Stefano il testimone, Francesco il professore, Carlo il morto
La più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal dopoguerra, come la definì Amnesty International, anticipò le derive autoritarie e la violenza a cui assistiamo inebetiti e assuefatti da qualche decennio.
Stefano Valenti scrive un romanzo a partire da quel luglio 2001 a Genova quando migliaia di persone alla ricerca di un altro mondo possibile, furono picchiati, manganellati. Decine massacrati, torturati e, come Carlo Giuliani, uccisi.
Furono persone con la divisa rappresentati di un paese democratico, da esso pagati, a farlo. Ragazze e ragazzi ai loro occhi sono diventate cose da insultare, picchiare, disumanizzare, umiliare alla Diaz come a Bolzaneto. Gli agenti sembravano impazziti, adrenalinici, ispirati dalla violenza impunita e impunibile.
Lì in cella, afferrano per le orecchie un ragazzo, lo prendono per i capelli gli danno schiaffi e pugni e lo picchiano in ogni modo. Il ragazzo non reagisce. Gli danno calci nella schiena. Il ragazzo è ferito. Quando appoggia la fronte sanguinante alla parete gli ingiungono di non sporcare.
Leggere questo libro non sarà facile. La scrittura fluisce, lo scrittore non mette mail i panni del voyeur della sofferenza e il racconto è privo di enfasi. I fatti non lo necessitano. Ma il pugno nello stomaco arriva secco e e senza indugi. Attraverso gli occhi, la mente e il corpo di Francesco, del professore, vediamo fluire il veleno di quei giorni: il tormento fisico si fa esistenziale e conduce, 10 anni dopo, al suicidio. Lascerà una lettera alla compagna Claudia e all’amico il compito di farsi testimone di quei giorni, di raccontare le breve e intensa stagione di un soccombente e di una vittima.
I massacri di Genova sono stati la risposta brutale all’ultimo grande movimento di opposizione al capitale che governa il mondo sempre più spietatamente. All’orgia di un potere incarnato nei politici del tempo, ora al servizio di 5 tecnocrati che stanno saccheggiando risorse, competenze, diritti in nome di un supposto progresso senza regole che si beffa delle aspirazioni all’uguaglianza, dell’anelito alla solidarietà, del bisogno di giustizia.
Stefano Valenti, Come farfalla a luglio, Gramma Feltrinelli, 18€









