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Autore: lorena.ferrari@pagina59.it

La volontà di vivere

Storia di mia vita, un libro straordinario ovvero letteralmente fuori dall’ordinario: il racconto in prima persona della vita di Janek Gorczyc, un invisibile che dalla Polonia comunista, dopo l’arruolamento al seguito delle truppe sovietiche durante l’occupazione dell’Afghanistan, dopo Solidarnosc, arriva a Roma. E lì rimane per 30 anni, e lì sta anche ora.

Una vita in strada fra amici e cittadini benevolenti, lavorando qua e là grazie alle sue capacità di fabbro, medici che lo tirano di volta in volta fuori dai guai dell’alcolismo, l’esperienza del carcere, la violenza, il fuoco e l’amore per una compagna che di alcol muore.

Janek impara l’italiano leggendo, ascoltando, studiando, scrivendo. Ha fatto una vita che potremmo definire avventurosa, parla molte lingue, ha lavorato in Paesi diversi. E poi..poi approda a Roma vivendo in case occupate, dormendo sopra cartoni sotto i balconi, al riparo davanti ai negozi.

Lui dice che ha scelto una vita sbandata che racconta in questo libro, scritto direttamente in italiano, con uno stile diretto, crudo, secco eppur capace di emozionare. Non usa aggettivi inutili, dice le cose come sono state e come stanno.

Prima avevo nervi di acciaio ma circostante e certi avvenimenti mi stanno facendo a pezzi, alcol per me non è niente sono abituato da almeno 45 anni, diventato mio stile di vita ma mio sbaglio più grosso è che tante cose, anche di poca importanza, prendo troppo sul serio e cerco rifugio nell’alcol che con tempo mio corpo richiede sempre di più”

Un libro reso possibile anche dalla generosità di Christian Raimo che ha aiutato l’editore nella redazione nella redazione di un titolo magico. Quello del suo amico Janek.

Janek Gorczyca, Storia di mia vita, Il crimine del buon nazista, Sellerio, € 15

Come fare di un nazista un buon nazista?

Il crimine del buon nazista di Machado de Machado Samir è (anche) un giallo perché c’è un morto, dei sospetti e dei sospettati e soprattutto un investigatore, Bruno Brückner, funzionario della Kriminalpolizei berlinese, con una spilletta del partito nazista ben appuntata ala giacca. E’ il 1933.

Certo la scena del crimine è poco usuale: l’LZ 127 Graf Zeppelin, proveniente dalla Germania e diretto a Rio de Janeiro. I suoi passeggeri sono medici, ereditieri, nobili, commercianti ma soprattutto sono ricchi abituati al meglio, al lusso, al servizio impeccabile, all’atmosfera avvolgente e accomodante. Atmosfera turbata da un misterioso omicidio che avviene nel cuore della notte: il commerciante Otto Klein viene trovato morto, avvelenato con il cianuro.

Per fortuna c’è il fedele nazista Brückner a prendere in mano le indagini, interrogando tutti i passeggeri che hanno cenato con la vittima la sera prima dell’assassinio: Karl Vöegler, un medico nazista sostenitore dell’eugenetica, William Hay, un inglese un po’ dandy e provocatorio, la vanitosa e indecifrabile baronessa Van Hattem. Tutti ammiratori del nuovo regime nazista.

La perquisizione della cabina della vittima riserva non poche soprese: si scopre che aveva due passaporti, uno con nome tedesco, l’altro con nome ebraico, non sarà una spia bolscevica? Peggio, vengono trovate alcune riviste gay molto diffuse nella Berlino che, con coraggio e libertà, si opponeva al trionfo e agli orrori del nazismo: underground, cinema, Bauhaus, socialismo, anarchismo, letteratura, cosmopolitismo…

Chi sarà mai l’assassino dello Zeppelin? Lo scopriremo ma con un finale a dir poco clamoroso, inaspettato. Perché nel giallo irrompe la Storia, con l’ascesa di un gruppo di assassini che stravolsero il mondo, che furono in grado di amalgamare l’identità nazionale tedesca con quella nazista.

Come ci riuscirono? Convincendo la piccola ordinaria borghesia tedesca, “l’uomo comune”, il lavoratore impoverito che insieme avrebbero edificato lo Stato perfetto, il popolo ariano, in grado di conquistare il mondo e con il finanziamento della grande borghesia stufa delle rivendicazioni operaie. Violenza e ignavia: epurare la cultura, l’arte, i libri, eliminare gli omosessuali e i degenerati, gli zingari, gli ebrei, i malati e i pazienti psichiatrici, i socialisti, i comunisti, i sindacati, gli anarchici, i pacifisti. La pensano così anche i passeggeri dello Zeppelin.
Ma la pensa così anche Bruno Brückner?

Un libro che è un appello appassionato contro il fanatismo di allora. E di oggi.
Con il fiato sospeso per 185 pagine.

Samir Machado de Machado, Il crimine del buon nazista, Sellerio, € 14

La lingua val bene uno Strega

Quale legame esiste fra la lingua, le lettere dell’alfabeto, le parole e la nostra esistenza? Che cosa evocano, che significato immediato o recondito ci ispirano?

Esiste un legame segreto tra le due linee sinuose lungo cui si snoda la nostra vita. E l’incipit/indizio ci indica come affrontare questo libro: Autobiogrammatica di Tommaso Giartosio, inserito nella cinquina (ormai sestina) del Premio Strega 2024.

“La pasta a forno con i peperoni era croccante quanto la parola croccante, era untuosa come untuosa. Tu che leggi, pronuncia queste due parole a voce alta prima di proseguire, così sappiamo di costa stiamo parlando. Fatto? Andiamo”

Un libro saggio, un romanzo-diario di formazione lungo i vorticosi anni settanta, un azzardo riuscito in cui la famiglia è protagonista. Lessico famigliare…privato, che fai i conti con i sentimenti, con la difficoltà a trovare le parole per l’amore, l’amicizia, il lutto, la gioia.

“Adolescente, dopo tutto, era un participio presente. Indicava qualcosa di provvisorio, tirato per le lunghe…qualcosa di destinato ben presto a concludersi. Ricordo lo shock quando mi resi conto che il corrispondente participio passato era adulto.”

La lingua, in Autobiogrammatica, è dunque l’origine della coscienza, del mondo, da cui discendono affetti, identità e il suo contrario. Solo se parliamo o scriviamo possiamo dare un senso a ciò abbiamo vissuto. Le parole sono l’evidenza dell’esistenza, se non abbiamo la parola per dire di una cosa quella cosa non esiste o non esiste ancora.

Molte cose invece esistono in questo libro, perché molte sono le parole, molte le lingue di oggi e di ieri (il greco che bello!). Una lettura davvero godibile, vertiginosa per chi ama sentire, capire, scoprire. E se fosse questo lo Strega 2024?

Tommaso Giartosio, Autobiogrammatica, minimum fax, € 19

Italia criminale

Roberto Casalini ci propone un racconto peculiare del nostro Paese: le decine di crimini privati e pubblici dall’Unità, dal 1860 a oggi. Brutalità primigenia, la definisce l’autore, fin dai delitti che accompagnano la nascita dell’Italia fra garibaldini, piemontesi e briganti. Storie nere, omicidi, violenze, stragi: non ci siamo risparmiati nulla.

Il Paese degli slanci generosi, della creatività, della “industriosità” è anche il Paese degli ipocriti e dei violenti, dei corrotti e dei traditori. La storia d’Italia è anche una storia criminale.

Dall’uccisione del padre di Giovanni Pascoli (sulla la cavallino storna…) al freddo assassinio dell’editore Raffaele Sonzogno del 1875, alla maestrina suicida perché molestata dal sindaco e diffamata con l’accusa di aborto (non vi ricorda un certo Paese bigotto affamato di virtual porn?) nel 1886, alla Isolina fatta a pezzi dagli alpini a Verona nel 1900, innumerevoli e spaventevoli sono gli atti di ferocia particolarmente accaniti contro donne, bambini, malati, fragili.

Nel secolo breve di 2 guerre mondiali e una dittatura al tempo stesso feroce e ridicola, l’orrore si amplifica ma va taciuto. Il regime fascista non ama la cronaca nera, al massimo 30 righe per notizia impone il MinCulPop. Di nero ce ne già abbastanza: i delitti Matteotti, Don Minzoni, i depistaggi del feroce gerarca Farinacci quando scoppiano bombe, le stragi in Etiopia, Albania e Grecia, le stragi nazifasciste.

Non va meglio nel Dopoguerra. Certo sono anni di ricostruzione, di affrancamento dalla povertà, di drastica riduzione dell’analfabetismo ma subito dopo la guerra c’è spazio anche per le vendette personali, spesso ammantate di giustizia, di partigiani in armi, per le bande violente che rapinano e uccidono, per i mafiosi “in erba” che già gettano ponti fra l’Italia e gli Stati Uniti e per scandalosi delitti eccellenti: il caso Montesi, il delitto Fenaroli…

“La Borsa nera prospera, la povertà esaspera il conflitto sociale, gli omicidi si impennano: era 564 nel 1939, nel 1946 erano diventati 5776. Scenderanno negli anni successivi, ma lentamente: nel 1951 sono ancora 2176 e per contarli sotto i mille, a quota 837, bisognerà attendere il 1953 ” (n.d.r. nel 2023 sono stati 330 con una popolazione di 12 milioni in più)

Il boom economico e la stagione dei diritti fanno fare un salto di civiltà e di benessere mai visto ma aprono anche la stagione dei cadaveri eccellenti, delle stragi, del piombo quasi che l’evoluzione democratica del nostro Paese dovesse essere tarpata, avvelenata, bloccata.

Delitto Mattei, piazza Fontana, Italicus, piazza della Loggia, loggia segreta P2, Roberto Calvi, stazione di Bologna, Ustica, delitti Calabresi, Moro, Bachelet, Tobagi, i giudici Amato, Galli, Alessandrini… per arrivare ai delitti di mafia, ai cadaveri eccellenti, alle stragi di Falcone e Borsellino, ecc, ecc, ecc.
Per quasi tutti verità a metà, depistaggi, stato e servizi segreti deviati.

Ai fatti pubblici si alternano sempre quelli privati con il familismo infernale, l’individualismo che si guarda l’ombelico, la noia, il patriarcato omicida finalmente riconosciuto come tale, il razzismo sdoganato: via Poma e Simonetta Cesaroni, il delitto dell’Olgiata, Gucci, la suora e le sataniste di Chiavenna, Raffaella Castagna e Olindo e Rosa, Chiara Poggi, Stefano Cucchi, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Luca Varani torturato e ucciso da rampolli della media borghesia romana, Willy Monteiro Duarte massacrato dai bombati fratelli Bianchi e, anche se nel libro non c’è (non era ancora successo) Giulia Cecchettin.

Un resoconto puntuale, impietoso di un Paese abitato non solo da brava gente, a cura di un autore capace di dedicare senza omissioni 2/3 pagine per ogni evento criminale, senza indugiare nella retorica o nel voyerismo ma pervaso da una vera passione civica: un libro che si legge senza intoppi, una lettura dura ma necessaria. Per capire chi siamo.

“A lavoro concluso, mi rendo conto di aver privilegiato soprattutto i delitti che rivelano il cuore di tenebra del carattere italiano, se carattere italiano esiste; la brutalità che riaffiora anche nella modernità avanzata, come se la civile convivenza fosse soltanto una vernicetta che si scrosta rapidamente una buccia sottile che racchiude una polpa velenosa”

Roberto Casalini, Sangue italiano, Neri Pozza,€ 20

Archeologia ovvero le storie non raccontate dalla Storia

Magna Grecia il luogo dove avvennero gli incontri fra i Greci e gli Italici hanno costruito la vita quotidiana delle genti del I millennio a.C.

Da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, da Crotone e Venosa fino a Caulonia, Massimo Osanna, l’archeologo che ha rivoluzionato (e salvato) Pompei ci consegna un libro appassionante fatto di parole, immagini, citazioni e una sontuosa bibliografia.

Un libro che è un viaggio storico, filosofico, geopolitico e una guida imperdibile del Sud d’Italia continentale, per chi voglia visitare Basilicata, Calabria e Campania.

Viaggio geopolitico perché ribalta il concetto di colonia dell’Impero Romano e del colonialismo moderno, definendosi come apoikia ovvero lontano da casa , apo (allontanamento) e oikia (residenza originaria)

“Le colonie greche non nascono per essere sfruttate dalle élite delle terre di provenienza, non nascono per drenare risorse a favore delle terre di origine, non danno vita ad un impero…Tra Sparta e Taranto, tra Elice di Acaia e Sibari non sussiste alcun legame politico o economico, e altri saranno i rapporti che resteranno vivi e vitali nel tempo, come i legami religiosi e culturali”

La terra promessa degli antichi Greci viene piuttosto ibridata, viene abitata in un processo dinamico che nell’incontro con le genti locali dà vita a un “mondo nuovo”, trasforma il paesaggio. Perché i paesaggi non sono mai (completamente) naturali bensì (anche) culturali.

Via mare arrivano persone, merci, oggetti, saperi che si fondono che le terre di approdo. L’archeologia è la scienza che restituisce voce a oggetti e strutture mute. I reperti consentono di narrare le storie di quelle persone e di quei popoli. E tale narrazione viene sviluppata con precisioni nei diversi siti archeologici, nei Parchi e nei musei, leggendo le tombe.

“Nel presentare tratti delle culture (greche? italiche? o piuttosto ibride!) – che siano architettonici, artistici, comportamentali, etici, emotivi, ecc – l’operazione che ho cercato di fare è quello di decodificare nessi (materiali e immateriali) esistenti nelle cultura che hanno lasciato traccia di sè”

Strutture delle case e oggetti che ci parlano di banchetti, il passaggio da non città alle città con nuove definizioni di luoghi di culto e di potere, mezzi e processi di produzione, simboli dello stratificarsi di culture dal Vicino Oriente all’Italia del Sud, della mobilità delle genti, dei contatti e degli incontri.

Senza mitizzare tali incontri, non scevri da sopraffazione e violenza, essi però ci interrogano su modi diversi e possibili di migrazioni e ridefinizioni di identità. L’archeologia parla dell’oggi.

La bellezza di luoghi e cose, la loro “consistenza” stimolano la ricerca sul mondo classico e ci dicono che “la storia è sempre storia contemporanea” (cit. Benedetto Croce).

Massimo Osanna, Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia. Rizzoli,€ 25

Uno spettro si aggira per l’Europa

Un’Europa che scivola nel “precipizio di una nuova stagione buia” dell’umanità. Non usa mezzi termini Paolo Rumiz, in questo libro-pamphlet. Lui, nato sulla linea inquieta di Trieste, vera e propria faglia di Sant’Andrea della storia, ci invita alla lotta con le parole. In una notte insonne in cui da mezzanotte alle 6 di mattina, ogni ora scandisce racconti inquietanti di una pandemia insidiosa, peggiore di quella vissuta con il COVID19 da cui evidentemente non siamo usciti migliori: quella virus nazionalismo, dei muri, delle paure.

A pochi giorni dalle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2024, temiamo l’onda nera che potrà travolgere la nostra bella e confortevole Europa. Civilissimo luogo dove pure si sono consumate le violenze più efferate, che pure ha commesso le violenze più efferate fuori dai propri confini. Ma da quasi 80 anni noi, che in Europa viviamo, abbiamo goduto di diritti come in nessuna altra epoca o luogo della Terra: pace, salute, scuole, avanzamento dei diritti civili, libertà di espressione, di spostamento fino all’ideale abbattimento delle frontiere. Eppure…

Eppure agitatori di folle lautamente sponsorizzati da dittature, potenti miliardari, organizzazioni criminali trasformano i pregi in difetti, il coraggio in paura: degli immigrati, dell’Islam, della libertà delle donne e del mondo arcobaleno, dei diritti per tutti, la paura di perdere il poco o il tanto che abbiamo.

Chi finanzia i sovranisti europei? Azzardo uno schema elementare su un foglio di carta a quadretti. Primo. Nei loro proclami le destre attaccano sempre in parallelo i rappresentanti della società aperta e i sostenitori delle energie rinnovabili. Secondo. La strategia di attacco alla Green Economy… è quella di scegliere un obiettivo, se possibile il più qualificato, lo si studia, si individua un punto critico anche minore, lo si isola con la lente di ingrandimento, poi si dà il via libera alla demolizione. Terzo. E’ ampiamente provato c…che i petrolieri reclutano volonterosi sostenitori delle energie non rinnovabili, affinché taccino la green economy di incompetenza ed elitarismo… E’ verosimile che i petrolieri finanzino i partiti di destra, reclutandoli nelle loro crociata

La pervasività della rete, dei social fa il resto. False affermazioni diventano verità da diffondere. Cialtroni improvvisati costruiscono complotti, raccolgono seguaci-followers, guastano la dignità delle persone. False affermazioni spesso seguite da smentite. Ma le prime raccolgono centinaia di migliaia di visualizzazione, le seconde poche migliaia. Il brutto, il negativo, l’orrido vendono di più.

E poi ci sono le guerre che dal 2022 arricchiscono, più di prima, mercanti d’armi (pardon imprese della difesa), lobbisti, giornalisti compiacenti e incompetenti, politici “a disposizione”.
Dall’Ucraina alla Russia, dalla Palestina a Israele, i morti sono ormai decine di migliaia. E però con pesi e considerazioni diverse. Le orrende fosse comuni di Bucha richiamano le von der Leyen di turno, mentre i massacri di Gaza a stento li vediamo. Perché Israele ha vietato l’accesso alla stampa libera e quella che c’è la uccide. Questo è un doppio standard che rende sempre meno credibile la democratica Europa, piega la patria dei diritti umani alle esigenze di una realpolitik arida e e senza prospettiva.

E’ una situazione in cui le destre, il fascismo, le xenofobia sguazzano, oggi al servizio del capitale liquidissimo, ” digitalissimo” e, vero padrone del mondo, senza oppositori. Nell’ora più fredda della notte Paolo Rumiz pare accendersi di rabbia: che aspettano le sinistre ad ascoltare le paure delle periferie, dei contadini, dei precari, e di una sconfinata solitudine che sta assediando le persone, consegnandole alle idiozie di TV e rete?

Quante parole di sinistra sono entrate nel linguaggio di destra che tenta di impadronirsi persino di Gramsci, morte nelle patrie galere fasciste? E allora che la sinistra faccia lo stesso, si impadronisca di luoghi, simboli, parole d’ordine della destra per rovesciarle. Sapendo che ragione, dati e fatti in questo momento storico non bastano: alla paura di pancia si risponda con il cuore dell’emozione, con la potenza intatta delle parole, dei racconti.

Verso l’alba quando la luce dell’Est si affaccia al nuovo giorno, Rumiz trova bagliori di partigiana resistenza come quella di Mario che si è comprato una Casa del Fascio in Veneto per riempirla di cultura, musica, libri. in compagnia delle/degli indomabili che dalla Polonia all’Ungheria, dalla Germania alla Catalogna, trovano parole che invitano alla lotta. Basta piagnistei, gìù la maschera di Cassandra. E’ tempo di una “finest hour”.

“Dai che spunta il sole…il corpo esulta; passo, respiro e battito cardiaco si sincronizzano…presto sarà il tempo delle primule. Da un lato i colori forti del Mediterraneo, dall’altra quelli pastello dell’Europa continentale”

Paolo Rumiz, Verranno di notte, Lo spettro delle barbarie in Europa, Feltrinelli, € 16

Il mio dolore è il tuo dolore

Il dolore di Cristina Rivera Garza, premio Pulitzer 2024, è quello per la sorella Liliana, vittima di un femminicidio nel 1990 a Città del Messico ad opera del fidanzato che voleva lasciare. Aveva 20 anni e dentro “un invincibile estate”, voleva andare a Londra per un Master in Architettura.

Sognavo che l’assassinavano e, quando mi svegliavo con il fiato corto, il sudore sulla fronte e un peso sul petto, scoprivo che la realtà era molto peggiore. Liliana non era con me. Liliana era sottoterra da trent’anni

30 anni dopo, a partire dalle carte di Liliana, dalle indagini dell’epoca e dalle testimonianze di amici e familiari, Cristina Rivera Garza ricostruisce la storia della sorella, storia e dolore personale, storia e dolori universali. Il Messico detiene primati terribili su femminicidi e violenza contro le donne. Ma man mano che aumentano le denunce, che il velo viene squarciato, ovunque nel mondo ci imbattiamo nello stesso canone: donne giovani o meno giovani che prendono in mano la propria vita, che vogliono liberarsi da destini segnati e vite segnate dalla violenza, che vogliono autodeterminarsi e per questo vengono assassinate. E così era Liliana, giovane e brillante, decisa a lasciare quel fidanzato possessivo che non le dava tregua, per vivere libera e sperimentare emozioni ed esperienze mai vissute prima.

Nel ricostruire la vita della sorella, l’autrice si muove con agio fra diversi registri stilistici: prosa, poesia, lettere, testimonianze, articoli di cronaca. Gli scritti della sorella si intrecciano ai suoi. La narrazione si decostruisce per fondere gli archivi pubblici con quelli personali.

Una giovane studentessa di architettura è stata trovata assassinata per strangolamento nel piccolo appartamento che affittava nella zona nord della città, la polizia cerca l’assassino fra i suoi amici. Liliana Rivera Garza, vent’anni, si trovava presso il suo domicilio in Calle Mimosa Pasteros…

Liliana 30 anni dopo la sua morte rivive in questo vero e proprio memoir che è anche narrazione di come il lutto che ha colpito l’autrice, l’abbia trasformata nella persona, nell’intellettuale, nell’attivista di oggi. Affinché il suo dolore non sia più solo il suo ma quello di tutte noi.

Cristina Rivera Garza, L’invincibile estate di Liliana, Sur, € 19

La Russia è sorprendente

Edward Snowden, esule nordamericano, il più famoso whistleblower del mondo, ex CIA e consulente naturalizzato russo la definisce così. E così appare la Russia nel reportage di viaggio, pre-invasione dell’Ucraina, di Stephan Orth.

In un’epoca in cui nazionalismi, sciovinismi, fascismi escono dalle fogne della Storia, questo libro ci parla di persone, culture, musiche fornendoci un ritratto contemporaneo di un Paese immenso, lontano da Putin e dalle equivalenze idiote del decadente Occidente.

Orth è un autore tedesco che viaggia couchsurfing ovvero soggiornando nelle case di persone locali per ottenere un’esperienza più autentica e diretta del paese visitato. L’industria turistica se ne è appropriata ma nel suo viaggio in Russia, Orth ci propone l’approccio originale e uno sguardo personale sulle persone che incontra e le “stanze” e i “divani” dove dorme.

Lontano dai cliché e dalle rappresentazioni mediatiche spesso negative, vediamo la Russia di Mosca e San Pietroburgo ma anche di Grozny nella tormentata Cecenia, Volgograd (ex Stalingrado), Ekaterinburg, del lago Bajkal e Irkutsk, della la Siberia fino a Vladivostok. Splendore delle cupole d’oro e super brutalismo sovietico, foreste infinite e super sfruttamento dell’ambiente naturale, party e feste come solo i russi sanno fare (molto alcoliche…), simboli religiosi del mondo intero: ortodossi, cattolici e sette cristiane, un’enorme statua del Buddha, sciamani, statue di sciti a cavallo. Visi e tratti somatici dell’Asia intera.

Uno dei temi ricorrenti è l’ospitalità dei russi. Nonostante le difficoltà economiche e politiche, Orth ci parla delle molte persone che aprono le loro case e condividono quello che hanno. E’ la Russia calda e e accogliente. Perché

La Russia non si può comprendere, e nemmeno misurare con la ragione. Ha il suo volto particolare. Nella Russia si può solo credere.

Fedor Tiutcev, poeta del XIX secolo.

Che la guerra finisca, che Putin sparisca, che le porte si aprano affinché si possa viaggiare nella meravigliosa Russia.

Stephan Orth, La Russia dietro le porte chiuse, Keller, € 18,5

C’è del marcio in questo Paese

Questo Paese è l’Italia, questi paesi sono Merate, Valmadrera, Milano, Brescia, Prato, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Cesenatico e la Romagna, Roma e un po’ di Puglia: ovunque corruzione, malaffare, avidità, stupidità, traffico di essere umani.

Ci sono ex carabinieri e poliziotti diventati pedine di servizi segreti privati, finte cooperative che forniscono manodopera a imprenditori italiani e cinesi, disposti a eliminare i sindacalisti scomodi, “stimati” professionisti che fanno girare, ripuliscono, ricollocano denaro: tutti ruotano intorno all’operazione Trudy.

Trudy è il nomignolo che la NSG, la Novo Security Group, ha affibbiato a Ludovica Baroni, ex commessa sposata con un rampollo della ricca e operosa Brianza, mal digerita dalla famiglia di lui, tradimenti quasi a tutto pur di conservare la bella vita che si è guadagnata. anche i tradimenti seriali del marito, il commercialista Federico Riva. Che un giorno scompare. Convinta di una fuga con una delle sue numerose amanti, Ludovica pare non preoccuparsi e va in vacanza a Cesenatico. Ma nemmeno i suoi amici e soci in affari, nemmeno Rossella Panzeri, che con Federico è in rapporti strettissimi. Nessuno.

Nessuno tranne il “dottore”, Gianantonio Farina, che anni prima, dopo aver chiuso un occhio sull’omicidio efferato di due agenti ,è stato reclutato con soddisfazione reciproca proprio dalla NSG.

Cambio di scena: a San Pietro al Ponte il sindacalista Ferruccio Sabatini giace a terra dopo il pestaggio selvaggio dello stupidissimo Alex Semeraro, dipendente della Toscana Security affiliata alla NSG che ha superato i limiti del committente, un imprenditore cinese stufo delle “intemperanze” sindacali. Ferruccio viene ridotto a un vegetale, sotto casa sua e della, moglie Serena Gori, insegnante e anche lei sindacalista.

Due mondi separati, due vicende diversissime che ad un certo punto si incrociano. Ludovica capisce che la scomparsa del marito è legata ai suoi “affari” pubblici e…privati (!), quelli con Rossella Panzeri. Serena Gori non è disposta ad archiviare l’aggressione al marito.

Un’alleanza inedita fra le due donne, fra fiducia e affetto. Voglia di cambiare pagina, voglia di giustizia.

Una boccata di aria fresca si insinua in questo giallo di Massimo Carlotto decisamente alla Carlotto, nerissimo e senza speranza, come il Paese in cui si svolge. A meno che due donne…

Massimo Carlotto, Trudy, Einaudi, 18€

Geniale non basta

Mostri. E’ davvero lunga la lista di artisti (e artiste!) che Claire Dederer, scrittrice e giornalista del NYTimes, redige per affrontare temi attuali e tentare di rispondere a una domanda: possiamo amare le opere di una persona che ha fatto cose orribili?

Ok sono geniali ma hanno stuprato bambine o desiderato farlo, hanno picchiato le proprie compagne, hanno abbandonato i figli, professato apertamente idee razziste, schiaviste, antisemite.

E che differenza c’è fra il mostro maschile e quello femminile?

Roman Polanski, Woody Allen, Michael Jackson, J.K.Rowling, Pablo PIcasso, Ernest Hemingway, Richard Wagner, Virginia Woolf, Willa Cather, Vladimir Nabokov, Carl Andre, Ana Mendieta, Doris Lessing, Joni Mitchell, Valerie Solanas, Sylvia Plath, Raymond Carver, Miles Davis: uomini e donne la cui arte ammiriamo tutte e tutti si sono macchiati di comportamenti discutibili o, per gli uomini, di veri e propri crimini

Dederer dedica poche pagine a ciascuno di loro, sufficienti per mettere sale sulle contraddizioni che si aprono anche in noi. Sapevate che Virginia Woolf, era antisemita, tanto da chiamare il marito ebreo Leonard, il mio ebreo? Ma come la Virginia che tanto amiamo, da tempo passata dalla condizione di artista a quella di personaggio-rockstar?

Il primo capitolo del libro è dedicato a Roman Polanski, regista di capolavori cinematografici, protagonista in vita di orrori che portarono via, prima la sua famiglia, nei lager nazisti e poi la moglie uccisa dalla banda di Charlie Manson, ma anche uno che sodomizzato, dopo averla drogata, una tredicenne.

Come può l’autrice, che è anche critica cinematografica, continuare ad amare i suoi film? A partire da questa domanda, non teorica bensì derivante dalla propria esperienza, che i capitoli del libro si addentrano nelle mostruosità che hanno costellato la vita di Picasso, predatore e sfruttatore seriale di donne, meglio se giovani, nel maschilismo violento di Hemingway, nell’antisemitismo insopportabile di Wagner che si chiede perché “la personalità e l’essenza degli Ebrei suscitano in noi un’involontaria ripugnanza”! Violenza di artisti maschi legata alla loro grandezza. Impulso e libertà estrema. Quasi una giustificazione-spiegazione.

Non è lo stesso per le artiste donne: non per Solanas che spara a Andy Warhol, per Joni Mitchell o Doris Lessing che preferiscono la carriera creativa a figli e famiglie, Plath sceglie il suicidio. Macchie ben diverse forse nemmeno mostruose ma che non sono considerate segno di forza creativa bensì di fragilità e pazzia.

Quanti temi contemporanei e così appassionanti per il primo libro di una nuova avventura editoriale nata dalla collaborazione fra Iperborea e il Post. Un esordio davvero spiazzante.

Claire Dederer, Mostri, Altre cose Iperborea, 20€