo sul versante italiano e Hubert su quello francese, incontra volontari, ex pompieri, attivisti, preti, viaggiatori, avvocatesse dei diritti umani, persone che non hanno perso l’umanità e conoscono per nome i migranti che aiutano, le loro storie, le loro aspirazioni.
Giorno dopo giorno Krafft capisce che intervistare, descrivere, raccontare non gli basta più. Scopre che i valori appresi nelle scuole della Republique sono completamente disattesi dalla Francia contemporanea (come quelli della Costituzione dall’Italia). E allora il reporter si fa passatore, passeur, per aiutare i sudanesi Adeel e Satellite ad entrare clandestinamente in Francia, con l’aiuto di Enzo, Hubert e pochi fidati amici degli amici intraprende il cammino che porta al Colle di Finestra, lungo un sentiero simbolo della storia europea. Pellegrini, portatori di sale, contrabbandieri, immigrati e antifascisti italiani, ebrei in fuga dai pogrom dell’Europa centro-orientale e dalla leggi razziali italiane del 1938, hanno fatto lo stesso itinerario. Una lapide posta sul colle lo ricorda. Non la Francia, non l’Italia, non l’Europa.

Attraverso questo colle, nel settembre del 1943, centinaia di ebrei provenienti da tutta Europa, cercarono , spesso invano, di salvarsi dalla persecuzione antisemita.
Tu che passi di qui libero, ricordati che questo è accaduto ogni volta che chiunque altro non goda dei tuoi stessi diritti.

Raphael Krafft, Passeur, Keller editore, 14,50€

Diffidare sempre di chi vuol proteggere il Popolo!

Dopo 4 settimane dalla consegna delle chiavi del governo della Germania, Hitler emana il Decreto per la protezione del Popolo e dello Stato, che abolisce tutti i diritti civili fondamentali e uccide lo Stato di diritto.
Diffidare sempre di chi vuole proteggere il Popolo! Normalmente lo fa con le catene, il carcere, la violenza.

In quei pochi mesi che seguono la presa ” legale” del potere, i nazisti selezionano le vittime: oppositori, leali servitori della repubblica, intellettuali, scrittori, artisti. Molti, per salvarsi, decideranno di lasciare la Germania, altri no, altri lo decideranno troppo tardi.

Le vicende narrate in questo libro sono tutte vere, basate su documenti e testimonianze. Ci parlano di Erich Maria Remarque, Thomas Mann, Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Alfred Doblin, Else Lacker-Schuler, George Grosz, Stefan Zweig, Joseph Roth e molti altri. Ci ricordano le riviste chiuse, le compagnie teatrali e le orchestre epurate dagli ebrei socialisti, i libri bruciati. L’inverno dell’arte e della letteratura congela la grande cultura tedesca, la produzione artistica è ormai piegata ai disegni del Terzo Reich, imprigionata in un sistema di censura politica claustrofobico. A capo Joseph Goebbels, ministro dell’Educazione e della propaganda.

Nessuno aveva previsto il destino di buio e di morte che sarebbe calato sulla Germania e sull’Europa. Alcuni percepirono i segni di un pericolo nuovo, altri esitarono. Ma se per i contemporanei di Hitler ciò era comprensibile (chi poteva immaginare il seguito), non lo è per noi. Perché noi sappiamo, lo sanno gli intellettuali, i giornalisti, gli scrittori, gli artisti. La malattia che condusse al nazismo, alle carneficine, al gas fu preceduta da sintomi ben identificabili: nazionalismo, propaganda estremistica, disprezzo per i “non conformi”, per le donne, per gli omosessuali, impoverimento del ceto medio e marginalizzazione dei poveri, antisemitismo strisciante e crescente. messa in discussione dei diritti per tutti.

Certo le democrazie sono in crisi, gli Stati di diritto sono messi in discussione, anche dentro l’Unione Europea. Ma dobbiamo aspettare che vengano meno per capire quanto siano preziosi? Ce ne accorgeremo prima?

Uwe Wittstock, Febbraio 1933. L’inverno della letteratura, Marsilio 19€

Irriducibile Anna Frank

Ci si può innamorare di un ritratto? Ci si può innamorare di Anna Frank?
Si. Succede a Jeff Mangum, classe 1970, leader di una band indie che più indie non si può, fin dal nome. Sono i Neutral Milk Hotel, un gruppo di amici appassionati di musica nati senza annunci e senza programma, senza seguire le mode degli anni ’90.
No grunge, no hip hop e no money: solo folk-rock acido e distorto, prodotto di quei luoghi della periferia americana dove aleggia il nulla.

La storia dei Neutral e della loro musica, scritta da Massimo Palma, è forse il libro più interessante uscito sulla Shoah da anni a questa parte: dentro scorrono echi di Primo Levi e Philip Roth, di Walter Benjamin e Kafka, Natalia Ginzburg e Spielberg e di Anna Frank.
E tutto ciò perché un giorno Jeff Mangum, nel suo vagabondare nei negozi dell’usato alla ricerca di idee e ispirazioni, si imbatte in un libro che ha 50 anni di vita, noto in tutto il mondo ma che lui ignora: Diary of a Young Girl, il Diario di Anna Frank. E’ una folgorazione.
Per 2 inverni Jeff, con il doppio degli anni di Anna al tempo della scrittura, legge il Diario e con la chitarra imbracciata alta, tira fuori suoni e parole, immedesimandosi nella foto della ragazzina ma anche nella donna senza ritratto dei campi di Belsen , nell’anziana che non diventò. Il risultato è sconcertante: il concept album In the Airplane over the Sea riattiva i suoni, le attività, le paure, i sogni proibiti, la sofferenza fisica e psichica nell’appartamento senza possibilità di fuga di Prinsengracht ad Amsterdam, nei vagoni della morte, negli spettri dei campi. Un album che getta un ponte sincero, e spesso disturbante, fra i dolori e la rabbia della generazione di fine XX secolo e quella generazione perduta di 50 anni prima, attraverso una narrazione sempre diversa, in epoche diverse.

Ne emerge una Anna Frank irriducibile che resiste alla volgarizzazione, agli insulti, al racconto melodrammatico è lei che ispira il controcanto dei Neutral. Perché non tornano mai i conti quando si racconta la Shoah, perché non possono tornare.

Massimo Palma, Olanda, 1945. Anne Frank e i Neutral Milk Hotel, Nottetempo, 15€

Un gradito ritorno

Non ha bisogno di ulteriori recensioni Maurizio De Giovanni. Se proponiamo qui la sua ultima pubblicazione per segnalare che non si tratta del solito “prodotto natalizio”, acchiappa vendite (mestiere che peraltro fa benissimo).

Il ritorno del commissario Ricciardi, cinque anni dopo la morte della moglie e con la presenza consolatoria di una bambina di 5 anni (avrà ereditato la maledizione del padre?) ci consegna un giallo coinvolgente ed emozionante.
Le vicende personali e il caso su cui indaga insieme al possente Maione, l’omicidio di una giovane donna, si intrecciano con uno dei periodi più cupi del ventennio fascista : retate, violenze, liste di proscrizione (le leggi razziali sono pienamente in vigore) e da lì a poco la guerra. Siamo nel 1939, anche a Napoli.

E allora perché Caminito? Perché tango e Buenos Aires aprono e chiudono il libro: pezzi di un mosaico che non si compone in questo libro – tranne che per l’indagine brillantemente portata a termine – ma che restano in attesa di una prossima rivelazione.

Maurizio De Giovanni, Caminito, Einaudi, 19€